Archivi tag: Toscana

San Leolino

Bucine.

San LeolinoEcco San Leolino

Ripensavo a San Leolino, il paese dove ho passato parte della mia infanzia, è cambiato poco da allora, io me lo ricordo così, come se non fosse cambiato per nulla.

Ecco San Leolino è un piccolo paese adagiato sulle prime pendici dei monti del Chianti, circondato da uliveti e qualche pianta di noce o di castagno. Da San Leolino si può salire più in alto, arrivando a Poggio al Fattore, a Cennina o a Solata (passando da Cennina o da Ristolli). Si può raggiungere la Torre di Galatrona via Carnasciale, scendendo poi a Galatrona e Mercatale Valdarno. Una visita a Torre di Mercatale e siamo di nuovo per la via di casa.

Cosa ha di particolare il paese di San Leolino? Beh, intanto si affaccia sul Valdarno con lo sfondo del Pratomagno.

Ha una chiesa, ormai museo, ed una canonica bellissimi. Non hanno niente di speciale architettonicamente parlando, intendiamoci, ma sono belli perché  unici. La torre campanaria bifora, è un muretto che va poco in alto, schiacciato, senza grandi pretese, ma con un bell’orologio sotto.

Il castello, continuazione della base della chiesa, appoggia le sue fondamenta nella viva roccia, ed ha i muri pieni di piante di cappero, dai fiori belli ed eleganti.

L’olio di questi declivi è speciale, uno dei migliori della zona, e l’olio prodotto da Pergine a Montegonzi non è secondo a nessuno in Italia e nel mondo.

Ecco San Leolino

C’è un circolino, dove si può mangiare qualcosa e bere un buon caffè, c’è un campo di calcio, dedicato a Marco, che è morto troppo giovane per sfogare sino in fondo la sua passione sportiva. Dove si può assistere a grandi competizioni tra squadre locali.

Ci sono tanti laghi e laghetti, intorno, che visitarli è un piacere, per passare una giornata  tranquilla.

Da ultimo è tutto un fiorire di produttori di vino, che volentieri ti offrono un bicchiere per sentire come lo fanno.  Enjoy.

Si affaccia sul Valdarno, con lo sfondo del Pratomagno
la canonica
Chiesa-Museo

Giancarlo

Ergastolo

Ergastolo

A che serve l’ergastolo?

Ero in auto.

Tornavo a casa.

Radio 1.

Sotto inchiesta, la conduttrice cinguetta con un ospite che aveva ipotizzato l’ergastolo per quanto fatto dai due amanti, medico ed infermiera, in questi giorni alla ribalta nella cronaca di molti media e quotidiani cartacei ed on line.

Lei dice:” siii, ergastolo, che poi non è mai ergastolo, poi riduzione delle pene per buona condotta ecc. ecc. ”

E lui:

“beh, se ci sono i presupposti…”

E lei:

“temevo questa risposta”

E lui:

“Bhe allora se la mettiamo su questo piano diciamo che sono tutti colpevoli e li condanniamo tutti alla massima pena…”

E poi non ricordo se sono le parole esatte, potete andare a scaricare la trasmissione in Podcast se volete saperlo esattamente, ma il concetto è li, il pensiero è tutto li. Nel giorno che si festeggia la Toscana ed il suo Granduca che abolì oggi la pena di morte.

Oramai, in questi tempi depravati, non viene più imprigionato a vita nessuno, massimo gli danno trent’anni, quasi certamente meno.

Come se trent’anni fossero pochi.

Ma a cosa serve l’ergastolo?

Il reo potrà mai essere recuperato alla società in galera a vita. E quale speranza ha il detenuto, di morire presto per ridursi la pena?

Ergastolo
http://giancaarrigucci.altervista.org/Pagine_03/1983lagabbia.html

Comprendo bene i sentimenti di chi è stato vittima di un reato, ma i sentimenti dell’offeso non possono guidare il giudizio del giudice, del legislatore, del popolo, ancor meno del conduttore del programma radiofonico della radio pubblica.

