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perché

Chiediamoci il perché

Perché abbiamo lasciato che accadesse?

Ed abbiamo permesso che si realizzasse la globalizzazione?

Perché

Il fenomeno causato dall’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali ha portato, come ci ricorda Wikipedia, all’interdipendenza delle economie nazionali e, quindi, anche a interdipendenze sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, unendo commercio, le culture, i costumi, il pensiero e beni culturali.

Wikipedia ci dice anche che tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni (1), l’opportunità di crescita economica (2) per nazioni a lungo rimaste ai margini dello sviluppo economico mondiale, la contrazione della distanza spazio-temporale e la riduzione dei costi per l’utente finale (3) grazie all’incremento della concorrenza su scala planetaria.

Gli aspetti negativi sono il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy (4).

Ma perché?

Perché lo abbiamo permesso? Ci abbiamo rimesso tutti. Ci rimetteremo ancor di più, sempre di più.

(1) Le informazioni non sono un bene, sono un male, ci uccidono, piano piano. Ci fanno vivere nel terrore: il terrore del ROM, dei ladri d’appartamento, del vicino di casa, dello straniero, del terrorista Islamico.

Ci bombardano di notizie, dicendoci quello che vogliamo sentire, senza dirci quello che dovremmo sapere. Dovremmo chiederci perché certe cose succedono e di chi facciano il gioco. Ma non lo facciamo, non ce lo chiediamo, ne vogliamo saperlo.

(2) Anche la favola dei paesi in via di sviluppo è finita. Non ci sono paesi che si stiano sviluppando. Ma ce ne sono in recessione, dove tutti continuano a star peggio. Molti sopravvivendo in condizioni terribili.

Ma anche i paesi sviluppati e ricchi recedono. Recedono economicamente per le crisi artefatte, per la concorrenza interna di manodopera disposta a tutto per lavorare. Recedono per gli scandali, bancari, economici politici. I crack non vengono più pagati da chi li genera ma dalla popolazione, giustificandoli con le scuse più più banali. Quel 10% della popolazione che possiede il 90% della ricchezza non è disposta a pagare, mai.

(3) Anche la storiella della riduzione dei prezzi, grazie alla globalizzazione, non ci migliora la vita. Non facilita il consumo dei beni. I prezzi scendono se e per la diminuzione dei costi, che non viene da riduzioni di prezzo delle materie prime ma dalla riduzione dei salari (reali) e dei diritti.

(4) Gli aspetti negativi,invece, si sono verificati tutti e molto più incisivi di come teorizzato.

Ma come abbiamo fatto ad accettarlo?

Ma chi ce lo ha fatto fare?

Mha!

Ceppoduro

2 centesimi

Il governo ha messo un’imposta

2 centesimi (medi) su ogni sacchettino che si usa al reparto ortofrutta dei supermercati.

E’ il risultato dell’applicazione di una norma Europea (Direttiva UE 2015/720) che obbliga i paesi membri a dotarsi di regole che ne limitino l’utilizzo.

2 centesimi

E’ stata l’occasione per i detrattori di Renzi-Gentiloni-PD per scatenarsi sui social e non solo. Ma quale è il significato di questa manovra? Cerchiamo di capirne di più.

Scopo della direttiva Europea è ridurre l’utilizzo di buste di plastica leggere, non biodegradabili. Un materiale che nuoce gravemente all’ambiente a causa dei lunghissimi tempi di degradazione, all’accumulo dei detriti nel sottosuolo, nei fondali marini ecc.

Infatti la norma cita nelle premesse:

“Gli attuali livelli di utilizzo di borse di plastica si traducono in elevati livelli di rifiuti dispersi e in un uso inefficiente delle risorse.
Il problema è inoltre destinato ad aggravarsi in assenza di interventi in materia. La
dispersione dei rifiuti costituiti da borse di plastica si traduce in inquinamento ambientale e aggrava il diffuso  problema dei rifiuti dispersi nei corpi idrici, minacciando gli ecosistemi acquatici di tutto il mondo.”

E

Di conseguenza, le borse di plastica in materiale leggero diventano più rapidamente
rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero  Continua descrivendo il basso tasso di riutilizzo ed il largo impiego di tali oggetti ed invita gli stati membri.

Cosa consiglia di fare agli stati membri la direttiva?

