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Calenda

Calend-air

Calenda

Mi meraviglia il ministro Calenda.

Calenda che dice di non voler parlare con quella gentaglia. Quelli che vogliono licenziare cinquecento persone entro un mese. Nel mese elettorale. Quelli che non vogliono applicare ammortizzatori sociali. Quelli a cui piacciono gli incentivi Slovacchi, tasse e costo del lavoro compresi.

calenda

Ma Calenda non si ricorda di essere stato ministro dello sviluppo economico nel governo Renzi. Governo che ha approvato, orgogliosamente, il Jobs Act. D’accordo lo strumento legislativo è precedente alla sua responsabilità ministeriale ma in quel periodo lui era viceministro dello sviluppo economico, quindi quei provvedimenti li ha pensati e voluti chiaramente anche lui.

E non pensava, allora, che quell’infausto provvedimento che avrebbe dovuto favorire l’assunzione di lavoratori, con incentivi economici alle imprese, a scapito della sicurezza del posto di lavoro, poteva essere preso anche da altri governi Europei?

Calenda, ora che è la Slovacchia…

Ora che è la Slovacchia a dare incentivi, ora che l’Italia non se lo può più permettere, il ministro si lamenta della multinazionale che vuole licenziare qui, e lo può fare, per andare di la, a prendersi gli sgravi che qui non ci son più?

Ma dove vive il nostro ministro?

Ma veramente pensava che il capitale internazionale gli fosse riconoscente, evitandogli l’imbarazzo di licenziamenti nel periodo elettorale?

E chi sosteneva il governo Renzi e magari sostiene ancora ancora quelle idee, chi pensava l’avrebbe preso in culo alla lunga?

Certo Calenda è anche il ministro che afferma non sia corretto ridimensionare l’Alitalia in un mercato in “forte” espansione come quello del trasporto aereo in Italia.
Ma allora si metta in gioco si dimetta e rilevi lui l’azienda e fondi la sua Calendair, tanto se non va, potrà sempre licenziare tutti anche lui.

E’ il Job s Act baby!!!

Meno male che presto votiamo, almeno dopo, per un po’, non sentiremo vomitarci addosso tutte ‘ste fregnacce.

Ceppoduro

Rapporto DAVOS 2018

Sì, è passato un anno dal precedente

rapporto ed uno nuovo (DAVOS 2018) è stato appena pubblicato da OXFAM.

Nulla è cambiato, se non peggiorato.

I ricchi sono sempre più ricchi i poveri sempre di più e sempre più poveri.

leggi il reportage dello scorso anno Rapporto Uneconomia-per-il-99-percento_gennaio-2017 e quello di quest’anno Rapporto Davos-2018.-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza.

Questo non succede nel mondo, lontano da noi, ma anche in Italia, in mezzo a noi.

Allora mi chiedo perché qualcuno vada dicendo di aver fatto grandi riforme, che hanno migliorato la situazione italiana. Che hanno creato un milione di posti di lavoro. Come, del resto, aveva già fatto qualcun altro prima.

Poi anche se qualcuno dirà che i posti in più sono stati effettivamente creati, come certificato dall’ISTAT, dobbiamo domandarci cosa effettivamente ci abbiano dato?

Metà dei posti sono a tempo indeterminato e gli altri mezzo milione? Precari, come sono precari quelli fissi a tutele crescenti del Jobs Act.

Ma se avete il buon cuore

di leggere il rapporto OXFAM, quello che c’è e lavoro di sfruttamento, pochi, sempre meno, diritti associati a remunerazioni minori, aumenta solo la diseguaglianza e lo sfruttamento di genere.

OXFAM si appella ai politici perché al giorno d’oggi è difficile trovare un leader politico o un dirigente d’impresa che non dica di essere preoccupato a causa della disuguaglianza.

Ma ciò che conta non sono le parole, bensì i fatti, e proprio i fatti sono il punto debole della maggioranza dei nostri leader.
Nella pratica alcuni promuovono attivamente politiche che possono accentuare la
disuguaglianza.
Nel rapporto si afferma, tra l’altro:
I governi esercitano anche un altro ruolo chiave nella riduzione della disuguaglianza:
possono usare l’imposizione fiscale e la spesa pubblica per ridistribuire la ricchezza.

E qui, da noi, i “politici” parlano di riduzione delle tasse. Non ci servono meno tasse ci serve un utilizzo migliore ed onesto dei proventi delle tasse.

