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Non vale è Carnevale

Carnevale

Mezzo Euro non vale, è Carnevale

A Bucine tornano a sfilare i carri, sempre di meno ma più belli.

Non vale Non vale

Carri con i soliti ragazzini che salgono ed scendono ad un ritmo a volte frenetico, mentre si tirano coriandoli e stelle filanti.

Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale

Devo dire che adesso è molto meglio rispetto ad alcuni anni addietro, quando imperversavano bomboline e bombolette. Che spruzzavano di tutto, anche robaccia accia accia, che si attaccava ai capelli, ai vestiti a tutto, e non andava più via. Lasciando una macchia ad imperitura memoria.

Eh si, le cose cambiano, restano i bottegai a vendere qualcosa, resta il banchetto del prete a vendere i coriandoli, resta la vendita di ciacce e bomboloni.

Niente bombolette, meglio i bomboloni.

Però la ciaccia, che costava un Euro, oggi ne costa uno e cinquanta.

WOW! Non vale.

Un bel balzo. Alla faccia dell’inflazione. Allora è vero che ci stiamo riprendendo? Che stiamo uscendo dal tunnel? Beh, secondo me nel tunnel ci siamo ancora, ma allora che si fa? Perché un aumento così consistente? L’olio, lo strutto o la farina?

No. Mi hanno detto che servono per pagare gli steward.

“Gli steward? E chi sono?” Mi vien da dire.

Ma sono quelli che aprono e chiudono la sfilata dei carri del Carnevale!

Ah!

“Ma se non ci sono mai stati “.

“Ma che pensano che i ragazzini siano così scalmanati da finire sotto un carro? Dai!”.

No. Sono per la sicurezza, ma dal terrorismo.

“Dal terrorismo?, Ma sono armati? Non si metteranno mica a sparare ad un terrorista in mezzo a tutti? Va beh che non siamo tanti , ma…”

Ma  no! Sono disarmati, hanno delle belle pettorine gialle, sono li per dissuadere.

Bha!

Il mondo è strano, abbiamo paura di possibili attentati e ci mettiamo quattro uomini inermi a protezione? E cosa potranno fare?

E che faranno mai i terroristi?

Faranno costar di più le ciacce.

Gulp!

 

Giancarlo

 

Link articolo precedente carnevale

E un altro bel carnevale

La strage di Bologna

Strage di Bologna

<< La strage di Bologna da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
la strage Stragedibologna-2.jpg
L’ala Ovest della stazione di Bologna, crollata a seguito dell’esplosione dell’ordigno che causò la strage.
« I terroristi hanno commesso un solo errore: compiere la strage a Bologna. »
(Lidia Secci, madre di una delle vittime.)

La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione.

Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, tra cui Valerio Fioravanti. Gli ipotetici mandanti sono rimasti sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e i servizi segreti deviati.

Nell’attentato rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. >>

la strage
Sergio Mattarella, preseidente della Repubblica in carica
la strage
Sandro Pertini, Presidente della Repubblica
1978 – 1985

La strage! Cosa possiamo aggiungere?

Posiamo aggiungere una cosa vergognosa, indegna di un paese civile, che continua a ripetersi, anno dopo anno da 37 anni.

A parte la verità processuale, stabilita finora, ci sono carte secretate. Sono state secretate dai servizi, dai governi, dalle autorità, per non turbare troppo lo spirito di coesione democratica nazionale. Immagino. O per coprire uomini, servizi e parti politiche per pensarla più prosaicamente. Carte che non vengono tuttora mostrate, nonostante le promesse di Renzi al suo insediamento a Palazzo Chigi. I nomi non vengono svelati. I nomi dei mandanti, degli organizzatori, dei fiancheggiatori degli attentatori, che probabilmente sono scritti, nero su bianco, in quelle risme.

Questo è inaccettabile e bene hanno fatto i parenti delle vittime ad uscire dal luogo della commemorazione al momento che il rappresentante del governo doveva prendere la parola. La strage di Bologna ha aperto una ferita che non può essere colmata con i silenzi, con le omissioni. Potremo far pace con noi stessi, forse, solo dopo che avremo conosciuto la verità.