La comunità deve fare di tutto per perseguire il reo ma non vendicarsi, quel sentimento posso capirlo, a caldo, dalle vittime o dai parenti delle vittime, che comunque non possono cercare vendette, iniziare faide, innescare ulteriori tragedie.

Signora Falcetti, si controlli in certe esternazioni che è solita avere, la seguo ed ho avuto modo di sentirla altre volte, lei sembra molto accanita, vendicativa quasi, ma forse è solo l’euforia, l’ebbrezza di chi chiede giustizia a gran voce e vuole enfatizzare questa richiesta, per il consenso che ne viene. Ma stia attenta, che i forcaioli non finiscano appesi.

Dobbiamo misurare le nostre reazioni.

Meglio indignarsi per cause migliori, per cose peggiori, che per un assassino o un criminale, volontario o meno, presunto o meno.
Indigniamoci per chi corrompe e per chi si lascia corrompere.

Facciamolo per chi non paga le tasse e per chi permette che qualcuno non le paghi.

Forse sarebbe meglio fermare chi sta rubando il futuro ai nostri figli disoccupati, a noi sottopagati a loro nullatenenti?

Senza imprigionarlo, però, ma mandandolo al lavoro, quello vero, mettendolo alla manovia ad applicare il mastice alle suole delle scarpe, che può causare malattie degenerative terribili. Oppure gli potremmo far pulire le stive e le cisterne delle navi da trasporto in porto, che esalano miasmi velenosi. O anche spostare i blocchi di marmo in cava per metterli nei camion e portarli via, che ogni tanto cadono addosso a qualcuno.

Non è chi uccide in un incidente o in una rissa il criminale, il criminale fa intossicare per anni i suoi operai facendoli ammalare tutti e tutti i discendenti ed i vicini di casa di mesotelioma o di qualche altro cancro maligno.

Il criminale fa pagare il fallimento della banca ai correntisti ed assolve in tribunale i top manager della stessa, perché devono prendersi la buonuscita.

Manuela, perché non sento tutta questa indignazione, la stessa indignazione che ho sentito per un povero disgraziato che non conosco e che non so nemmeno chi sia, che pare si credesse Dio e di conseguenza sterminava gli uomini?

Manuela?

Oh! Manuela.

Manu.

Ceppoduro

La bella e la bestia

Una storia vera che si racconta su Levane

La bella e la bestia:

In the very olden time there lived a semi-barbaric king, whose ideas, though somewhat polished and sharpened by the progressiveness of distant Latin neighbours,were still large, florid, and untrammelled, as became the half of him which was barbaric. He was a man of exuberant fancy, and, withal, of an authority so irresistible that, at his will, he turned his varied fancies into facts. He was greatly given to self-communing, and, when he and himself agreed upon anything, the thing was done.  When every member of his domestic and political systems moved smoothly in its appointed course, his nature was bland and genial; but, whenever there was a little hitch, and some of his orbs got out of their orbits, he was blander and more genial still, for nothing pleased him so much as to make the crooked straight and crush down uneven places.

Among the borrowed notions by which his barbarism had become semified was that of the public arena, in which, by exhibitions of manly and beastly valour, the minds of his subjects were refined and cultured.

Si, a Levane c’era un re, un re barbaro. Anzi semi-barbaro per l’influenza benevola e la vicinanza del re di Bucine. Con cui assieme a lungo combatterono la barbarie delle genti vicine.

Ma torniamo a levane, al suo re ed alle sue usanze.

La bella Levane
L’agglomerato urbano di Levane sul fondovalle
Elio Rossi – Opera propria

Egli soleva risolver le questioni, anche i più banali conflitti, come quelli d’amore o d’interesse, semplicemente gettando il presunto reo nel mezzo dello stadio. L’arena Leona. L’arena era ben recintata ed aveva due sole uscite. Le porte, che non sono semplici porte come quelle da calcio, con la rete. Sono porte di ferro, dure come l’acciaio. Colui che era oggetto di giudizio aveva l’opportunità di salvarsi come di condannarsi, uscendo da una porta o dall’altra. Una lo salva l’altra lo manda in pasto alla fiera tigre Leona, simbolo cittadino e protettrice delle terme.

