Deglobalizzare

Deglobalizzazione

Deglobalizzare si può.

Deglobalizzare si deve.

Abbiamo sbagliato a permettere la globalizzazione, ora dobbiamo tornare indietro, finché siamo in tempo, prima che sia troppo tardi.

Wikipedia dice in proposito:

La globalizzazione è un processo d’interdipendenze economiche, sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero.

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l’opportunità di crescita economica per paesi a lungo rimasti ai margini dell’economia, la contrazione della distanza spazio-temporale, e la riduzione dei costi per l’utente finale grazie all’incremento della concorrenza su scala internazionale. Gli aspetti negativi sono il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy.

Mappa del mondo a colori indicante l’Indice di sviluppo umano (stima 2003). Le nazioni di colore giallo/arancione mostrano uno sviluppo umano medio, quelli di colore rosso uno sviluppo umano basso. – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:UN_Human_Development_Report_2007_(1).png

La globalizzazione

Per qualcuno ha più vantaggi di quelli elencati da Wikipedia. Ma siamo davvero sicuri siano vantaggi? Per noi? Vediamo.

“Le interdipendenze tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero” e chi può sembrare positiva questa cosa. Non c’è anche un proverbio che dice “il mondo è bello perchè vario”? C’ha provato MAO TSE TUNG ad uniformare il mondo, almeno la Cina. Tutti vestiti uguali. Tutti in bicicletta e con un figlio. Non gli è riuscito. Forse riuscirà adesso al capitalismo, a fare quel passetto in più, verso la globalizzazione, che ci farà diventare tutti uguali, tutti con lo stesso nome, tutti inquadrati.

La velocità delle comunicazioni è impressionante ma per dirci cosa? Al telefono sembriamo zombi che parlano di quello che hanno visto sottoterra.

Alla televisione ci parlano di tutto per non dirci niente.

Circolano le informazioni che vogliono far circolare. Le altre non trovano voce.

La crescita economica come viene misurata con il PIL? Ma il PIL non può crescere indefinitamente. Se smette di crescere siamo in crisi. Se siamo in crisi addio benessere. Per star bene uno quanti altri devono star male?

Non ci può essere un abbassamento dei costi per l’utente finale, grazie alla concorrenza, ci può essere solo un aumento dello sfruttamento di parti della popolazione per abbassare il costo delle cose, della manodopera necessaria a farle, a coltivarle ad estrarle. Alla fine per poter abbassare il prezzo all’utente finale si arriva a peggiorare la qualità del prodotto. Obsolescenza programmata. Utilizzo di materie prime scadenti. Di additivi e coadiuvanti pericolosi, tossici o cancerogeni. di concorrenza sleale tra lavoratori, facendo venire manodopera dai paesi poveri o delocalizzando la produzione in quei paesi. Tenuti poveri artatamente da guerre e dittature.

Paesi in base al PIL nominale (IMF 2006) – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gdp_nominal_2005_world_map.PNG

Sulle conseguenze negative non possiamo che concordare. Potremmo solo calcare ancor più la mano.

Che possiamo fare?

Intanto parlarne, creare un’opinione, un sentimento contrario alla globalizzazione.

In modo che non ci sian più persone che la pensino come Wikipedia o, poveri noi.

Ceppoduro

Allora deglobalizzare?

Deglobalizzare si può.

Deglobalizzare si deve.

Abbiamo sbagliato a permettere la globalizzazione, ora dobbiamo tornare indietro, finché siamo in tempo, prima che sia troppo tardi.

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