Giancarlo

fonti

la stampa

la repubblica

Scritti contro la Guerra, contro la guerra scritti.

Scritti contro la Guerra

Scritti contro la Guerra dal profilo FB di Santino Gallorini, copio un suo post, dove spiega:

“Pubblico un altro drammatico racconto di Romano Salvi, che da bambino fu testimone dei ‘GIORNI DELLA CHIASSA’ e di altre tragiche storie.
GRAZIE Romano, per la condivisione. (Pubblicali questi tuoi ricordi!)”

.LE SCARPE DI CAMOSCIO…………..
….Sullo stradone che scorre in fondo alla collina del casolare, passano sempre più spesso motociclette a tre ruote con a bordo due tedeschi. Uno è alla guida, un altro è seduto su una carrozzina. In testa hanno un elmetto e a tracolla un grosso fucile. Un giorno una di quelle moto a tre ruote si ferma. I tedeschi scendono e sparano. Dalla finestra del casolare si sentono gli spari. Si vedono solo i tedeschi che ripartono con la motocicletta.

Bruno si riaffaccia alla finestra e vede il babbo e gli zii che scendono verso lo stradone.

Laggiù, proprio dove si erano fermati i tedeschi, c’è tanta gente. Anche Bruno segue, senza raggiungerli, il babbo e gli zii. Arriva fino alla strada e s’infila in mezzo a un gruppo di persone in silenzio. Davanti al fossetto che delimita la strada c’è un mucchio di ghiaia. Uno dei tanti disseminati lungo la strada, che gli stradini spargono ad ogni stagione sul tracciato per tenerlo ben livellato.

Bruno si fa largo.

Nessuno lo ferma, neppure il babbo e gli zii, tutti in silenzio. Si affaccia sul fossetto e ci vede disteso un uomo, molto giovane e ben vestito. Ha le scarpe di camoscio, sembra che dorma. Ma le formiche gli scorrono sul viso e sugli occhi aperti. Lui non si muove. Sulla fronte ha un rivolo di sangue secco che parte da due piccoli fori. È a lui che i tedeschi hanno sparato dopo averlo messo in piedi sopra il mucchio di ghiaia.

Lo capisce anche Bruno. Anche se non sa che il ragazzo è un partigiano sceso dalla montagna. Le Ss lo sapevano. L’hanno catturato e ucciso sul posto. Anche se era disarmato e ben vestito per non essere riconosciuto. Dal paese dove Bruno la domenica va a messa con la mamma. Arriva un uomo che spinge un carretto. Altri uomini sollevano il ragazzo e lo adagiano sul carro. Lo porteranno al cimitero per seppellirlo.

Al ragazzo con le scarpe di camoscio le Ss hanno almeno risparmiato le torture.

le Ss hanno almeno risparmiato le torture, non il massacro dei suoi cinque compagni. Tutti partigiani non ancora ventenni. Tutti dello stesso paese. Quando Bruno sarà grande leggerà i loro nomi su una lapide che ricorda il massacro. Affissa davanti al cancello di una villa, lungo la salita di una collina, da dove era riuscito a fuggire a piedi. Il ragazzo ucciso sopra il mucchio di ghiaia.

Gli altri cinque erano già stati catturati e trascinati contro il muro della villa, dai tedeschi che stavano saccheggiando le case dei contadini. Non li avevano uccisi fucilandoli, li avevano impiccati al cancello della villa. Uno per volta. Infierendo sul corpo di ogni vittima con colpi di pistola. Ai parenti fu impedita perfino la sepoltura dei corpi, massacrati con ferocia disumana. Forse avevano finito di sfogarla quando hanno ucciso il ragazzo con le scarpe di camoscio. Lasciando, almeno, ai contadini la pietà di seppellirlo.

Scritti contro la Guerra

Scritti contro la Guerra.

Ricordate di non farlo più.

Erano uomini, erano così giovani.
Non attendete un Dio misericordioso.
Siatelo voi.
Siamolo noi.
Viviamo in pace, con noi e con gli altri.
Giancarlo

Ancora Pace.

Ancora  Pace

Ancora pace a Perugia Assisi.

