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Quelle bombe Italiane

Bombe Italiane

Ne avevamo dato notizia qui nel blog nel 2015, il 18 di Novembre. Quelle bombe Italiane erano in partenza da Cagliari verso l’Arabia Saudita, ora sono arrivate a destinazione e sono state impiegate.
Come sono state usate l’ha scritto il New York Times nell’articolo ” Airstrikes in Yemen Kill 68 Civilians in a Single Day

guarda il video “How Did Bombs Made in Italy Kill a Family In Yemen?

 riportato qui di seguito:

Noi non possiamo verificare che quanto asserito nell’articolo e nel video sia vero: 68 civili Yemeniti, uccisi in un solo giorno da attacchi aerei Sauditi con bombe fabbricate in Italia. Ci ricordiamo delle prove inoppugnabili dell’ex primo ministro Britannico Tony Blair sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein, defunto dittatore Iracheno.

Ma su quelle bombe Italiane

La fonte è autorevole e non siamo a conoscenza di smentite ufficiali del nostro governo.

Quelle bombe ItalianeAllora in mancanza di questo non possiamo che dare credito al NYT.

L’Italia ha inviato bombe in Arabia Saudita che sono state impiegate per attaccare villaggi civili in Yemen.

Non ne siamo orgogliosi, non ci piace come il nostro governo interpreta la costituzione, quell’articolo 11 che pure tuona così chiaro e forte contro la guerra.

Neppure come non rispetti nemmeno le risoluzioni internazionali.

Allora dicemmo:

Dovremmo smetterla di fornire armi ed armamenti alla coalizione Sunnita, ma Renzi è andato in visita ufficiale a Riyad senza dirci perché. Nemmeno ha tuonato contro la guerra, mi pare. Chissà perché? Allora dobbiamo tacere anche noi?

No.

Noi non vogliamo farlo.

Noi dovremmo smetterla di esportare morte.

Non ti senti sporco di sangue anche tu?

Al posto di Renzi ora c’è Gentiloni ma non è cambiato nulla. La politica è sempre la stessa. Il rispetto della Costituzione anche. A pensarci bene ora, si capisce meglio perché volessero a tutti i costi cambiarla questa Costituzione.

Fortunatamente non ci sono riusciti.

Ricordiamocelo. Sempre.

 

Giancarlo

 

Fonte: The New York Times

Scritti contro la Guerra, contro la guerra scritti.

Scritti contro la Guerra

Scritti contro la Guerra dal profilo FB di Santino Gallorini, copio un suo post, dove spiega:

“Pubblico un altro drammatico racconto di Romano Salvi, che da bambino fu testimone dei ‘GIORNI DELLA CHIASSA’ e di altre tragiche storie.
GRAZIE Romano, per la condivisione. (Pubblicali questi tuoi ricordi!)”

.LE SCARPE DI CAMOSCIO…………..
….Sullo stradone che scorre in fondo alla collina del casolare, passano sempre più spesso motociclette a tre ruote con a bordo due tedeschi. Uno è alla guida, un altro è seduto su una carrozzina. In testa hanno un elmetto e a tracolla un grosso fucile. Un giorno una di quelle moto a tre ruote si ferma. I tedeschi scendono e sparano. Dalla finestra del casolare si sentono gli spari. Si vedono solo i tedeschi che ripartono con la motocicletta.

Bruno si riaffaccia alla finestra e vede il babbo e gli zii che scendono verso lo stradone.

Laggiù, proprio dove si erano fermati i tedeschi, c’è tanta gente. Anche Bruno segue, senza raggiungerli, il babbo e gli zii. Arriva fino alla strada e s’infila in mezzo a un gruppo di persone in silenzio. Davanti al fossetto che delimita la strada c’è un mucchio di ghiaia. Uno dei tanti disseminati lungo la strada, che gli stradini spargono ad ogni stagione sul tracciato per tenerlo ben livellato.

Bruno si fa largo.

Nessuno lo ferma, neppure il babbo e gli zii, tutti in silenzio. Si affaccia sul fossetto e ci vede disteso un uomo, molto giovane e ben vestito. Ha le scarpe di camoscio, sembra che dorma. Ma le formiche gli scorrono sul viso e sugli occhi aperti. Lui non si muove. Sulla fronte ha un rivolo di sangue secco che parte da due piccoli fori. È a lui che i tedeschi hanno sparato dopo averlo messo in piedi sopra il mucchio di ghiaia.