Quando diciamo che il re era mezzo barbaro non lo diciamo a offesa o per dileggio. E’ che era così. A parte un ridicolo Pantheon di Dei accroccati alla meglio, egli aveva credenze e superstizioni che, a quei tempi, lo facevano apparire strano agli occhi dei suoi sudditi. Ad esempio non riteneva opportuno che alcun uomo potesse decidere della vita di un altro. Men che meno che gliela potesse togliere, uccidendolo. Per questo ideò l’ingegnosa soluzione delle due porte nell’arena Leona. Il malcapitato si sarebbe ucciso da solo se reo dell’accusa oppure si sarebbe salvato se innocente. Se il destino, o i suoi Dei, lo avessero voluto salvare. E quando fosse uscito dalla porta giusta avrebbe ottenuto un premio, come risarcimento per l’ingiusta accusa.

Il premio era una “femmina”

Il premio era una “femmina”, di solito una dolce e bella fanciulla. Che sarebbe stata sua compagna e sposa per il resto della loro vita. Non importava se il liberato avesse già moglie, figli o altri gusti di coppia, quello era il premio e doveva accettarlo. Tutto il resto, tutto il passato, veniva cancellato come l’imputazione del reato.

Dobbiamo, però, notare come il re fosse avanti nel trattamento dei delitti e delle pene. Ma, forse per la crudele fine riservata a quelli divorati dalla tigre, era considerato mezzo barbaro. Ma certamente il restante mezzo appariva più buono e più moderno di quanto non fosse. Per questo si diceva anche che se il re fosse convinto della colpevolezza dell’imputato, questi anche salvandosi non si sarebbe salvato. Il presunto reo avrebbe ricevuto in dono una fanciulla speciale che gli avrebbe creato problemi ben peggiori della morte appena scampata. E questi “problemi” sarebbero durati per tutto il resto della sua vita. Comunque, l’omaggio non poteva essere rifiutato, pena ripetere la prova dell’arena, magari con tutt’altro esito.

Ecco, l’arena Leona poteva essere una trappola senza uscita. Si racconta che qualcuno, alla vista  della fanciulla in dono, abbia voluto ripetere la prova sperando nella tigre ad attenderlo dietro la porta.

La bella DSC_5603_lzn

Ora vi voglio raccontare quello che accadde a un bucinese. Un mio antico concittadino, che a quei tempi era scapolo e si chiamava Luzio. Era il secondo ed il più scaltro di tre fratelli, di una famiglia molto povera di Bucine.

Il re di Levane aveva una figlia.

Il re di Levane aveva una figlia, che si chiamava Utopia, già in età da marito da qualche anno. Ma nessuno l’aveva ancora reclamata in moglie, si vociferava, per non imparentarsi con il re. Ma Utopia era in realtà bellissima, come il suo nome. Luzio l’aveva notata da tempo, anche se non era mai riuscito ad incontrarla prima.

Un giorno, aiutato con una scala, dal fratello minore Nario, irruppe nelle sue stanze. Al primo pano del palazzo del re dove ella viveva. Per rapirla e portarla con se. La vide come lei lo vide. Rimasero incantati a guardarsi per un po. Poi lui le si avvicinò e l’abbracciò appena. Ma subito le guardie arrivarono togliendogli l’Utopia senza che potesse portala con se per farla sua. Bloccato dagli sbirri del re, come ho detto, fu condotto al suo cospetto. Il re lo condannò alla prova dell’arena, entro trenta giorni, per aver abbracciato Utopia, senza il suo consenso.

Il re scelse la donna che sarebbe andata in dote a Luzio, se avesse scelto la porta giusta. La scelse non senza con una certa ripicca. Infatti non scelse la bella ma preferì la Bomba. Bomba era una ragazzona rotonda. Sembrava più un macchinista ferroviere che una rappresentante del gentil sesso. Proprio l’opposto di Utopia. Anche se le due erano amiche e cresciute insieme sin da piccole.

La bella! E la bestia?