Al fine di favorire livelli sostenuti di riduzione dell’utilizzo medio di borse di plastica
in materiale leggero, gli Stati membri dovrebbero adottare misure per diminuire in modo significativo l’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, in linea con gli obiettivi generali della politica sui rifiuti e con la gerarchia dei rifiuti dell’Unione…

Inoltre

Le misure che devono essere adottate dagli Stati membri possono prevedere l’uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nella riduzione dell’u­tilizzo di borse di plastica, e di restrizioni alla commercializzazione, come i divieti in deroga all’articolo 18 della direttiva 94/62/CE, purché tali restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie.

Suggerisce,

Tali misure possono variare in funzione dell’impatto ambientale che le borse di plastica in materiale leggero hanno quando sono recuperate o smaltite,…

Percui

Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici oppure se il loro uso previene la produzione di rifiuti alimentari.

e

Gli Stati membri possono utilizzare liberamente i proventi generati dalle misure adottate in virtù della direttiva 94/62/CE allo scopo di realizzare una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.
Riassumendo possiamo dire che la legge Europea recepita dall’Italia con la tassa sui sacchettini, si ripromette di ridurre l’impatto ambientale di borse e  “borsine” di plastica non biodegradabili.
Per il raggiungimento dello scopo permette ai membri di adottare politiche economiche di prezzo o di tassazione prescrivendo di utilizzare liberamente il ricavato allo scopo di ridurne l’utilizzo (delle borse non delle tasse).
 2 centesimi

Che cosa ha fatto il nostro governo

Che cosa ha fatto il nostro governo con l’avallo del nostro parlamento?
Oltre a misure precedenti sulle borse di plastica leggere ha vietato l’uso di sacchetti ultraleggeri  nei reparti frutta e verdura se non biodegradabili, ed ha tassato quelli biodegradabili che li sostituiscono.
La tassa è minima, cosa volete che influisca la tassazione  alcuni sacchetti in cui imballiamo frutta e verdura sfusa sul prezzo dei generi presenti nel carrello? Pochi centesimi su molti Euro. Ma a livello nazionale l’esborso deve essere significativo.
E’ evidente che lo scopo della legge sia fare cassa.
Se fosse stato quello di ridurre l’uso di sacchetti di plastica, sarebbe già stato raggiunto con il divieto ad utilizzarli. Sostituendo con plastica biodegradabile, dovremmo aver risolto anche il problema dell’inquinamento.

2 centesimi

La riduzione dei consumi, che una tassa o un’addizionale sul prezzo dovrebbe favorire, non è efficace per i sacchetti dell’ortofrutta, obbligatori.
Quindi la tassa non ci invoglierà a consumarne di meno, a meno che non acquistiamo la merce preconfezionata, che ha molta più plastica nell’imballo e molto più pericolosa per l’ambiente. Ad esempio la vaschetta in polistirolo che fa le palline di cui son ghiotti pesci e volatili, ma che poi non riescono, purtroppo, a digerire.
Questa tassa serve solo ad aumentare le tasse in genere, anche se di poco, invece di diminuirle.
 2 centesimi

2 centesimi

2 centesimi. Se non si cercavano soldi, bastava il divieto delle plastiche normali, non biodegradabili e l’ambiente ne avrebbe giovato allo stesso modo.
Probabilmente in ossequio alla direttiva o per semplice riconoscenza, vedrete che parte di questa raccolta fiscale della nuova tassazione, sarà impiegata in campagne pubblicitarie che ci raccomanderanno di non gettare i sacchettini nel water o di non fare qualche altra stupida bischerata.
Spot che passeranno in tutte le radio-televisioni.
Speriamo solo che i soldi raccolti con la tassa bastino per pagare quest’obolo.
Giancarlo

Diciottenni

Gennaio 2018

Diciottenni, oggi abbiamo diciottenni che andranno a votare a Marzo, invece di andare in guerra come quelli del secolo scorso.

Negli ultimi settanta anni abbiamo avuto il più lungo periodo di pace della storia dell’uomo.

Assieme ad altri diritti i nostri diciottenni potranno esercitare quello del voto.

Diritti non scontati, non regalati, conquistati, dai nostri padri, dai nostri nonni, anche quelli morti in quelle guerre che non abbiamo più fatto.
Diritti che dobbiamo difendere perché, naturalmente, cercano continuamente e cercheranno ancora di toglierci.