Raccomandazioni del Rapporto

Governi ed istituzioni internazionali devono prendere atto degli effetti che il modello
economico neoliberista produce sui poveri del mondo.
Devono inoltre adoperarsi per costruire economie più umane che abbiano quale obiettivo principale una maggiore equità.
La disuguaglianza non è ineluttabile; è una scelta politica. La maggior parte dei leader
politici opera tuttavia scelte sbagliate, nonostante affermazioni di segno opposto e
nonostante le richieste dei propri cittadini. Un po’ in tutto il mondo, i cittadini di molti Paesi rischiano la vita per far sentire la propria voce contro la disuguaglianza e l’ingiustizia.
CIVICUS, un’alleanza che opera in favore dell’empowerment dei cittadini, ha riscontrato gravi minacce alle libertà civili in oltre 100 Paesi i cui governi preferiscono soffocare la democrazia anziché combattere la disuguaglianza.

Importanza del lavoro

La creazione di posti di lavoro dignitosi e l’incremento della quota di reddito nazionale di lavoratori e produttori, specialmente donne, sono indispensabili nella lotta alla
disuguaglianza.
Il lavoro è dignitoso se fornisce:
• Un reddito equo
• Sicurezza del posto di lavoro e tutela sociale per i lavoratori e le loro famiglie
• Migliori prospettive di sviluppo personale e integrazione sociale
• Libertà di esprimere le proprie riserve, organizzarsi e partecipare alle decisioni che
incidono sulla propria vita
• Pari opportunità e pari trattamento per uomini e donne
Insomma leggetevi il rapporto e meditateci sopra.
Chiedetevi cosa ci promettono e cosa fanno e poi votiamo.

link:

Rapporto Oxfam

Articolo precedente

Ceppoduro

Diciottenni

Gennaio 2018

Diciottenni, oggi abbiamo diciottenni che andranno a votare a Marzo, invece di andare in guerra come quelli del secolo scorso.

Negli ultimi settanta anni abbiamo avuto il più lungo periodo di pace della storia dell’uomo.

Assieme ad altri diritti i nostri diciottenni potranno esercitare quello del voto.

Diritti non scontati, non regalati, conquistati, dai nostri padri, dai nostri nonni, anche quelli morti in quelle guerre che non abbiamo più fatto.
Diritti che dobbiamo difendere perché, naturalmente, cercano continuamente e cercheranno ancora di toglierci.

Questo ha detto il presidente…

Questo è in parte quanto detto dal capo dello stato nel suo discorso di fine anno. Bravo Dottor Mattarella, sono molto contento di queste sue parole. Tant’è che voglio dire ai diciottenni di oggi di continuare a fare come quelli di ieri, andare a votare chi questi diritti NON glieli ha tolti ne sembra intenzionato a farlo.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog di questi diritti.

Ma come capire chi ci garantirà i diritti e chi vorrà toglierli?

Non crederemo mica a tutte le promesse elettorali? Ne che un politico vorrà dirci la verità sulle sue intenzioni?

E allora?

Quante domande.

Intanto non fidatevi di chi prometterà l’impossibile.

Non potremo continuare così per sempre, dovremo rivedere il nostro stile di vita. Dobbiamo ridurlo, ma non per consumare meno, dovremo solo consumare meglio.

Basta telefonini, basta cibi esotici, basta usare l’auto, basta sprecare, basta accontentarsi di prodotti scadenti alla moda, basta spendere poco.

Oggi potremmo avere tutti tutto di qualità al giusto prezzo.

diciottenniDiciottenni votiamo

Allora votiamo per chi non ha bombardato nessun tiranno, per destabilizzare l’area. Chi non ha attentato alla nostra Costituzione, per trarne facili vantaggi. Allora votiamo per chi non ha destabilizzato il mondo, per chi quella Costituzione l’ha difesa.

Votiamo per chi non regala i nostri soldi a lobby bancarie, industriali o di servizi. Allora votiamo per chi non ci ha tolto neppure un diritto, o un articolo di statuto, anche se continua a ricordarci i nostri doveri. Come quello di pagarle le tasse, in base alle proprie capacità. Quello stesso che però non si mette in tasca quei soldi come fossero suoi o li regala ai suoi amici come non fossero nostri.

Ceppoduro

Venerdì nero

Finalmente è finito il

Venerdì nero. Ma è finito veramente?

Se ho capito bene continua nei giorni di Sabato e Domenica, e forse Lunedì.

Si vede che è falso, se fosse vero lo farebbero un giorno solo e chi non ce la fa non ce la fa. Tre quattro giorni è come dire “comprate, comprate che abbiamo bisogno”.

Poi, non si capisce come, da quasi sconosciuta usanza dei paesi anglosassoni, oggi scoppia, straripa, deborda ogni dove. Ma sarà vero? O, in coda all’ottimismo Renziano, vogliamo tutti comprare, vorrebbero tutti che comprassimo. E tutto il pesticcio intorno, tutto il vociare, è solo pubblicità, per convincerci a partecipare, a comprare, a spendere?