Rivo, il fratello maggiore del nostro esuberante innamorato, cercò di far arrivare dei messaggi alla figlia del re. Messaggi con cui chiedeva aiuto per il fratello Luzio. Chiedeva che gli facesse sapere quale porta aprire, per salvarlo e non farlo finire in pasto alla tigre. Bastava un cenno e lui avrebbe capito.

La bella Utopia, in qualche modo riusci a scoprire il destino celato dietro ogni porta. Quale portasse Luzio alla morte certa e quale a Bomba. Ma per i giorni a seguire fu angosciata dai dubbi e le notti passarono insonni. Notti e giorni disperati, domandandosi se per Luzio fosse meglio la morte per la tigre o per la Bomba. Alla fine in un attimo decise, lei, Utopia, le sorti del mondo. E la sorte di Luzio, di Rivo ed anche quella di Nario, e di tutti i loro futuri compaesani, me compreso.

La bella locomotivaFine della storia

Bene credo di avervi detto tutto e non voglio tediarvi oltre, vi lascio alle parole del grande Frank Richard Stockton per sapere come la bella Utopia fu decisiva: chi verrà fuori dalla porta donna o tigre? Quale sarà il destino di Rivo, Luzio e Nario, viver con Utopia o rassegnarsi alla Bomba?

Would it not be better for him to die at once, and go to wait for her in the blessed regions of semi-barbaric futurity?

And yet, that awful tiger, those shrieks, that blood!

Her decision had been indicated in an instant, but it had been made after days and nights of anguished deliberation. She had known she would be asked, she had decided what she would answer, and, without the slightest hesitation, she had moved her hand to the right.

The question of her decision is one not to be lightly considered, and it is not for me to presume to set myself up as the one person able to answer it. And so I leave it with all of you: Which came out of the opened door,–the lady, or the tiger?

Giancarlo

Liberamente tratto da.

The Lady, or the Tiger? by Frank Richard Stockton

Da me rinominato la bella e la bestia, Per scaricarlo liberamente clicca qui.

Fiesta i guerra

Mercatale

Fiesta y guerra. E’ festa a Mercatale Valdarno, è la sagra del Marrone, c’è la banda, tanti banchini, dolciumi e ninnoli, poi funghi, funghi, marroni e funghi e tanti animali da vedere, da allevare, se si vuole.

Una bella festa insomma. Fiesta y guerra también.

Solo, qualcosa stona, ogni tanto si vedono dei militari in giro, o paramilitari o chissacché.

Vestiti in tuta, anfibi, cappello tutti rigorosamente mimetici, occhiali neri mafiosi, ma molto hi-tech, insomma dei ganzi che facevano la loro porca figura.

Ma chi erano che volevano, soprattutto, che ci facevano alla festa.

Ma facevano festa, fiesta y guerra, è ovvio, sparavano come matti con mitra pistole, fucili e chessoio ad aria compressa.

Fiesta 20141012_160453 Fiesta, 20141012_160446 Fiesta 20141012_160442

Su una parete

Su una parete, anch’essa mimetica con fronde d’albero e teli bicolore, avevano attaccato lattine di coca e qualche bersaglio. E sparavano come indiavolati, come a indiavolati, pallini di plastica dura. Per terra ce ne erano fiumi.

Erano uomini e ragazzi di varie età. Poi, cosa che mi ha dato molo fastidio, più che fastidio nausea, interna, profonda, quasi da vomitare, c’era una donna. Forse mamma, forse gentile, forse bella. Ma armata e bardata di tutto punto, mimetica, anfibi, cappello occhiali ecc, come d’obbligo, come di moda.

E…

Giù sparare e giù a caricare e ricaricare il fucile del ragazzo. Il quale, a raffica, aveva già distrutto il povero bersaglio che, di carta o di cartone che fosse, si era lacerato. Distrutto tra atroci grida. Poi in pianto dimesso. Ma lui continuava imperterrito, rifornito di munizioni dalla mammina, a sparare. E a massacrare il povero bersaglio e le malmesse lattine.