Lo capisce anche Bruno. Anche se non sa che il ragazzo è un partigiano sceso dalla montagna. Le Ss lo sapevano. L’hanno catturato e ucciso sul posto. Anche se era disarmato e ben vestito per non essere riconosciuto. Dal paese dove Bruno la domenica va a messa con la mamma. Arriva un uomo che spinge un carretto. Altri uomini sollevano il ragazzo e lo adagiano sul carro. Lo porteranno al cimitero per seppellirlo.

Al ragazzo con le scarpe di camoscio le Ss hanno almeno risparmiato le torture.

le Ss hanno almeno risparmiato le torture, non il massacro dei suoi cinque compagni. Tutti partigiani non ancora ventenni. Tutti dello stesso paese. Quando Bruno sarà grande leggerà i loro nomi su una lapide che ricorda il massacro. Affissa davanti al cancello di una villa, lungo la salita di una collina, da dove era riuscito a fuggire a piedi. Il ragazzo ucciso sopra il mucchio di ghiaia.

Gli altri cinque erano già stati catturati e trascinati contro il muro della villa, dai tedeschi che stavano saccheggiando le case dei contadini. Non li avevano uccisi fucilandoli, li avevano impiccati al cancello della villa. Uno per volta. Infierendo sul corpo di ogni vittima con colpi di pistola. Ai parenti fu impedita perfino la sepoltura dei corpi, massacrati con ferocia disumana. Forse avevano finito di sfogarla quando hanno ucciso il ragazzo con le scarpe di camoscio. Lasciando, almeno, ai contadini la pietà di seppellirlo.

Scritti contro la Guerra

Scritti contro la Guerra.

Ricordate di non farlo più.

Erano uomini, erano così giovani.
Non attendete un Dio misericordioso.
Siatelo voi.
Siamolo noi.
Viviamo in pace, con noi e con gli altri.
Giancarlo

Felice. Io sono felice, anzi no! Perché?

Felice.

Sono felice, anzi no.

Cos’è la felicità?

Secondo wikipedia la felicità è:
“La felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.Felice

L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, “felice”, la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità.”

Ho tutto quello che…

Ma allora sono felice, ho tutto quello che mi serve, che desidero, che posso desiderare.

“Sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno
sono fortunato perché non c’è niente che ho bisogno” ripete Jovanotti in una sua canzone.

Ragazzi che culo a nascere qui, un bel paese, tanti soldi, tutto quello che si vuole.

Tutti fortunati, tutti felici.

Abitanti di Bucine
Gli abitanti di Bucine sono felici?

Certo, non ci fosse la TV, sempre li a farci desiderare la roba d’altri.

Certo, non ci fosse la pubblicità, sempre li a farci sentire meschini e inconcludenti.

Oh, certo, non ci fossero gli amici, che hanno sempre qualcosa in più.

Certo, non ci fossero i vicini, che l’erba verde ce l’hanno solo loro.

Certo, fossimo più educati, se a scuola ci avessero educato, ad accontentarci di ciò che abbiamo ci avanzerebbe tutto. Ma non ci sarebbe business.

Ha fatto un Papa nuovo…

E come farebbero le “maison” del lusso, che già traballano, se non comprassimo più il superfluo? Meno male che c’ha messo una pezza la Chiesa Cattolica, ha fatto un Papa nuovo, l’ha chiamato Francesco, che era uno tosto, uno povero, e via lavate milioni di coscienze, assolti tutti dai peccati, veniali, ed il mondo può continuare come prima più di prima tra gli sprechi e le scommesse del gioco d’azzardo, più o meno legale.

Poco importa se per le stesse ragioni di prima si fanno ancora guerre, morti, profughi, carestie.

A noi non ci manca niente e vorremmo di più.

Per averlo facciamo le guerre e ci indigniamo per i profughi.

Ma è proprio vero che il genere umano può solo peggiorare e gli unici felici son quelli che si chiamano Felice.

Ceppoduro

La strage di BOLOGNA, trentasei anni inutilmente…

Stazione di Bologna

Ecco son passati 36 anni da quando, a Bologna, scoppiò la bomba.

Son passati inutilmente.

Ancora non sappiamo chi furono i mandanti di quell’atto terroristico così grave, che assieme alla strage della banca dell’agricoltura in piazza Fontana del 1969 ed alla strage dell’Italicus del 74, cambiò l’Italia definitivamente.