Perugia, sono stati 100mila i partecipanti alla 21esima Marcia della pace e della fraternità, Perugia Assisi.

 

Ancora PaceDi pace abbiamo parlato Qui mentre di guerra molto di più (cerca sul blog).

Ma credo sia meglio parlare di pace.

Mi piace che così tanti partecipino a manifestazioni che chiedono pace, chiedono di mantenerla. Perché noi l’abbiamo ma non è automatica, non viene per dono Divino ne intercessione di Santi. Viene se noi lo vogliamo, se ripudiamo e aborriamo la guerra.

Per definizione la pace è mancanza di conflitto, intermezzo di guerra. Vorremmo che fosse al contrario la guerra definita come mancanza di pace.

Grazie, a tutti partecipanti l’Italia ha bisogno di voi.

Giancarlo

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La strage di BOLOGNA, trentasei anni inutilmente…

Stazione di Bologna

Ecco son passati 36 anni da quando, a Bologna, scoppiò la bomba.

Son passati inutilmente.

Ancora non sappiamo chi furono i mandanti di quell’atto terroristico così grave, che assieme alla strage della banca dell’agricoltura in piazza Fontana del 1969 ed alla strage dell’Italicus del 74, cambiò l’Italia definitivamente.

Terrorismo? Ma quale? Di matrice Islamica? Ma no, allora non c’era ancora l’ISIS!

Forse Mu’ammar Gheddafi? No, lui sembra fosse invischiato con l’abbattimento del velivolo di ITAVIA sui cieli di Ustica, ma niente coinvolgimento in treni, ne in stazioni.

Saddam Hussein? No! Osama Bin Laden? Neanche! Al-qaeda? No, no! Questi sono icone moderne del terrore ed a quei tempi non si diceva chi terrorizzasse ed ancora oggi non è stato detto.

Chi furono?

Quelli che fecero quegli attentati erano dei nostri. Italiani e cattolici! Si son divertiti tanto a terrorizzarci, ci volevano far paura, e non solo, ci volevano piegare, e forse lo hanno fatto. E non ce ne rendiamo neppure conto. E non sappiamo neppure chi fossero. Non ancora.

Alla stazione di Bologna, quante ragazze son salite su un treno? Quanti ragazzi, studenti, militari di leva? Quanti lavoratori pendolari, insegnanti pendolari, ferrovieri o chissà? 85 di loro sono morti quel 2 Agosto 1980. 200 furono i feriti. E intanto sono passati 36 anni, il sindaco di Bologna Virginio Merola è ottimista: “è stato approvato il reato di depistaggio“, chi, ancora oggi, depista verrà punito.

(depistaggio de·pi·stàg·gio/sostantivo maschile

  1. Sviamento di un’indagine condotta dalla polizia o dal magistrato; estens., manovra o tattica mistificatoria.

E quindi?

E tutti promettono verità.
La verità è l’ottantaseiesima vittima della bomba.
E trentasei anni ne hanno decomposto ancor più il corpo smembrato.
Una lacrima per le vittime e i feriti.
E un ricordo per non dimenticare.
Giancarlo
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Strage di Bologna, 2 agosto 1980. Beppe Briguglio, Patrizia Pulga, Medardo Pedrini, Marco Vaccari – www.stragi.it/ Dettagli dell’autorizzazione Copyleft © È permesso copiare, distribuire e/o modificare questo documento in base ai termini della GNU Free Documentation License, Versione 1.2 o successive pubblicata dalla Free Software Foundation; senza alcuna

 

 

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Una stazione

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Bologna, sempre generosa.
 Fonte

Il fatto quotidiano

G U E R R A, chi vuole che ci sentiamo in guerra?

G U E R R A

Parigi dice siamo in g u e r r a, forse non si ricorda di averla fatta prima lui la guerra bombardando Raqqa, prima ancora bombardando Tripoli e ancora avanti con le loro scelte di politica Coloniale e post coloniale.

Ma perché in Europa si sente tanto bisogno di guerra?

Un nemico comune è utile.

g u e r r aMa un nemico in casa è distruttivo.

Dobbiamo isolare i terroristi non coltivargli il consenso. Il terrorismo va sradicato non innaffiato.