Questo ha detto il presidente…

Questo è in parte quanto detto dal capo dello stato nel suo discorso di fine anno. Bravo Dottor Mattarella, sono molto contento di queste sue parole. Tant’è che voglio dire ai diciottenni di oggi di continuare a fare come quelli di ieri, andare a votare chi questi diritti NON glieli ha tolti ne sembra intenzionato a farlo.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog di questi diritti.

Ma come capire chi ci garantirà i diritti e chi vorrà toglierli?

Non crederemo mica a tutte le promesse elettorali? Ne che un politico vorrà dirci la verità sulle sue intenzioni?

E allora?

Quante domande.

Intanto non fidatevi di chi prometterà l’impossibile.

Non potremo continuare così per sempre, dovremo rivedere il nostro stile di vita. Dobbiamo ridurlo, ma non per consumare meno, dovremo solo consumare meglio.

Basta telefonini, basta cibi esotici, basta usare l’auto, basta sprecare, basta accontentarsi di prodotti scadenti alla moda, basta spendere poco.

Oggi potremmo avere tutti tutto di qualità al giusto prezzo.

diciottenniDiciottenni votiamo

Allora votiamo per chi non ha bombardato nessun tiranno, per destabilizzare l’area. Chi non ha attentato alla nostra Costituzione, per trarne facili vantaggi. Allora votiamo per chi non ha destabilizzato il mondo, per chi quella Costituzione l’ha difesa.

Votiamo per chi non regala i nostri soldi a lobby bancarie, industriali o di servizi. Allora votiamo per chi non ci ha tolto neppure un diritto, o un articolo di statuto, anche se continua a ricordarci i nostri doveri. Come quello di pagarle le tasse, in base alle proprie capacità. Quello stesso che però non si mette in tasca quei soldi come fossero suoi o li regala ai suoi amici come non fossero nostri.

Ceppoduro

Dati ISTAT 2017

E’ stato pubblicato i comunicato congiunto sui dati congiunturali.

Dati ISTAT 2017.

Dati ISTAT 2017

Rispetto a quello dello stesso periodo del 2016 ne sembra la fotocopia ed i dati riportati sono anch’essi opinabili.

Leggete qui il sito del governo e qui il PDF del testo.

Opinabii.

Intanto si propaganda chela disoccupazione continui a calare:

Il tasso di occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,1%, in crescita di due decimi di punto rispetto al trimestre precedente.
DUE DECIMI DI PUNTO!
Cresce solo il lavoro dipendente  550 mila unità lavorative Il 10% di nuove assunzioni in più rispetto alle cessazioni.
E questo non è detto sia un bene! Questo dieci in più ha tutele in meno?
Ma il comunicato rivendica la crescita continua del lavoro dipendente da sei trimestri ininterrottamente.
Il numero di lavoratori a chiamata o intermittenti nel terzo trimestre 2017 mostra una nuova forte crescita (+77,9%) iniziata dal secondo trimestre (+75,6%), soprattutto a seguito dell’abrogazione del lavoro accessorio (voucher).
Insomma hanno smesso i voucher sostituendoli con il JOB ON CALL, la sostanza non cambia, anzi peggiora, se ne fanno di più.
Analogamente prosegue il significativo aumento del numero dei lavoratori somministrati (+23,8% nel terzo trimestre 201)
Anche qui un successone, si tratta di lavoro interinale: qualcuno ti assume per lavorare per un altro, una triangolazione disumana. Possiamo definirla “riduzione in lavoro”? non so, ma a me rende l’idea.

Diminuiscono

Diminuiscono gli infortuni ed anche i morti sul lavoro, di poche unità, e sempre troppi per essere accettabili 213, circa un morto per ogni giorno lavorato.

 A leggere il documento Dati ISTAT 2017 va tutto bene:

Dal lato dell’offerta, che include tra gli occupati tutte le forme di lavoro autonomo e alle dipendenze, nel terzo trimestre 2017 l’occupazione stimata al netto degli effetti stagionali dalla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat è pari a 23 milioni 74 mila persone, in crescita sia su base annua (+1,3%, +303 mila) sia sul trimestre precedente (+0,3%, +79 mila).

Ma come si fa a spacciare per successo un +1,3% annuo?
0,… sul trimestre?
Ma come si fa a considerare accettabile un morto sul lavoro al giorno?
Coma si fa?

Ceppoduro

Ma si può?

Mi chiedo

Ma si può?

Ma si può lucrare sul gioco d’azzardo?

Si! Si può! E’ osceno, ma si può. Si fa, lo fa il governo, o il suo ministro preposto, che incassa gratta e vinci, lotto e lotterie.