Secondo una mia amica…

Secondo alcuni il tanto reclamizzato Black Friday trarrebbe il suo nome dal commercio degli schiavi.
“Il giorno dopo Thanksgiving Day i commercianti di schiavi li vendevano
a prezzi ribassati per non doverli mantenere durante il periodo invernale.
Venerdì neroAltre fonti la vedono diversamente:

come FOCUS o WIKIPEDIA, a proposito leggete le due definizioni e indovinate (chissà) chi avrà copiato chi? Vanity Fair la fa più lunga, ma anche qui solo le solite cose.

Qualcosa meglio fa everyeye.it che racconta sia una bufala la vendita degli schiavi.

Wired conferma la bufala e sembra il meglio informato.

Snopes classifica, definitivamente e senza scampo,l’origine schiavista come falsa.

Ma insomma

In Italia il black friday cos’è?

Niente!

Ovvero è un’opportunità per i consumatori? Non credo.

Un’opportunità per i commercianti? Certamente, specie per i negozi on line.

E per chi altri?

Per i politici, sicuramente. Quelli che vogliono convincerci che va tutto bene, che c’è stata la ripresa, che la crisi è finita, che va tutto bene.

Con milioni di lavoratori precari, come la maggior parte di quelli della aziende di vendita on line, che spingono il black friday.

Insomma proprio un Venerdì Nero

Ceppoduro.

 

San Vincenti

VENDEMMIA

A San Vincenti, paesino Toscano in quel di Siena, c’è una pieve ed una tenuta, la Tenuta San Vincenti, appunto. Ci sono viti e olivi e ora era il tempo della vendemmia. La vendemmia, quando il tempo è buono, è una festa, si ride, si scherza, ci si prende gioco degli altri.

Qualcuno lavora di più, qualcuno lavora di meno, ma nessuno resta indietro (ma questa qui è verità vera, mica un modo di dire).

Paesaggisticamente la tenuta è un gioiello incastonato nel fianco dai monti del Chianti, sormontato da boschi e villaggi. Nel fondovalle si vedono le Crete Senesi e in lontananza l’Amiata. Montebenichi, nel comune di Bucine, rimane proprio di fronte.

San Vincenti

San VincentiSan VincentiMa…

Non sono solo i panorami naturali a stupirci. Anche le modifiche antropiche, le vigne, sono paesaggi unici, uguali ma sempre diversi.

San Vincenti San Vincenti San Vincenti San VincentiMa torniamo a noi, alla vendemmia ecco i protagonisti (gli attori ed i trattori).

San Vincenti
Hassani

San Vincenti
Rosi

San Vincenti

San Vincenti
Tiziana

Michela

San Vincenti
Alessandro
San Vincenti
Matteo

San Vincenti
Alessio
San Vincenti
Lorenzo

San Vincenti
Roberto

Eccoli al lavoro:

San Vincenti San Vincenti San Vincenti San Vincenti San Vincenti

San Vincenti
Peter

Guardate che uva è stata raccolta:

San Vincenti San VincentiNella tenuta trovano posto anche fiori e altri frutti, non solo uva.

San Vincenti Eppoi, eppoi, la vendemmia è finita, o quasi e bisogna festeggiare, si mangia.

Una griglia fenomenale, innaffiata di vino, di ottimo vino.

San Vincenti
Il vero mestiere di Riccardo

San VincentiSan Vincenti

San Vincenti San VincentiA tavola.

 

Un ultimo giro di facce di quelli che un giorno potranno dire: “Io c’ero”.

Scusate ma prima c’era lui, non posso dimenticarmelo.

San VincentiEcco ora gli eroi della vendemmia 2017:

Barbara

Marilena

San VincentiPrima di finire facciamo un giro in cantina.

Giancarlo Arrigucci 2017 Giancarlo Arrigucci 2017 Ecco è finita, la giornata, la vendemmia, la gita in un posto da sogno.

Giancarlo

Prendono Trump per populista incompetente protezionista.

Prendono Trump per…

Prendono

Prendono Trump per populista.

Perché promette, promette e non fa niente.

Mi! Mi par di vederli, questi populisti, governarci negli ultimi trent’anni. Mi! Mi sembra che oggi siano ancora lì, al governo.

Prendono Trump per incompetente.

PrendonoPerché non sa nulla di politica.

Mi! Gli incompetenti mi sembra di vederli qua. Ma magari è vero. Mi! Magari fosse vero anche qui. Voi dite che è vero anche da noi? Mi! Se lo dite voi.

Prendono Trump per protezionista.