E’ stata dura: fiesta y guerra. Mentre erano tutti li a discutere e far vedere i muscoli. E le armi, i mitra a tracolla di dietro. Le mimetiche, gli occhiali neri, a rete, protettivi. E le pistole, al cinturone, in una tasca laterale o infilate dietro la cintura, insomma tutti come Tex Willer, armati fini ai denti.

Poi ho saputo che vanno nei boschi a combattersi ed a spararsi i pallini di plastica dura. E ci portano anche i ragazzi, anzi è pieno. E si massacrano fino a notte, a volte fino a giorno. Poi dopo chissà che risate, che sfottò, che racconti alla mamma ed al papà. E come dormiranno? E i sogni la notte dopo? Chissa che bei ricordi, adrenalinici e vividi. E’ la fiesta y è la guerra.

Che pena, la festa, che uomini, che ragazzi, che donne, alla guerra!

Business is business e sui gusti non ci si sputa, ma io le mie sentenze le sputo lo stesso e sono sentenze di condanna, senza appello.

BRUTTO!

Anche diseducativo.

Sì ma a loro che gli frega?

Ma al comitato organizzatore? …macché gli frega anche a quelli? Tutto fa festa, “Venghino signori, venghino”.

Eppure continuo a pensare ad un mondo migliore, con altri valori, con altri business.

“VENGHINO SIGNORI, VENGHINO”

Giancarlo

Badia a Ruoti, abbazia di San Pietro a Ruoti.

Badia a Ruoti

L’abbazia di San Pietro a Ruoti a Badia a Ruoti, Bucine, Arezzo..

Un posto fantastico, da vedere, da soggiornarci, se ne avete occasione.

L’ho ritratto su questo acquerello, non mi sembra male, ma ditelo voi.

Badia a Ruoti, Abbazia di San Pietro a Ruoti. Giancarlo Arrigucci 2014 Acquerello, cm 46x62.
Badia a Ruoti, Abbazia di San Pietro a Ruoti.
Giancarlo Arrigucci 2014 Acquerello, cm 46×62.

Se potete, visitatelo è un luogo magico ed incantevole, la sua storia è davvero interessante, anche se io non riesco neppure a riassumerla per voi. Mi dispiace.

Grazie

Giancarlo

Ho dipinto ancora

Sulla pittura:

Ho dipinto ancora.

Ancora un paio di oli.

Ho dipinto Rinalda
Piccolo olio ma interessante.
Ho dipinto Capanno_nei_Pianacci_1
Un capanno che mi sono trovato di fronte camminando nei Pianacci.

Del capanno nei Pianacci, ne avevo già parlato in un precedente post.

Ho dipinto ancora:

Ho fatto anche un paio di acquerelli.

Ho dipinto Idra
Idra, dai capelli serpici.
Ho dipinto Capanno_nei_Pianacci_2
Il capanno incontrato passeggiando. Mi è piaciuto tanto da farlo anche ad acquerello.

Giancarlo

Parco fluviale.

Centra mappa
Traffico
In bicicletta
Trasporti

Parco fluviale

Finalmente avremo il nostro parco fluviale.

Benché a Bucine in realtà non vi siano fiumi ma solo torrenti e borri, il parco ha preso lo stesso l’aggettivo di fluviale. Non vi sembri una definizione esagerata.

Il torrente principale che passa vicino a Bucine è l’Ambra, affluente dell’Arno, ma poiché l’Ambra non passa dentro il paese, non possiamo farci nulla, ne parchi ne altro. Un torrente secondario, il borro di San Salvatore, attraversa invece il paese, beh! Volendo essere precisi, sebbene gli passi attorno, non lo attraversa mai. Le poche case che ci sono abbastanza vicine sono di recente costruzione. Comunque, un bel tratto di questo borro, che va dall’Isolina all’Abetina, è d’interesse per il parco.

Parco fluviale Bucine 2
La zona del parco è quella bianca. In giallo il percorso del Borro di San Salvatore.

Bucine Area del Parco 2 Area del Parco 

Nido di formiche.

Sambuco

Sabbie di Bucine, tipica formazione sedimentaria presente nel sottosuolo.
Sabbie di Bucine.
Altre sabbie di Bucine.