Lo fanno in tanti, produttori e concessionari di VLT ed altri terminali di vario tipo. Baristi e tabacchini, gestori delle infernali macchinette. A volte guadagnano fior di quattrini. Non che profumino ‘sti fiori, ma nemmeno puzzano, come ribadisce il proverbio, per cui…

Ma si sa, il vizio è brutto, e non è che con il proibizionismo si risolva qualcosa, anzi.

Meglio non proibire, meglio far giocare questi poveri cristi e attendere che smettano o muoiano e poi basta non ci saranno più giocatori, ne gioco. Non possiamo lasciare che dei privati mettano su un sistema clandestino e illegale. Sistema pericoloso, che alimenterebbe il vizio e farebbe proliferare i giocatori.

Ma si può?

Meglio di no.

Meglio sia lo stato a gestirlo, come il fumo, come l’alcool, come le tasse. Sì! Perché di tasse si tratta. Vuoi giocare? Invece di pagare il pizzo allo scommettitore clandestino, pagalo al tuo stato, sii bravo, sii buono, gioca, divertiti, saremo sempre con te.

Un business, che in inglese si traduce affari, facciamo un sacco di affari.

Ma si sa, per fare affari bisogna investire, stampare gratta e vinci, tanti gratta e vinci. Tanti tanti.

Lottomatica ne ha in giro 24 tipi diversi da 1 a 20€, passando per 2, 3, 5, 10€ il tagliando, con vincite che vanno da 1 a 7.000.000€.

Vincite…

Vediamo?

Vediamo.

Prendiamo i grattini da un euro, quelli da ragazzi, che tanti si vergognano a comprare, che sembrano poveri a spender così poco.

Costo del biglietto:1Euro – Vincita massima: € 10.000
Altri premi (in euro): 1-3-5-10-20-50-100-500-1.000
Percentuale di vincita:Il 26,05% dei biglietti è vincente.
Guardiamo ora le vincite.
 ma si puòIntanto si scopre che i biglietti stampati sono quasi 36 milioni e mezzo, come dicevo, tanti.
Che i premi ricchi sono pochi, ma si sa, non possono vincere facile tutti.
Che, nonostante ci sia un biglietto vincente da 10 mila  Euro ogni 4 milioni e mezzo di tagliandi, probabilmente si vince oltre i 501 Euro ogni milione di biglietti, poco più.
Ma ancora più interessane è che vincere fino a 500 Euro è facile, quasi un grattino su 4 lo fa.
WoW!
WoW???
Ma di biglietti vincenti da 500 Euro non ne sono stati stampati, sono solo 400 quelli da 100 Euro, uno tra 90mila.
Insomma solo quelli da 10 euro o sotto, non sono impossibili da trovare.
1 su quattro è vincente, più della metà vincono il costo 1€, se non ce ne compri un altro gratti gratis un biglietto su due, ma ce ne compri un altro e non vinci nulla.
Su un introito di 36 milioni e mezzo ti rendono 120-130 mila euro, devono avere delle spese, molte. Non solo la stampa dei biglietti.
Ma forse va meglio con i grattoni, quelli da venti Euro a botta?

Ma si può?

Vediamo.

Costo del biglietto: 20 Euro – Vincita massima: 7.000.000€
Altri premi (in euro): 20–25-40-50-100–200-500-1.000-10.000–50.000–1.000.000
Percentuale di vincita: Il 33,36 % dei biglietti è vincente.
E già qui va peggio solo uno su tre vince, ma si vince alla grande: 7 milioooooooniiiiiii.
ma si puòBeh, però qui si vincono 10mila Euro  ogni 60mila biglietti, per lo stesso importo si acquistavano 1 milione e duecentomila biglietti ed i 10 mila si vincevano ogni 4 miloni e mezzo, decisamente meglio direi i 10mila Euro si vincono meglio con i grattoni.

E poi?

Poi si possono vincere più premi assieme, speriamo che i due 7milioni e di quattro da 1milione di Euro, non siano tutti premi dello stesso biglietto… sai che sfortuna, li vince uno solo, al resto le briciole.
A me pare una fregatura.
Si capisce, ora, perché facciano tanta pubblicità ai gratta, alle slot alle lot. Offriamo tanti “sold” in cambio di “gold”. (avrei voluto dire “merd” ma “gold” rimava meglio e poi la merda non luccica mica?)
Peccato che al brillio non corrisponda che fuffa.
Non vinceremo mai nulla.
Il banco vince sempre.
Ed è vergognoso come lo fa.
E’ vergognoso che si possa fare.
Giancarlo

 

Venerdì nero

Finalmente è finito il

Venerdì nero. Ma è finito veramente?