PrendonoPerché vuole metter dazi in un mondo globalizzato. Mi! Che senza dazi la fabbrichetta, o la fabbricona, l’han portata in Romania, Polonia e Bulgaria. Che poi se si va a vedere ben bene, son già arrivati anche in Bielorussia e tutt’attorno.

Qualunque cosa ne pensino i nostri eroi della finanza, coi dazi in entrata le fabbriche restavan qui, sicuro.  Però domandandoci a chi giovino i dazi? Non ai  ticoon finanziari, è la risposta. E allora giù a globalizzare, che è bello. Bello, bello, bello! Soldi che girano, vorticosamente. Soldi che vanno, soldi che vengono, impacchettati discretamente. In buste, bustine e bustarelle.

Soldi, tanti soldi, un fiume vorticoso, un fiume in piena. Soldi di tutti, che tutti stan bene, anche tu. Sinché non ti ti accorgi che i soldi son finiti. Soldi non hai. Soldi non fai! Chi ha un laghetto, di liquidità, continua a pescare e prendere pesci. Chi è al verde si può solo sparare.

Il risultato di questa liberalizzazione, globalizzazione e plutodemocrazia è la ghettizzazione della società. O stai nel ghetto dei ricchi o in quello dei poveri.

Nel ghetto dei ricchi si sta bene, tra i poveri è gara alla sopravvivenza.

I più poveri lavorano a meno ed impoveriscono di più.

I più poveri comprano a meno ma spendono tutto ed hanno ancor meno.

La merce a meno si produce dove il lavoro costa meno (gli uomini che lavorano costano meno) e si consuma dove gli uomini che hanno meno sono di più e guadagnano sempre meno. E si continua così finché i sempre più numerosi poveri se lo potranno permettere. Mentre i dazi, che non ci sono, non riaggiusteranno mai il tiro. Mentre il lavoro si sposterà ancora ad est per scansare le richieste dei poveri e creare nuovi poveri. Sempre più in là.

Prendono Trump per il culo

Perché definisce il campo di gioco, le regole e le squadre a modo suo, senza sentire il parere dei politici.

Quando dovrebbero imparare da lui.

Le fabbriche delocalizzate in Messico tornano in Texas, gli Statunitensi troveranno lavoro a casa e non all’estero, se vuoi investire ti conviene investire negli Stati Uniti per non pagare il dazio, i prodotti senza dazio, fatti in USA si venderanno meglio, a prezzi inferiori e ci si guadagnerà di più.

Bravo Trump, non credo che tu sia un benefattore, ma almeno dici le cose come stanno, prendendo a schiaffi questi signori, servi di chiunque, ma grandi maestri di vita.

Ceppoduro

Tasse: che facciamo, le paghiamo, o no?

Tasse: la costituzione non ne parla, se non indirettamente negli articoli:
Articolo 2 e 53.

TASSE e COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività

Questo sembra tutto, a parte altri cenni sul pareggio di bilancio, nessuna menzione a tasse e gabelle.

Quindi contribuire economicamente alle spese della Repubblica è richiesto inderogabilmente a tutti in ragione della capacità contributiva (della disponibilità personale).

Bene, bene, bene.

Si devono pagare le tasse, o almeno si deve contribuire alla ricchezza pubblica e deve concorrere di più chi ha di più.

Ma chi paga le tasse?

Sicuramente i cosiddetti “consumatori”. Sono i migliori pagatori. Ci sono tasse come l’IVA che non sono “evitabili”, loro le devono pagare. In molti casi il balzello è del 22% del valore della merce, non poco direi, ma accettabile se tutto gira bene donare un quinto del valore acquistato è ragionevole e possibile.

Però questa è una tassa ingiusta, colpisce allo stesso modo, per lo stesso importo, sia chi ha tanto che chi ha poco. Qualcuno cerca una giustificazione nel fatto che il ricco spenderà molto ed il povero meno, il che riequilibra la tassa ma non le differenze sociali. Differenze, d’altronde, che non mi sembra vogliano essere riequilibrate da nessuno, ma forse sbagliamo.

Le tasse più giuste, anche se molto salate, sembrano essere quelle sul reddito, se tutti lavorano (sic), tutti contribuiscono, ed in proporzione al guadagno.

Peccato che non tutti paghino: Qualcuno legalmente con gli sgravi fiscali, che altri invece non hanno. Qualche “contribuente” non paga perché non è conosciuto o si nasconde al fisco. Questi “non contribuenti”, confidiamo, saranno ricercati, trovati e perseguiti. Ricercati sicuramente. Trovati raramente. Perseguiti mai.