Sabbie di Bucine.

Edera.
Edera.

Seguiranno aggiornamenti, se ci saranno.

Giancarlo

A proposito di paesaggi, ecco miei primi. Tutti qui.

A proposito di  … paesaggi.

Vi ho parlato dei miei ultimi paesaggi, ma nulla vi ho detto dei miei primi.

Oh, se non ve ne importa niente potete anche lasciare il blog, non c’è niente di male, ma…

a proposito di La valle (China su carta, Giancarlo Arrigucci 1977)
La valle (China su carta, Giancarlo Arrigucci 1977)

Intanto vi perdete la prima chicca. E’ una chicca per me e spero tanto lo sia anche per voi. Intanto è antico, correva il 1977, molti di voi forse non erano neppure ancora nati, e già mi piacevano i paesaggi.

Praticamente non avevo mai disegnato prima, per piacere intendo, e già mi sono perso in un sacco di paesaggi. Vedrete poi.

a proposito di paesaggi, questo è particolare, ha un seguito, anzi più di uno.

Inoltre, e non è certo una motivazione minore o secondaria, è un posto vero, ma non dipinto dal vero, non è “en plein air”, si basa su ricordi visivi, uditivi, olfattivi, su tutti i cinque sensi insomma; più il sesto, la fantasia ed il settimo la tecnica.

Si avevo una tecnica approfondita con penna, pennino e china.

Frutto di anni di scuola, di disegni a scuola, di studio e di svago.

Comunque il signore ritratto nella china era il Lotti un mezzo parente, mezzo perché non ne ricordo il grado, le vacche le sue, come i piccioni ed il cane, che non ricordo come si chiamasse ma poi che importanza avrà?

La casa era così, piccola, mezza rovinata con gli infissi sciupati dal tempo, gli stoini per l’ombra, sulle finestre piccole, da dove passava poca luce, ma anche poco freddo.

Il pagliaio, chi non ha fatto un pagliaio è orfano di qualcosa.

La fatica, la pula, il sole, girando sotto lo stollo centrale.

E poi avviare il pagliaio e tagliarlo, in modo che non ci piova, per dare da mangiare alle vacche… eh, ne è passato del tempo.

La casa, comunque, era sotto al Torrione, la torre di Galatrona, non so se ci sia sempre.

La Croce in Pratomagno c’era di già, si vede in cima al monte.

a proposito di La valle, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
La valle 2, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

A proposito di paesaggi, la stessa casa vista di lato.

Ma qui volevo dare visibilità a quello che nessuno vede: gli animali del bosco, i fiori e le erbe, quel mondo minore che calpestiamo senza vedere, ma che vi dico è bellissimo, ricco di cose, di forme e di sfumature di colore, che un po’ si possono apprezzare anche nel bianco e nero della mia china.

Stavolta nello sfondo non c’è la natura ma l’opera e l’ingegno dell’uomo (che poi c’era anche nel primo disegno perché in fondo in fondo al Pratomagno, dovrei dire in cima in cima, c’era la Croce altro manufatto umano simbolo del potere dell’uomo sulla natura che se non è soverchiata ne è comunque sormontata.

Natura che, comunque, si espande ovunque, riconquistando o cercando di riconquistare la sua primigenia, uscendo ovunque dai confini del disegno.

a proposito di San Leolino, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
San Leolino, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

Dopo è arrivato anche San Leolino, che per me rimane un pilastro della pittura, della mia, naturalmente.

Anche qui la natura cerca di riprendersi lo spazio rubato, anche se non è difficile riconoscere nell’ulivo la cura dell’uomo che ne fa una pianta secolare.

a proposito di San Leolino m 375 sm, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
San Leolino m 375 sm , china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

Quindi ancora San Leolino, stavolta sovrastante il mondo.

Ancora a proposito di: tanti paesaggi in ordine sparso:

a proposito di 1977scogliera
Scogliera, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
a proposito di 1977paesaggio
Paesaggio, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
a proposito di 1977lecaselle
Le Caselle, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

 

a proposito di 1977paesaggio1
Paesaggio 1, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

Scogliere, valli e colline.