Se ho capito bene continua nei giorni di Sabato e Domenica, e forse Lunedì.

Si vede che è falso, se fosse vero lo farebbero un giorno solo e chi non ce la fa non ce la fa. Tre quattro giorni è come dire “comprate, comprate che abbiamo bisogno”.

Poi, non si capisce come, da quasi sconosciuta usanza dei paesi anglosassoni, oggi scoppia, straripa, deborda ogni dove. Ma sarà vero? O, in coda all’ottimismo Renziano, vogliamo tutti comprare, vorrebbero tutti che comprassimo. E tutto il pesticcio intorno, tutto il vociare, è solo pubblicità, per convincerci a partecipare, a comprare, a spendere?

Secondo una mia amica…

Secondo alcuni il tanto reclamizzato Black Friday trarrebbe il suo nome dal commercio degli schiavi.
“Il giorno dopo Thanksgiving Day i commercianti di schiavi li vendevano
a prezzi ribassati per non doverli mantenere durante il periodo invernale.
Venerdì neroAltre fonti la vedono diversamente:

come FOCUS o WIKIPEDIA, a proposito leggete le due definizioni e indovinate (chissà) chi avrà copiato chi? Vanity Fair la fa più lunga, ma anche qui solo le solite cose.

Qualcosa meglio fa everyeye.it che racconta sia una bufala la vendita degli schiavi.

Wired conferma la bufala e sembra il meglio informato.

Snopes classifica, definitivamente e senza scampo,l’origine schiavista come falsa.

Ma insomma

In Italia il black friday cos’è?

Niente!

Ovvero è un’opportunità per i consumatori? Non credo.

Un’opportunità per i commercianti? Certamente, specie per i negozi on line.

E per chi altri?

Per i politici, sicuramente. Quelli che vogliono convincerci che va tutto bene, che c’è stata la ripresa, che la crisi è finita, che va tutto bene.

Con milioni di lavoratori precari, come la maggior parte di quelli della aziende di vendita on line, che spingono il black friday.

Insomma proprio un Venerdì Nero

Ceppoduro.

 

Pensioni

Pensioni

PensioniPensioni, per le pensioni, che non ci danno, e per l’età pensionabile, che ci procrastinano continuamente in avanti, scoppierà la rivoluzione Italiana.

Ci hanno rotto i coglioni, no ne possiamo più, il vaso è colmo e, se trabocca, ne usciranno le stesse cose che conteneva quello di Pandora.

Vogliamo andare in pensione, vogliamo andarci presto. Il lavoro spetta ai giovani, i vecchi si devono mettere da parte in tutto, anche in politica.

Certo, ma li, anche per ritiro forzato, licenziamento, fallimento, rovescio elettorale, la pensione se la sono garantita comunque, come la buonuscita, mica versata all’INPS mangia mangia o ad un fondo pensioni mangia mangia mangia.

Allora dobbiamo deciderlo noi, se vogliamo lavorare o meno. A sessant’anni fai quello che cazzo ti pare, te lo sei meritato comunque, anche senza mai aver lavorato, e gli altri ti pagano la pensione.

Pensioni.

PensioniMica cifre esagerate, giusto per campare e fare qualche cosa di extra, quello che ti piace.

Ma chi ce lo fa fare di accettare questo ricatto?

Il ricatto dei soldi che non ci sono, il ricatto dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Se non ci sono i soldi qualcuno li avrà pur presi? O avrà sbagliato a fare i conti prima di chiederceli per quaranta anni. Bene, lo cerchiamo, lo troviamo e lo manteniamo noi, per gli anni a venire, a vitto e alloggio gratis a Sollicciano, Opera o Rebibbia.

Che la vita oggi duri di più è una cosa meravigliosa. Non dobbiamo vergognarcene! Che cazzo te ne frega a te, sfigato di merda di un burocrate di merda, se io campo un anno di più? Perché lo devo regalare a te il mio semestre di vita aggiuntiva? Per quale ragione dovremmo campar meno? Per farti stare bene a te?

Via, via, via via, non voglio nemmeno sentire da lontano queste scemate.