Terrorismo? Ma quale? Di matrice Islamica? Ma no, allora non c’era ancora l’ISIS!

Forse Mu’ammar Gheddafi? No, lui sembra fosse invischiato con l’abbattimento del velivolo di ITAVIA sui cieli di Ustica, ma niente coinvolgimento in treni, ne in stazioni.

Saddam Hussein? No! Osama Bin Laden? Neanche! Al-qaeda? No, no! Questi sono icone moderne del terrore ed a quei tempi non si diceva chi terrorizzasse ed ancora oggi non è stato detto.

Chi furono?

Quelli che fecero quegli attentati erano dei nostri. Italiani e cattolici! Si son divertiti tanto a terrorizzarci, ci volevano far paura, e non solo, ci volevano piegare, e forse lo hanno fatto. E non ce ne rendiamo neppure conto. E non sappiamo neppure chi fossero. Non ancora.

Alla stazione di Bologna, quante ragazze son salite su un treno? Quanti ragazzi, studenti, militari di leva? Quanti lavoratori pendolari, insegnanti pendolari, ferrovieri o chissà? 85 di loro sono morti quel 2 Agosto 1980. 200 furono i feriti. E intanto sono passati 36 anni, il sindaco di Bologna Virginio Merola è ottimista: “è stato approvato il reato di depistaggio“, chi, ancora oggi, depista verrà punito.

(depistaggio de·pi·stàg·gio/sostantivo maschile

  1. Sviamento di un’indagine condotta dalla polizia o dal magistrato; estens., manovra o tattica mistificatoria.

E quindi?

E tutti promettono verità.
La verità è l’ottantaseiesima vittima della bomba.
E trentasei anni ne hanno decomposto ancor più il corpo smembrato.
Una lacrima per le vittime e i feriti.
E un ricordo per non dimenticare.
Giancarlo
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Strage di Bologna, 2 agosto 1980. Beppe Briguglio, Patrizia Pulga, Medardo Pedrini, Marco Vaccari – www.stragi.it/ Dettagli dell’autorizzazione Copyleft © È permesso copiare, distribuire e/o modificare questo documento in base ai termini della GNU Free Documentation License, Versione 1.2 o successive pubblicata dalla Free Software Foundation; senza alcuna

 

 

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Una stazione

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Bologna, sempre generosa.
 Fonte

Il fatto quotidiano

G U E R R A, chi vuole che ci sentiamo in guerra?

G U E R R A

Parigi dice siamo in g u e r r a, forse non si ricorda di averla fatta prima lui la guerra bombardando Raqqa, prima ancora bombardando Tripoli e ancora avanti con le loro scelte di politica Coloniale e post coloniale.

Ma perché in Europa si sente tanto bisogno di guerra?

Un nemico comune è utile.

g u e r r aMa un nemico in casa è distruttivo.

Dobbiamo isolare i terroristi non coltivargli il consenso. Il terrorismo va sradicato non innaffiato.

Smettetela, smettiamola con la cultura del pregiudizio e della diffidenza.

Domandiamoci perché ci sono terroristi Francesi o di altra nazionalità, giovani, islamici, disposti a fare quegli atti che abbiamo visto ed ancora vedremo, se troviamo una risposta, forse, riusciremo a correggere le storture che ne sono la causa e la ragione, ma se non lo facciamo non li capiremo e non potremo neutralizzarli, solo combatterli, ma combattere significa essere in guerra e noi vogliamo vivere in pace, non morire in guerra.

G U E R R A

Questi giovani trovano nutrimento in internet, blocchiamo quei siti che propugnano la Jihad, ma soprattutto creiamo le condizioni per cui non sono nessuno in patria e cerchino la gloria combattendo in casa una guerra di altri per interessi di altri, contro di noi, il nostro stile di vita la nostra cultura, che dovrebbero essere anche loro.

Forse abbiamo sbagliato tutto?!

Non continuiamo così, non prendetevela con il vicino, con il profugo, con il rifugiato, con il pezzente emarginato, prendetevela, prendiamocela con chi li manda, li smista, li trasporta. Con chi pone le condizioni che debbano fuggire.

Ma non prendiamocela neppure con il giovane arabo di seconda o terza generazione, che abbiamo cresciuto senza valori nel mito di glorie passate e lontane che qualcuno non smette di evocare.