Smettetela, smettiamola con la cultura del pregiudizio e della diffidenza.

Domandiamoci perché ci sono terroristi Francesi o di altra nazionalità, giovani, islamici, disposti a fare quegli atti che abbiamo visto ed ancora vedremo, se troviamo una risposta, forse, riusciremo a correggere le storture che ne sono la causa e la ragione, ma se non lo facciamo non li capiremo e non potremo neutralizzarli, solo combatterli, ma combattere significa essere in guerra e noi vogliamo vivere in pace, non morire in guerra.

G U E R R A

Questi giovani trovano nutrimento in internet, blocchiamo quei siti che propugnano la Jihad, ma soprattutto creiamo le condizioni per cui non sono nessuno in patria e cerchino la gloria combattendo in casa una guerra di altri per interessi di altri, contro di noi, il nostro stile di vita la nostra cultura, che dovrebbero essere anche loro.

Forse abbiamo sbagliato tutto?!

Non continuiamo così, non prendetevela con il vicino, con il profugo, con il rifugiato, con il pezzente emarginato, prendetevela, prendiamocela con chi li manda, li smista, li trasporta. Con chi pone le condizioni che debbano fuggire.

Ma non prendiamocela neppure con il giovane arabo di seconda o terza generazione, che abbiamo cresciuto senza valori nel mito di glorie passate e lontane che qualcuno non smette di evocare.

G U E R R AColpiamo chi le evoca, chi s’ingrassa coi vermi dell’odio.

Togliamogli il terreno sotto i piedi.

Ceppoduro

Sangue, oggi scorre un fiume di sangue, ovunque

Sangue, oggi scorre un fiume di sangue.

Sembra sia arrivato il tempo della barbarie. Alcuni uomini versano sangue umano a fiumi. Senza pudore, senza ritegno, anche il loro sangue. Li chiamano terroristi e terrore ne incutono, è vero, e molto. Ma non è solo quello diretto, quello delle vittime del proprio atto e quello che cade suoi presenti, a terrorizzarmi. Mi terrorizza di più il sangue di seconda mano, quello del racconto delle gesta compiute, quello della radio, della televisione, dei media, in generale. Quello per sentito dire.

NON SONO LE LORO AZIONI A TERRORIZZARCI. BENSI’ È LA NARRAZIONE DELLE LORO AZIONI, CHE CI PRENDE, COME UN VIRUS LETALE, E CI INCHIODA AI NOSTRI DIVANI, INCAPACI DI REAGIRE.

sangue

Quando sentiamo la notizia di un attacco terroristico, ci lasciamo rapire dal racconto, dalle immagini, dai commenti sull’accaduto. Ne parliamo, ne analizziamo ogni singola piega. Vogliamo conoscere anche i dettagli raccapriccianti, ma che ci affascinano e non riusciamo ad evitare di cercare, di ascoltare, di sentire. Ne siamo inorriditi e compiaciuti allo stesso tempo, che anche questa volta l’abbiamo sfangata, non eravamo il bersaglio prescelto.

Subiamo lo stesso fascino dei curiosi nella corsia opposta all’incidente in autostrada. Che morbosamente vogliono vedere che cosa sia successo, anche se sanno bene che non potranno vedere nulla. Che non conoscono i malcapitati coinvolti nell’incidente. Ne capiranno minimamente quello che sia successo. Però proviano paura, una paura esagerata. Che vorrebbe protezione e che ci fa incazzare con tutti. Ce la prendiamo con tutti: i diversi, gli stranieri, i non omologati, i fuori di testa. Ma le responsabilità di quanto succede non possono essere date a tutti, meglio restringerle, oggi il nemico è l’ISIS, Al Qaeda o l’arabo ISLAMISTA.

Oggi abbiamo più paura di sempre, nonostante la statistica ci dica che 5, 10, 100 morti non rappresentino nulla rispetto alla popolazione che ne è stata colpita.