PensioniPreparatevi a combattere, ancora una volta.

Dobbiamo farlo, per noi e per gli altri.

Ne andrà del futuro dei nostri figli.

Quando non ci saremo più.

Non potremo più farlo.

All’armi.

Ceppoduro

Che bello, che bello

Mi vien da dire:

che bello!

Mentre rientro a casa, aahh alla sera, il rientro, che bello.

Mentre rientro a casa che faccio? ascolto la radio.

Manuela si lamenta e si dilunga rubando preziosi secondi ai suoi ospiti.

L’ascolto sperando che torni quella di un tempo, ma il tempo, ignorante, è passato e non ritorna. “E’ la vita”, penso, “che scorre come questa strada sotto i miei pneumatici”. Scorre, come le parole della radio, e cambia come l’automobile: questa utilitaria che non cambio perché soldi non ce ne sono. Cambia, cambia il conduttore, c’è il GR1. Lo ascolto distratto dal paesaggio intorno, dal ponte Leonardo, dall’Arno che non tira come d’estate.

Che bello!

che belloBelle notizie anche alla radio. Deve essere uscita qualche statistica. Eurispes o Istat, Istat mi sa. Ma chi se ne frega? Ero distratto, come i polli. Non posso seguire tutto e tutti, come le galline il gallo.

Ma il buon conduttore sa come catturare la tua attenzione, ti snocciola cifre che non afferri, come la mosca che è entrata nell’abitacolo: c’è, non c’è. La senti, la vedi, poi scompare per un po, ma c’è. Eccola, la bella notizia: l’Italia è più ricca, più felice, siamo usciti dalla crisi? Non so. Ma la disoccupazione è calata, qualche punto (decimale), oh, non crediamo chissà cosa, ma il conduttore è contento. Le donne, le donne sono quelle che hanno fatto il risultato migliore, da record. E i giovani, un botto di occupati in più.

Preoccupati.

Oh, gli occupati sono sempre meno che in tutta Europa, forse la Grecia sarà messa peggio, come al solito, ma non ho capito e non ho voglia di verificare. Fatelo voi ho messo i link ISTAT.

Ah, dimenticavo, il conduttore dice, alla fine, ma d’altronde come poteva dirlo prima, rovinando la buona notizia prima di darla?

Dimenticavo, dicevo, di dirvi che il conduttore ha detto che l’aumento della occupazione deriva quasi tutto, o per la maggior quantità da contratti a termine (6:1).

Contratti a termine? Ma avrò capito bene?

Non so, non ho voglia di controllare.

Fatelo voi se volete.

Poi ditemelo, se volete.

Non me ne importa un cazzo.

Continuano a prenderci per il culo.

Ma che ci vadano, affanculo.

Che avesse ragione Grillo?

Che bello!!!

Ceppoduro

San Vincenti

VENDEMMIA

A San Vincenti, paesino Toscano in quel di Siena, c’è una pieve ed una tenuta, la Tenuta San Vincenti, appunto. Ci sono viti e olivi e ora era il tempo della vendemmia. La vendemmia, quando il tempo è buono, è una festa, si ride, si scherza, ci si prende gioco degli altri.

Qualcuno lavora di più, qualcuno lavora di meno, ma nessuno resta indietro (ma questa qui è verità vera, mica un modo di dire).

Paesaggisticamente la tenuta è un gioiello incastonato nel fianco dai monti del Chianti, sormontato da boschi e villaggi. Nel fondovalle si vedono le Crete Senesi e in lontananza l’Amiata. Montebenichi, nel comune di Bucine, rimane proprio di fronte.

San Vincenti

San VincentiSan VincentiMa…

Non sono solo i panorami naturali a stupirci. Anche le modifiche antropiche, le vigne, sono paesaggi unici, uguali ma sempre diversi.

San Vincenti San Vincenti San Vincenti San VincentiMa torniamo a noi, alla vendemmia ecco i protagonisti (gli attori ed i trattori).

San Vincenti
Hassani

San Vincenti
Rosi

San Vincenti

San Vincenti
Tiziana

Michela

San Vincenti
Alessandro
San Vincenti
Matteo

San Vincenti
Alessio
San Vincenti
Lorenzo

San Vincenti
Roberto

Eccoli al lavoro:

San Vincenti San Vincenti San Vincenti San Vincenti San Vincenti

San Vincenti
Peter

Guardate che uva è stata raccolta:

San Vincenti San VincentiNella tenuta trovano posto anche fiori e altri frutti, non solo uva.