G U E R R AColpiamo chi le evoca, chi s’ingrassa coi vermi dell’odio.

Togliamogli il terreno sotto i piedi.

Ceppoduro

Sangue, oggi scorre un fiume di sangue, ovunque

Sangue, oggi scorre un fiume di sangue.

Sembra sia arrivato il tempo della barbarie. Alcuni uomini versano sangue umano a fiumi. Senza pudore, senza ritegno, anche il loro sangue. Li chiamano terroristi e terrore ne incutono, è vero, e molto. Ma non è solo quello diretto, quello delle vittime del proprio atto e quello che cade suoi presenti, a terrorizzarmi. Mi terrorizza di più il sangue di seconda mano, quello del racconto delle gesta compiute, quello della radio, della televisione, dei media, in generale. Quello per sentito dire.

NON SONO LE LORO AZIONI A TERRORIZZARCI. BENSI’ È LA NARRAZIONE DELLE LORO AZIONI, CHE CI PRENDE, COME UN VIRUS LETALE, E CI INCHIODA AI NOSTRI DIVANI, INCAPACI DI REAGIRE.

sangue

Quando sentiamo la notizia di un attacco terroristico, ci lasciamo rapire dal racconto, dalle immagini, dai commenti sull’accaduto. Ne parliamo, ne analizziamo ogni singola piega. Vogliamo conoscere anche i dettagli raccapriccianti, ma che ci affascinano e non riusciamo ad evitare di cercare, di ascoltare, di sentire. Ne siamo inorriditi e compiaciuti allo stesso tempo, che anche questa volta l’abbiamo sfangata, non eravamo il bersaglio prescelto.

Subiamo lo stesso fascino dei curiosi nella corsia opposta all’incidente in autostrada. Che morbosamente vogliono vedere che cosa sia successo, anche se sanno bene che non potranno vedere nulla. Che non conoscono i malcapitati coinvolti nell’incidente. Ne capiranno minimamente quello che sia successo. Però proviano paura, una paura esagerata. Che vorrebbe protezione e che ci fa incazzare con tutti. Ce la prendiamo con tutti: i diversi, gli stranieri, i non omologati, i fuori di testa. Ma le responsabilità di quanto succede non possono essere date a tutti, meglio restringerle, oggi il nemico è l’ISIS, Al Qaeda o l’arabo ISLAMISTA.

Oggi abbiamo più paura di sempre, nonostante la statistica ci dica che 5, 10, 100 morti non rappresentino nulla rispetto alla popolazione che ne è stata colpita.

Ogni volta che l’atto viene ricordato, commentato, è come se si ripetesse nuovamente con nuove vittime. Ecco che statisticamente diventa importante. Ci sembra di essere assediati, di non avere scampo. Ci sembra che ad ogni angolo possiamo trovarci di fronte ad una minaccia terroristica. Per ogni giornale radio, per ogni approfondimento, per ogni news che ascoltiamo, per ogni chiacchiera che facciamo, per ogni post su FB, per ogni tweet nell’aria il nostro senso di impotenza e la nostra paura aumentano, crescono, ingrossano, si ingigantiscono.

Sangue

Certo quanto altro succede nel mondo non serve a tranquillizzarci, anzi.

Certo una politica senza idee ne  ideali, basata sul nulla, che twitta senza dir nulla, come quella attuale, non ci aiuta.

Il continuo afflusso di migranti, la presenza intorno a noi di tanta gente di diverse etnie, di cui non sai nulla, ne da dove vengano, ne che idee professino, fa paura. Rende ognuno di loro un possibile killer, un terrorista, una bomba, pronta ad esplodere.

E allora? Che dobbiamo fare?

Molti vorrebbero la guerra contro l’ISLAM. Non ricordando che la prima guerra mondiale ha fatto almeno quindici milioni di morti e la seconda oltre settanta milioni. Non sembra una soluzione.

Niente, credo che non dovremmo fare niente. Continuiamo a vivere la nostra vita. Sperando di aver abbastanza soldi e salute per stare bene, a lungo. Come lo sperano gli stranieri che ci circondano la sera in piazza, a prendere il fresco, e che vorremmo combattere in questa ipotetica guerra al terrorismo.

I muri non servono più.

Adesso che siamo già tutti assieme, servirebbe di più smussare le differenze, ridurre gli attriti, pacificare gli animi.