Questa sembra una forte sperequazione. Ma non è la sola. Abbiamo tasse sugli immobili, sulle automobili, sui mobili, sui fermi e sugli infermi e chi più ne ha più ne metta, che anche loro non sono ne eque ne solidali. Per questo… possiamo dire che…

Le tasse ci sono.

Ma a pagare sembrano sempre i soliti, soprattutto senza proporzionalità.

E’ una questione di cultura, di etica: si cerca di pagar meno nascondendo l’importo versato e, contemporaneamente, si sfoggia ricchezza mostrando di avere più di quanto sia possegga veramente.

Dovremmo insegnare ai nostri giovani ad essere orgogliosi di contribuire più di altri alla vita comune, orgogliosi di mostrare non quello che si ha ma quello che si paga di tasse.

Questo non precluderebbe di possedere più di altri, perché ci verrebbe chiesto in proporzione a quanto abbiamo, a tutti.

Ma prima dovremmo far piazza pulita dei ladri, dei corrotti e di tutti gli approfittatori che girano intorno a noi. Non sarà facile ma possiamo vincerli se non li invidiamo, se non li consideriamo furbi, se non lo faremmo anche noi se potessimo. La sfida è solo culturale. L’etica si insegna, prima, in famiglia con l’esempio e poi a scuola con le parole.

tasse

Invertiamo la rotta.

Insegniamo ai nostri figli.

Pretendiamo una scuola migliore.

Denunciamo pubblicamente che imbroglia.

E speriamo bene perché la vedo dura.

Ceppoduro

 

 

Elogio dell’incompetenza.

 

Ancora elogio dell’incompetenza.

Oggidì sento un gran vociare .

In strada gente che bercia per farsi notare, strilloni davanti all’edicola che mantrano: “iiiooo, …saprei come fare!”, “iiiooo, …ho la soluzione ai problemi!”, “iiiooo, …che ho tanta esperienza…”, “iiiooo, …che da vent’anni…”, “iiiooo, che ho gli amici giusti….”,  “Lasciatemi fare a me, che conosco com’è”, “iiiooo… “.

E sento altri urlare contro: “Non siete capaci di nulla”, “Siete tutti Imbranati, senza nessuna esperienza”, “Non sapete nemmeno quello che fate”, “Non fate nulla, combinate solo disastri perché non conoscete la macchina che vorreste guidare”, “Li avete messi li, ma combineranno disastri, vedrete, vedrete…”, “Anzi, non combineranno niente, non sanno comandare”.

“E Roma non è orma d’amor, ne ramo di mora, ne Livorno, ne Parma ne Torino”.

“Voi vorreste fare cosa?”

“E’ giunta disgiunta la giunta di Roma che aroma d’arrosto c’è giunto or or”

Elogio

E io… resto attonito. Io… non capisco che succede. Io… non capisco cosa non va e nemmeno capisco perché dovrebbe andare meglio in altro modo.

“C’han provato tutti da dritta da manca, e per questo ch’arranca di Roma l’onor”.

Io… sono esterrefatto. Eppure il cambiamento l’ho voluto anch’io: “Togliamo di mezzo tutti i parrucconi, i vecchi, i baroni, aggrappati alle loro laide cattedre. Largo ai giovani. Largo al cambiamento, di facce, di teste, di paradigma. Facciamo le cose  per il bene comune, non per interesse personale, fermiamo il sistema ormai marcio e mafioso”.

Poi d’incanto qualcosa

Poi d’incanto qualcosa simile a quel che pensavo accade, ed invece di elogi sento il fervore di inquisizione, i ferri e le gogne per il nuovo e di molti l’accanirsi sui pochi, vedo forche e forconi levarsi in alto contro i giusti, vedo pestare l’acqua della riva per intorbidire lo stagno.

Mi rendo conto che anche prima c’erano berciatori di strada, mestatori di acque, affumigatori di gente ed accaniti censori.

Ma non son più gli stessi. Quelli che ora si stracciano ora le vesti, sono i benpensanti di prima, chi ora si rivolta e s’indigna, prima, allegramente, leccava il culo ai potenti.

Elogio

Ma che cosa è cambiato?

Di chi è la ragione?

Perché succede tutto questo?

Cui prodest?

Elogio

Certo chi ora non detiene il potere è logorato dalla sua mancanza, ma finora sembrava che la perdita dello stesso potere non lasciasse scontenti i perdenti.

Un po’ di riciclo, un cambio casacca, di qua e di la, a manca e manritta, l’un con l’altra girandosi intorno come in un valzer Viennese, lo scambio a distanza tanto ravvicinata da non distinguere differenze.