Colorate.

a proposito di 1977lagomaggioresullisoladeipescatori
Lago Maggiore, sull’isola dei Pescatori, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.
a proposito di 1977casariccio
Casariccio, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

 

a proposito di 1977ormeggiosullago
Ormeggio sul lago, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

Lacustri, fluviali o marini.

a proposito di 1977langelodellamortenonchiamamaiduevolte
L’Angelo della Morte non chiama mai due volte, china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

 

Anche tetri, di foschi pensieri.

Ma sempre tanti paesaggi.

a proposito di 1977paesaggio2
Paesaggio , china su carta, Giancarlo Arrigucci 1977.

Confidando di esservi stato di interesse.

Saluti

Giancarlo

 

Paesaggi, la magia dei posti che conosco.

Paesaggi

Alcuni paesaggi sono meglio, o peggio, di altri.

Si può riuscire a cogliere, del tutto o per niente, la magia di un posto.

Ne ho fatti alcuni che vi voglio mostrare.

Sogna, è il migliore per me.

E’ un paesino del comune di Bucine, perduto e poi recuperato per i turisti, ma bello, bello, bello.

Anche Montebenichi non è male, sempre nello stesso comune, sempre bello, meriterebbe una visita, mettetela in programma.

Poi ci sono paesaggi più mentali come Valparaiso, la valle del paradiso, l’Eden perduto dove ritrovarsi., dai colori chiari, rilassanti, culla di nuova vita.

Ma c’è pure la Valle dell’Inferno, dopo Levane, verso Monticello, proprio accanto alla diga del Enel di Bandella. La valle, dove ha trovato ispirazione il grande Dante Alighieri, traghettato di là d’Arno dal mitico Caronte, traghettatore levanese del tempo, è blu come il fiume e si perde nella nebbia del tempo. Il tempo di trovarla e ritrovarla sempre uguale, alta e vorticosa, da capogiro, da perderci l’anima, oltreché la testa.

L’anima di Jill, che lotta la sua personale battaglia e che,

come tutte le più belle cose, visse solo tre giorni,

come le rose.

Paesaggi 2014_00043_Tre_fiori_1920x1080 C

Ricordatevi questi paesaggi, immaginateli domani e ricordatevi anche che non c’è speranza, ne futuro, nella guerra.

Un nuovo orrido si delinea in medio Oriente e noi dobbiamo fare qualcosa, trovare un compromesso, una soluzione, evitare un nuovo conflitto Israelo-Palestinese, che, come in passato, rischia di cambiare tutto, in peggio.

E non sarà un belvedere.

Giancarlo

San Leolino, frazione del comune di Bucine Arezzo

Un paesino sulle colline del Chianti

San Leolino è una frazione del comune di Bucine, particolarmente votato alla produzione di olio extravergine di oliva di ottima qualità.

Il vino è buono come l’olio.

La sua posizione è eccellente, rimane dietro le colline del Chianti, rivolto ad est, prende il sole dal mattino presto, quando è fresco, e lo lascia nel tardo pomeriggio, quando la temperatura è più alta.

Ci si fanno sagre e feste rinomate, c’è un circolino bellino bellino, dove si gioca a tombola e al mercante in fiera tra amici e conoscenti, certamente tra quasi tutti i compaesani.

C’è pure una bella chiesa piccola ma…

Io ho fatto varie volte disegni e dipinti su questo paesello.

L’ultimo, è il castello, visto da sotto, col giaggiolo fiorito a presentarcelo:

SAn Leolino
San Leolino Acrilico su tavola

Il primo nel 1977, sempre il castello. Sempre da sotto. Ma con l’ulivo in primo piano:

San Leolino 1977
San Leolino China su carta 1977

 

Poi nel 2008 la chiesa, tutta abbarbicata nella roccia. Con un campanile stretto, strano:

San Leolino
San Leolino, acrilico su tela. 2008

Insomma questo bel pese mi ha dato molte idee, mi ha ispirato tante, tante volte.

Venite a vederlo.

Giancarlo