Ogni volta che l’atto viene ricordato, commentato, è come se si ripetesse nuovamente con nuove vittime. Ecco che statisticamente diventa importante. Ci sembra di essere assediati, di non avere scampo. Ci sembra che ad ogni angolo possiamo trovarci di fronte ad una minaccia terroristica. Per ogni giornale radio, per ogni approfondimento, per ogni news che ascoltiamo, per ogni chiacchiera che facciamo, per ogni post su FB, per ogni tweet nell’aria il nostro senso di impotenza e la nostra paura aumentano, crescono, ingrossano, si ingigantiscono.

Sangue

Certo quanto altro succede nel mondo non serve a tranquillizzarci, anzi.

Certo una politica senza idee ne  ideali, basata sul nulla, che twitta senza dir nulla, come quella attuale, non ci aiuta.

Il continuo afflusso di migranti, la presenza intorno a noi di tanta gente di diverse etnie, di cui non sai nulla, ne da dove vengano, ne che idee professino, fa paura. Rende ognuno di loro un possibile killer, un terrorista, una bomba, pronta ad esplodere.

E allora? Che dobbiamo fare?

Molti vorrebbero la guerra contro l’ISLAM. Non ricordando che la prima guerra mondiale ha fatto almeno quindici milioni di morti e la seconda oltre settanta milioni. Non sembra una soluzione.

Niente, credo che non dovremmo fare niente. Continuiamo a vivere la nostra vita. Sperando di aver abbastanza soldi e salute per stare bene, a lungo. Come lo sperano gli stranieri che ci circondano la sera in piazza, a prendere il fresco, e che vorremmo combattere in questa ipotetica guerra al terrorismo.

I muri non servono più.

Adesso che siamo già tutti assieme, servirebbe di più smussare le differenze, ridurre gli attriti, pacificare gli animi.

Aiutiamo il mondo deprecando la guerra, anche riducendo o smettendo di fare tutte le piccole grandi battaglie, che giornalmente combattiamo con i nostri confinanti, vicini, conoscenti, colleghi, mariti, figli e via dicendo.

Aiutiamolo propugnando la pace, allentando le piccole grandi tensioni che proviamo ogni giorno con chi ci è vicino, figli, mogli, colleghi, condomini, stranieri ecc.

Aiutiamo il mondo RIFIUTANDO la reintroduzione della pena capitale in EUROPA, anche se dovesse essere utilizzata esclusivamente contro i terroristi.

Vogliamo vivere in un paese, in un’area del mondo libera, laica  e civile. Senza fanatismi di alcun genere, ne religiosi, ne tanto meno, politici.

Ma non ci riusciremo mai. Non ci riescono gli STATI UNITI D’AMERICA, dove continuano, con una scusa o l’altra ad uccidersi tra se, tra neri e bianchi, tra bianchi e rossi tra anglosassoni e latini. Non c’è riuscita la RUSSIA, che dopo la disgregazione dei suoi confini ha visto fronteggiarsi tutti i suoi popoli. I Baltici, l’Ucraina, la Cecenia ecc. Non c’è riuscita la JUGOSLAVIA, che il maresciallo Tito voleva multietnica e felice, che si è massacrata nei Balcani. E non c’è riuscita l’ITALIA dove un partito è nato solo per antagonismo con i terroni del sud, emigrati al nord per lavorare nell’industria e nell’indotto Fiat.

Non si prospetta un  radioso futuro, ma almeno non facciamoci il sangue amaro.

Nonostante gli sforzi del governo, resterà un solo cantiere aperto in autostrada, sulla Salerno Reggio Calabria, c’è un elevato rischio che ne muoiano più nell’esodo di Agosto, in incidenti su strade ed autostrade Italiane, che in una anno per mano di terroristi.

Forse sarebbe meglio analizzare più a fondo i problemi dei trasporti che le gesta dei terroristi, sarebbe più interessante e più proficuo, che ne pensate?

CEPPODURO

Casus Belli. Ora basta! Guerra, guerra, guerra!

Casus Belli

Un Casus Belli, quanto è successo a Nizza sembra proprio configurarsi come una ragione, millantata, per fare la guerra. Oggi è stato tutto un susseguirsi di dichiarazioni, di “basta un se ne po più” di “dobbiamo reagire prima che ci uccidano tutti”. Di “I mussulmani non sono tolleranti. Neanche i moderati dichiarano apertamente di essere contro il terrorismo”.