Anzi

Anzi abbiamo visto, subito semmai, le uguaglianze e un certo vanto, becero, a dir di far meglio (peggio) dell’altra parte avversa, sicché molte volte (sempre) non siamo riusciti a percepire il cambiamento. A parole, negli scopi dichiarati magari sì, ma nella sostanza no, mai.

Poi sono arrivati gli altri, i terzi, i terzi esclusi, alla spicciolata, alieni, si sono seduti sullo scranno ed hanno cominciato a guardarsi intorno, e, contando le stelle, hanno cominciato a dir di no. Respingendo i cani famelici, li attorno abbrancati all’osso, hanno tolto l’osso e smesso di smembrare la preda, cercando di rianimarla, dove non fosse già morta.

Hanno, non miracolosamente, ma scientificamente fatto risorgere le città che hanno preso, a volte velocemente, a volte le han dovute assediare, ma sempre han detto di volerne la rinascita, la resurrezione.

Io credo in questa gente, onesta e disinteressata, che non bercia e si lascia insultare con orgoglio, perché crede in quello che fa e crede che anche gli altri ci credano.

Vogliono un domani possibile, vogliono consegnare qualcosa ai nostri figli.

Dobbiamo credergli, dargli fiducia. Se non saranno “alti” (all’altezza) gli tireremo le pietre, se saranno “brutti” (faranno male) gli tireremo le pietre, se saranno “belli” (faranno per se) gli tireremo le pietre, ma se saranno e faranno quel che dicono di voler essere e fare, li ringrazieremo e gli chiederemo di chiamarne altri con se, che portino avanti le loro idee e proseguano nel loro percorso, dopo di loro, dopo di noi, per loro e per noi.

Credono all’occasione che fa l’uomo ladro, per questo si spogliano come Francesco dei loro averi. Per questo non vogliono onori e dopo un po’ non vogliono neppure mantenere gli oneri del loro lavoro (Come Menenio).

E’ una grande ricchezza dell’Italia di oggi.

Elogio loro.

Elogio la loro idea.

Ancora elogio la loro onestà.

E pure elogio la loro incompetenza.

 

Ceppoduro.

Numeri, amare considerazioni

Numeri.

Considerazioni, amare, sui Numeri.

Numeri.

Numeri ovunque, continuamente, sempre e comunque, veri, meno veri, non veri. Ci arrivano così tanti numeri che non se ne capisce il senso.

Numeri in pubblicità:

Come per il prezzo e le caratteristiche delle cose al megaristore o all’ipertroop: telefono con processore  a 100 megahertz, 10 megawatt, 2,4,5 mega di RAM, ROM, RUM, fino ad ubriacarti. Tutto a 499€ o 49,99€ prima rata, 29,90€ al mese fino a fine anno, a soli 9,99€, 99 centesimi… alla fine chissà cosa costa quanto? Gli sconti oramai non sono mai inferiori al 50%, meglio se, oltre al primo -50% aggiungo un altro -20%, anzi -40%. Numeri vomitati su di noi a getto continuo.

Numeri in statistica:

Ogni mese nuove statistiche che parlano del trend a fine anno, basandosi su quanto rilevato nei due o tre mesi precedenti. “Ridotta la disoccupazione dello 0,3%; 0,9 su base annua, per il secondo trimestre consecutivo, ma il numero dei cercalavoro aumenta anche se la disoccupazione giovanile cresce l’occupazione è stabile con un +0,1 medio. Statistiche con previsioni mai verificate: nessuno che ti dica tre mesi fa avevamo detto che sarebbe andata così, e ci abbiamo preso in pieno o, più realisticamente, non ci abbiamo preso per niente.

Numeri nelle tasse:

Boom delle entrate +4% ma il gettito è a rischio per le gelate di questa stagione. L’IVA cresce per l’annuncio della riduzione del cuneo fiscale, che sarà fatta quando il PIL sarà finalmente a due cifre, dopo la virgola. Numeri sempre e solo numeri.
Le cifre sono sempre interpretate a favore del governo in carica senza però, mai rinfacciarle a quello precedente, perché è pur vero che a volte ritornano e non vorrete mica parlar male di uno che oggi è nella polvere ma domani potrebbe essere ancora al balcone?

Numeri in politica:

Quello che succede o succederà per le decisioni prese viene spiegato con numeri semplici, + e – significano bene e male (o male bene a secondo dell’argomento)

– tasse = bene, + gettito = bene, – costi = bene + sconto = bene,

– disoccupazione = bene, + in cerca di lavoro = bene.

Ma anche + rifugiati = male – calcio = male.

Nessuno che dica: + trasparenza = – corruzione= bene, + corruzione = – servizi = male,

– stato = + mafia = male, – pubblico = + privato = male.