San Vincenti Eppoi, eppoi, la vendemmia è finita, o quasi e bisogna festeggiare, si mangia.

Una griglia fenomenale, innaffiata di vino, di ottimo vino.

San Vincenti
Il vero mestiere di Riccardo

San VincentiSan Vincenti

San Vincenti San VincentiA tavola.

 

Un ultimo giro di facce di quelli che un giorno potranno dire: “Io c’ero”.

Scusate ma prima c’era lui, non posso dimenticarmelo.

San VincentiEcco ora gli eroi della vendemmia 2017:

Barbara

Marilena

San VincentiPrima di finire facciamo un giro in cantina.

Giancarlo Arrigucci 2017 Giancarlo Arrigucci 2017 Ecco è finita, la giornata, la vendemmia, la gita in un posto da sogno.

Giancarlo

Deglobalizzare

Deglobalizzazione

Deglobalizzare si può.

Deglobalizzare si deve.

Abbiamo sbagliato a permettere la globalizzazione, ora dobbiamo tornare indietro, finché siamo in tempo, prima che sia troppo tardi.

Wikipedia dice in proposito:

La globalizzazione è un processo d’interdipendenze economiche, sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero.

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l’opportunità di crescita economica per paesi a lungo rimasti ai margini dell’economia, la contrazione della distanza spazio-temporale, e la riduzione dei costi per l’utente finale grazie all’incremento della concorrenza su scala internazionale. Gli aspetti negativi sono il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy.

Mappa del mondo a colori indicante l’Indice di sviluppo umano (stima 2003). Le nazioni di colore giallo/arancione mostrano uno sviluppo umano medio, quelli di colore rosso uno sviluppo umano basso. – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:UN_Human_Development_Report_2007_(1).png

La globalizzazione

Per qualcuno ha più vantaggi di quelli elencati da Wikipedia. Ma siamo davvero sicuri siano vantaggi? Per noi? Vediamo.

“Le interdipendenze tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero” e chi può sembrare positiva questa cosa. Non c’è anche un proverbio che dice “il mondo è bello perchè vario”? C’ha provato MAO TSE TUNG ad uniformare il mondo, almeno la Cina. Tutti vestiti uguali. Tutti in bicicletta e con un figlio. Non gli è riuscito. Forse riuscirà adesso al capitalismo, a fare quel passetto in più, verso la globalizzazione, che ci farà diventare tutti uguali, tutti con lo stesso nome, tutti inquadrati.

La velocità delle comunicazioni è impressionante ma per dirci cosa? Al telefono sembriamo zombi che parlano di quello che hanno visto sottoterra.

Alla televisione ci parlano di tutto per non dirci niente.

Circolano le informazioni che vogliono far circolare. Le altre non trovano voce.

La crescita economica come viene misurata con il PIL? Ma il PIL non può crescere indefinitamente. Se smette di crescere siamo in crisi. Se siamo in crisi addio benessere. Per star bene uno quanti altri devono star male?

Non ci può essere un abbassamento dei costi per l’utente finale, grazie alla concorrenza, ci può essere solo un aumento dello sfruttamento di parti della popolazione per abbassare il costo delle cose, della manodopera necessaria a farle, a coltivarle ad estrarle. Alla fine per poter abbassare il prezzo all’utente finale si arriva a peggiorare la qualità del prodotto. Obsolescenza programmata. Utilizzo di materie prime scadenti. Di additivi e coadiuvanti pericolosi, tossici o cancerogeni. di concorrenza sleale tra lavoratori, facendo venire manodopera dai paesi poveri o delocalizzando la produzione in quei paesi. Tenuti poveri artatamente da guerre e dittature.

Paesi in base al PIL nominale (IMF 2006) – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gdp_nominal_2005_world_map.PNG

Sulle conseguenze negative non possiamo che concordare. Potremmo solo calcare ancor più la mano.

Che possiamo fare?

Intanto parlarne, creare un’opinione, un sentimento contrario alla globalizzazione.

In modo che non ci sian più persone che la pensino come Wikipedia o, poveri noi.

Ceppoduro

Allora deglobalizzare?

Deglobalizzare si può.

Deglobalizzare si deve.

Abbiamo sbagliato a permettere la globalizzazione, ora dobbiamo tornare indietro, finché siamo in tempo, prima che sia troppo tardi.