Insomma: “è tempo di reagire”, “facciamoli fuori questi sporchi musi rossi” o Vietcong o Zingari o…

Casus Belli

Ma se ci pensiamo bene quanto accaduto a Nizza, non ha gran che di terroristico. Certo un pazzo si è lanciato tra la folla con l’intento di ucciderne quanti più possibile. Con la volontà di farsi ammazzare, sparando all’impazzata.

Ma non per premeditazione islamica o dell’IS o di AlQuaeda , no. Voleva dimostrare alla moglie, che lo aveva lasciato, di avere le palle. Ha venduto cara la pelle, è stato un suicidio. Le sterzate non servivano a uccidere più gente, ma a schivare il più a lungo possibile i colpi di eventuali poliziotti. Che poi, inevitabilmente, come lui sapeva bene, sono arrivati a bersaglio e lo hanno ucciso.

Terrorismo?

Certo ha fatto una strage, ma non è stata rivendicata, non seriamente. Non è stato un attacco alla Francia, se non personale da quel piccolo bastardo, che forse ce l’aveva con quella nazione che ha dato modo alla moglie di ribellarglisi e lasciarlo. Che ha dato alle donne quei diritti che in altre parti del globo si ostinano ancora a negare all’altra metà del mondo, quello femminile.

Ma, con il dovuto rispetto per le vittime, non sono morti per colpa di terroristi. Che poi ci terrorizzi l’idea che chiunque sia sopra un camion possa ucciderci, lo capisco. Allora non andiamo in autostrada. Perché è quello che vi succede ogni giorno. Andate a vedere, sulle strade Italiane, quante morti ci sono per scontri tra e con camion ogni giorno. Tutti islamisti?

Ma tutti, nel caso Francese, non hanno avuto dubbi, anche la dinamica è stata raccontata “pro Jihad sua”, sin dall’inizio, per poi retrocedere ad un “semplice” suicidio. Con strage vendicativa, ma pur sempre suicidio.

Casus BelliJiad

Casus belli

Sono preoccupato non voglio un casus belli, non voglio guerre sante, guerre avventate. Non voglio limitare le mie libertà per combattere il nemico. Cosa possono fare, far chiedere il nullaosta 98 a tutti i camionisti prima di salire sul loro mezzo di trasporto?

Se questo è terrorismo non possiamo fare nulla se non conviverci o mettere bande chiodate ad ogni strada con un poliziotto all’inizio ed uno alla fine della strada stessa a manovrarle, come l’arbitro di porta agli Europei, suvvia, siate seri.

Forse I Francesi hanno la coda di paglia, forse i Francesi non hanno la coscienza pulita ma questo non può, di nuovo, scatenare una guerra. Contro chi, poi? Non è che qualcuno vuole resuscitare l’IS, dato oramai per spacciato, per altri scopi?

Suvvia riportiamo l’evento su un piano razionale. E’ stata una tragedia immensa, che dovremo evitare che si ripeta nelle stesse modalità. Ma che non riusciremo ad evitare ancora in modi diversi.

E stata una sciagura.

Piangiamo i morti ed aiutiamo i feriti.

Che sono le uniche due cose serie da fare.

Saluti

Ceppoduro

Leonardo e il Ponte di Bucine

Leonardo e il Ponte di Bucine.

leda_and_the_swan_1510_1515 attribito ad un allievo diLeonardo

Il ricercatore leonardesco Francesco Sordini è convinto che il ponte che si vede dietro Leda nel dipinto “Leda and the swan” (1510-1515) attualmente esposta alla Galleria Borghese di Roma ed attribuita ad un allievo di Leonardo, sia il ponte di Bucine, ponte Romano distrutto durante il secondo conflitto mondiale e mai ricostruito. Leggi qui.

Sembra che a questa conclusione lo studioso sia pervenuto studiando il paesaggio del quadro intorno al ponte, si vedrebbe con incredibile somiglianza il vallone in Pratomagno come lo si vede dal vecchio ponte di Bucine.