Numeri e parole:

E giù numeri in fila come se piovesse, tanto prima che ci si possa ragionar sopra ce ne danno in pasto altri che dicono il contrario ma che non smentiscono mai i precedenti. Poi se qualcosa è andato storto e va proprio detto che qualcosa è andato male, si tirano in ballo la congiuntura economica, la crisi finanziaria, le torri gemelle, l’ISIS e Saddam e Putin o la concorrenza Cinese.
Tanto che il servizio sui dati statistici sembra più un bollettino di guerra che realtà numerale. E il servizio alla radio, che dovrebbe farci capire, ci disinforma.

Parole , non numeri:

A proposito della radio, di tutte le radio, parlate, gridate, sghignazzate, di quasi tutte  insomma, i loro conduttori, speaker, giornalisti, imbonitori non solo non ci spiegano più i numeri che danno, ma non sanno più nemmeno l’Italiano, non sanno coniugare i verbi, non li mettono nemmeno correttamente al plurale.
Ma se non sanno nemmeno parlare, che volete che ci raccontino oltre le favole?
Beh secondo me sanno far bene il loro mestiere che oggi non è più di informare gli ascoltatori, ma di intrattenerli e dargli compiti leggeri da fare, calcoli e ragionamenti semplici, per tenerli occupati senza stancarli, per tenergli occupata la mente e non farli pensare, che pensare fa male e pensare male è peccato.

Numeri

Conclusione (amara) sui numeri:

Ci propinano tutti dei numeri, tanti numeri, che ci frullano in testa e non li capiamo:

Non li capiamo un po per pigrizia, nostra, un po per malafede, di chi ce li fornisce.

Poi non c’è nessuno che li spieghi, che ne spieghi il significato in fatti reali, su come cambiano la, o dipendono dalla, nostra vita.

Smettiamo di prenderli per buoni, critichiamoli, scopriamone il significato.

Vedremo che un PIL da dieci anni negativo o al massimo allo zero virgola non è un dato positivo, significa che i governi che si sono succeduti hanno fallito o ci hanno ingannato, lo 0, non è un risultato negativo dovuto alla congiuntura è un disastro e, probabilmente, qualcuno ci ha lucrato e ne ha mangiato o sperperato una parte che ora non c’è più e sarà sempre più difficile da recuperare.

Che vuol dire…

Quando ci dicono che la disoccupazione è calata dello 0, nell’ultimo trimestre non è migliorato nulla, siamo nella merda proprio come prima.

Quando ci dicono che c’è stato un boom di gettito fiscale, vuol dire che ci hanno tassato di più, abbiamo pagato di più, chi paga ha pagato di più.

Quando ci raccontano che hanno recuperato miliardi di evasione non hanno incassato un soldo di quelli evasi, perché gli evasori non pagheranno una lira a meno che non ci siano sconti e vantaggi per loro, e totale impunità, ovviamente, hanno scoperto un’evasione ma non troveranno mai i soldi.

E quando ti dicono che hanno salvato la tua banca, significa che la tua banca ti ha rubato i tuoi soldi e, non contenti, anche lo stato ti ha rubato dei soldi per salvarla.

Quando si scopre uno scandalo politico economico ti hanno fottuto un casino di soldi o di libertà.

Oppure quando piangono gli hai bocciato una legge costituzionale incostituzionale, significa che ti sei preso una piccola rivincita.

Goditela.

Ceppoduro

Forme di Governo. Quale sarà in futuro la nostra?

  • Repubblica semipresidenziale
  • Repubblica Socialista
  • Governo

    Qual’è la migliore tra le forme di governo?

    Vediamo, prima di tutto, quali sono le forme di governo attuali.

    Storicamente se ne sono sperimentate molte, quelle che voglio ricordare sono: Monarchia, Repubblica e Dittatura.  La monarchia e la dittatura sono ancora presenti in alcuni paesi del mondo ma la maggior parte degli altri si è evoluta verso la democrazia, preferendo la repubblica che può essere di tipo parlamentare (anche la monarchia può essere di questo tipo e in questo caso è molto simile ad una repubblica, solo che il capo di stato, re o regina, non viene eletto ma si tramanda per via genetica) o presidenziale nonché  semipresidenziale.

    Nei governi di tipo presidenziale il capo di stato o il capo del governo sono eletti direttamente dai cittadini e non hanno bisogno della fiducia dei parlamenti, mentre nel semipresidenzialismo il capo del governo si, essendo nominato indirettamente, ad esempio dal capo di stato.

