Una scultura. Può una scultura esser viva?

Il ratto di Proserpina del Bernini

Una scultura può esser viva? Può farti venir voglia di toccarla, di affondare, ma con delicatezza, le tue mani nella carne viva, di marmo, di Proserpina come fa il rapitore Plutone per portala via. Si!

Una scultura

Alvesgaspar – Opera propria.  https://it.wikipedia.org/wiki/Ratto_di_Proserpina_(Bernini)#/media/File:Rape_of_Prosepina_September_2015-2b.jpg

Dettaglio della carne di Proserpina che cede teneramente alla salda presa di Plutone.

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Da wikipedia:

|Il soggetto è legato al tema del ciclo delle stagioni ed è tratto da un passo specifico delle Metamorfosi di Ovidio: «quando in un lampo Plutone la vide, se ne invaghì e la rapì». La giovane e bellissima Proserpina, figlia di Giove e Cerere (dea della fertilità e delle messi), fu notata da Plutone, il terribile Re degli Inferi, che, invaghitosi di lei, la rapì mentre raccoglieva fiori al lago di Pergusa presso Enna.

Cerere, per il dolore, abbandonò i campi, causando una gravissima carestia. Giove, quindi, intervenne trovando un accordo tra Plutone e Cerere anche grazie alla mediazione di Mercurio: Proserpina avrebbe trascorso sei mesi con la madre favorendo l’abbondanza dei raccolti mentre, per i restanti mesi dell’anno, quelli invernali, sarebbe rimasta con Plutone nell’Ade.|

Digressioni:

Una scultura che  mi ricorda la mia gioventù. Quando, alla festa a Bucine, conobbi mia moglie. La sua eccezionale bellezza mi abbagliò. Tanto che ne rimasi rapito e, per gioco, la presi in braccio e la portai via con me. A cercare un angolo in penombra, nella piazza affollata, per poterla baciare. Anch’io la rapii, come lei aveva fatto con me. Come Plutone fece con Proserpina.

una scultura

Rape of Prosepina September 2015-3a https://it.wikipedia.org/wiki/Ratto_di_Proserpina_(Bernini)#/media/File:Rape_of_Prosepina_September_2015-3a.jpg

Il Ratto di Proserpina è un gruppo scultoreo realizzato da Gian Lorenzo Bernini, eseguito tra il 1621 e il 1622 ed esposto nella Galleria Borghese di Roma.

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E allora:

La conoscenza del mito, che da senso alle stagioni ed al loro alternarsi, rafforza la bellezza della composizione di quest’opera. Ma l’opera del Bernini non ha bisogno della conoscenza del mito per essere apprezzata. Per piacere. Per comprenderne il senso. Questa è una scultura che grida. Che piange, Graffia, Stringe. Perché gli eventi devono essere forzati. Solo uno, il più forte, decide. Vince. Ma dopo,  come l’alternarsi delle stagioni, la vita richiede un accordo. Dopo si può restare insieme solo con il consenso reciproco. E ci dona una speranza speranza. Si può cadere nel buio ed uscirne. In noi coesistono gli opposti. Gioia e dolore, odio ed amore, beltà e brutalità sono le due facce della stessa medaglia. Sono la vita. Sono il senso della vita.

Giancarlo

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