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Sarebbe interessante pensare di ricostruire il ponte, preservando per sempre l’integrità dell’unica arcata sopravvissuta.

DSC_3805_lzn DSC_3807_lznIl sindaco Tanzini potrebbe avviare l’iter necessario a fare in modo che ciò avvenga.

Ci sono varie ragioni per farlo:

(ri)costruire un ponte è sempre positivo, meglio di un muro al confine o di una barricata, è un’idea di pace.

Mantenere e preservare dalla completa distruzione il ricordo, ed i ruderi di un manufatto così antico dovrebbe essere il primo impegno di ogni persona civile.

Evitare che l’ingegno ed il sudore dei costruttori Romani dell’epoca vada perduto.

A pochi metri dal ponte sono nato io, dalla finestra della camera natale posso ancora vedere i resti del ponte di fronte al mio sguardo.

Non è comunque concepibile in un paese Italiano di non fare nulla per preservare questo monumento. A cosa servono le sopraintendenze? E tutti gli altri boureaux burocratique, Dislocati a destra e a manca tra comune provincia e regione? Pieni di tecnici di livello che saprebbero come fare, se solo gli dicessero di farlo, per recuperare gli antichi splendori del sito.

Ma sembra evidente che si preferisca piangerci addosso, volere i turisti a visitare il nulla quando potremmo averci delle cose.

Non abbiamo i soldi? Chiediamoli a chi il ponte l’ha devastato. Alla Germania, alla UE, agli USA. Presentiamo un progetto di recupero serio e portiamolo avanti.

Se qualcuno è d’accordo con me per favore commenti l’articolo. Vedi mai che non sia possibile riportare ai vecchi splendori un monumento che le ragioni della guerra volevano perduto.

Giancarlo

Fonte:

Comune di Bucine

Olocausti

Nel mondo tanti

Olocausti (*)

 

olocausti

Famiglia Cristiana, in un post condiviso da Lilia, evidenzia che c’è un altro giorno della memoria, raccontandoci che:

“Il 1 febbraio 1876 gli Stati Uniti dichiararono guerra ai Sioux che non volevano abbandonare i territori dov’era stato scoperto l’oro. E fu l’inizio del massacro di Wounded Knee”

Io ho asserito:

“Della storia del genere umano non si ricordano che omicidi, massacri, genocidi, guerre, battaglie, conflitti, invasioni, bombardamenti, incendi, oppressioni, soppressioni, distruzioni, annichilazioni, sottomissioni, persecuzioni e via discorrendo.
Più o meno tutti eventi e date da ricordare perché hanno cambiato la vita dei nostri predecessori ed influenzano anche la nostra. Ma, evidentemente, mai in positivo. Perché, sebbene ricordate, quelle date e quegli eventi si rigenerano e si ripetono continuamente. Sempre nuovi e sempre uguali a se stessi.
Vorrei, un giorno, commemorare un giorno in cui non è accaduto nulla.
Un giorno in pace da rievocare ogni giorno a seguire.
Ma questo non sarà possibile, aggiungeremo altri lutti, altri eventi funerei alla nostra storia. Li ricorderemo e non impareremo mai a non ripeterli ancora in futuro.
E così sarà, nei secoli a venire.”

Olocausti, mi scrive Lilia:

“Chissà, io sono cresciuta sperando nel Sole dell’Avvenire e sono stata educata all’ottimismo, quindi spero sempre che le cose si mettano meglio. Ma l’idea di festeggiare il “Giorno in cui non è successo Niente” mi pare geniale. Da lanciarci una campagna on line!”

Non riusciremo a farne una bandiera, ma sarebbe un bel cambio di paradigma cominciare a scrivere la storia sui non eventi. Trovassimo un modo per farlo, per cominciare a scrivere la “nuova storia moderna”.

OGGI, NON FOSSE ACCADUTO NULLA DI MALE NEL MONDO, SAREBBE UN GIORNO DELLA MEMORIA FANTASTICO.

Un giorno senza olocausti, rivoluzionario.

Troviamone uno, da festeggiare, da cominciare a festeggiare ora.

Giancarlo

 

 

 

 

Fonte:

Famiglia cristiana

Profilo di L. Hartman