    Wikipedia sancisce che

    “La forma di governo, da non confondere con la forma di Stato, è il modello organizzativo che uno Stato assume per esercitare il potere sovrano. Più in generale può intendersi come la modalità con cui viene allocato il potere tra gli organi portanti dello Stato: Parlamento, Governo e Capo di Stato; la forma di governo quindi attiene ai rapporti che si vengono a instaurare fra di essi e alle modalità con cui vengono ripartite e condivise le rispettive competenze”.

    In Italia, secondo la Costituzione il potere sovrano appartiene al popolo, infatti lo cita nei principi fondamentali all’articolo 1:

    Art. 1.
    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Tutti gli altri sono al servizio del volere del popolo, dei cittadini.

    Può allora un governo democratico togliere i diritti ai cittadini?

    NO! Non può, e se lo fa l’atto è illegittimo.

    Vediamo cosa ha fatto questo governo.

    A- Con il Jobs Act ha eliminato l’articolo 18 dallo statuto dei lavoratori, che sanciva dei diritti dei lavoratori stessi, di tutti i cittadini, perché la repubblica Italiana, sempre secondo la Costituzione, è fondata sul lavoro, sempre scritto nei principi fondamentali, sempre nell’articolo1:

    Art. 1.
    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    B- Con la modifica alla seconda parte della Costituzione toglie agli elettori il diritto di votare i propri Senatori, che saranno scelti, non sappiamo da chi, tra i sindaci ed altri consiglieri, non sappiamo come.

    Se questa riforma avesse eliminato il Senato, non ci sarebbe problema ma con un senato sempre attivo, sempre con le stesse funzioni, avere Senatori nominati anziché eletti per fare quel mestiere è un’alienazione grave del diritto.Tra l’altro il potere del Senato come rappresentante delle istanze locali, come dicono lo avrebbero trasformato, non potrà essere esercitato in quanto sappiamo già che la decisione sulle questioni locali sarà prioritaria del governo con la “clausola di supremazia statale”. In caso di difformità di giudizio ha ragione il governo che decide autonomamente. Il governo si aumenta i poteri da solo.

    Inaccettabile.

    Questi sono solo due esempi di come si sta evolvendo la forma di governo in Italia, da Repubblica Democratica a…

    Ma dove andremo a finire? Chissà!!!

    Non fatevi infinocchiare, nessuno si è opposto al Jobs Act, perché sotto ricatto della crisi e dell’emergenza lavoro. Stavolta non facciamoci ricattare più, non confermiamo questa porcata, passata al vaglio parlamentare di un parlamento prono e  servizievole ai voleri del governo, eletto con una legge elettorale incostituzionale e che pretende di cambiare la Costituzione stessa. Forzata nei contenuti, nei tempi e nell’interpretazione.

    Ma possiamo rimediare, fortunatamente il governo, il promotore, il fautore di questa modifica costituzionale deve chiederci il permesso, almeno finché vige la costituzione attuale deve farlo, perché continui a chiedercelo, perché non decida autonomamente anche questo, al referendum confermativo diciamo di no.

    NON SIAMO PIÙ DISPOSTI A CEDERE I NOSTRI DIRITTI.

    Andate a votare e votate NO.

    Ceppoduro

    Alcuni altri motivi per votare no.

    Altre informazioni aggiuntive sulle forme di governo:

    Di seguito è riportata è una lista alfabetica non esaustiva. È da notare che è possibile combinare tra di loro più forme di governo.

  • Anarchia
  • Androcrazia
  • Aristocrazia
  • Autocrazia e dittatura
  • Cleptocrazia
  • Demagogia
  • Diarchia
  • Dispotismo illuminato
  • Dispotismo e tirannia
  • Dittatura militare
  • Democrazia
  • Democrazia deliberativa
  • Democrazia diretta
  • Democrazia partecipativa
  • Democrazia rappresentativa
  • Elitismo
  • Fascismo
  • Federazione
  • Gerontocrazia
  • Meritocrazia
  • Monarchia
  • Monarchia assoluta
  • Monarchia elettiva
  • Monarchia ereditaria
  • Monarchia costituzionale
  • Monarchia costituzionale pura
  • Monarchia parlamentare
  • Nazismo
  • Oclocrazia
  • Oligarchia
  • Partitocrazia
  • Paternalismo
  • Plutocrazia
  • Polisinodia
  • Premierato
  • Repubblica
  • Repubblica direttoriale
  • Repubblica Islamica
  • Repubblica parlamentare
  • Repubblica presidenziale
  • Sistema WestminsterStratocrazia
  • Tecnocrazia
  • Teocrazia

Queste forme di governo danno uno schema generale della variabilità della struttura di potere racchiusa all’interno del governo di una nazione. Comunque, ogni governo è unico, così come ogni nazione e la sua costituzione – le leggi fondamentali che descrivono la forma di governo dello Stato