Aiutiamo il mondo deprecando la guerra, anche riducendo o smettendo di fare tutte le piccole grandi battaglie, che giornalmente combattiamo con i nostri confinanti, vicini, conoscenti, colleghi, mariti, figli e via dicendo.

Aiutiamolo propugnando la pace, allentando le piccole grandi tensioni che proviamo ogni giorno con chi ci è vicino, figli, mogli, colleghi, condomini, stranieri ecc.

Aiutiamo il mondo RIFIUTANDO la reintroduzione della pena capitale in EUROPA, anche se dovesse essere utilizzata esclusivamente contro i terroristi.

Vogliamo vivere in un paese, in un’area del mondo libera, laica  e civile. Senza fanatismi di alcun genere, ne religiosi, ne tanto meno, politici.

Ma non ci riusciremo mai. Non ci riescono gli STATI UNITI D’AMERICA, dove continuano, con una scusa o l’altra ad uccidersi tra se, tra neri e bianchi, tra bianchi e rossi tra anglosassoni e latini. Non c’è riuscita la RUSSIA, che dopo la disgregazione dei suoi confini ha visto fronteggiarsi tutti i suoi popoli. I Baltici, l’Ucraina, la Cecenia ecc. Non c’è riuscita la JUGOSLAVIA, che il maresciallo Tito voleva multietnica e felice, che si è massacrata nei Balcani. E non c’è riuscita l’ITALIA dove un partito è nato solo per antagonismo con i terroni del sud, emigrati al nord per lavorare nell’industria e nell’indotto Fiat.

Non si prospetta un  radioso futuro, ma almeno non facciamoci il sangue amaro.

Nonostante gli sforzi del governo, resterà un solo cantiere aperto in autostrada, sulla Salerno Reggio Calabria, c’è un elevato rischio che ne muoiano più nell’esodo di Agosto, in incidenti su strade ed autostrade Italiane, che in una anno per mano di terroristi.

Forse sarebbe meglio analizzare più a fondo i problemi dei trasporti che le gesta dei terroristi, sarebbe più interessante e più proficuo, che ne pensate?

CEPPODURO

Erdogan, dice la sua e promette vendetta

Erdogan

21 Luglio 2016 Dalla radio ai giornali apprendiamo che Erdogan ha sospeso, in Turchia, la convenzione sui diritti umani.

Turchia, sospesa la Convenzione europea sui diritti umani: “Lo ha fatto anche la Francia”. Arrestati due giornalisti (Il fatto quotidiano)

Turchia, sospesa la Convenzione sui diritti umani. Arrestati giornalisti

La decisione nel giorno in cui il parlamento approva formalmente lo stato di emergenza proclamato per tre mesi dopo il tentato colpo di stato. Le epurazioni nel paese proseguono: fermati due giornalisti (il corriere della sera)

CAOS ISLAMICO

Turchia, Erdogan congela i diritti umani

Sospesa la Convenzione nel giorno in cui il Parlamento approva lo Stato di emergenza. Fermati due giornalisti COLPO DI STATO Il vendicatore silura i docenti

Il giorno dopo aver decretato lo Stato di emergenza, Recepp Tayyp Erdogan sospende la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e approfondisce il conflitto con l’Unione europea, che, di fronte all’ondata di arresti ed epurazioni, si chiede ormai quale direzione stia prendendo la Turchia dopo il fallito golpe. (Il Tempo)

Stato di emergenza

(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)

Lo stato di emergenza è una misura adottata da un governo in caso di un pericolo imminente che minaccia la nazione. Alcune delle libertà fondamentali possono essere limitate, come ad esempio la libertà di movimento o la libertà di stampa. La dichiarazione di stato di emergenza solitamente avviene quando si verifica un disastro naturale, durante periodi di disordini civili o a seguito di una dichiarazione di guerra

Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali o CEDU (in francese: “Convention européenne des droits de l’Homme“) è un Convenzione internazionale redatta e adottata nell’ambito del Consiglio d’Europa.

La CEDU è considerata il testo centrale in materia di protezione dei diritti fondamentali dell’uomo perché è l’unico dotato di un meccanismo giurisdizionale permanente che consenta ad ogni individuo di richiedere la tutela dei diritti ivi garantiti, attraverso il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo.

Il documento è stato elaborato in due lingue, francese e inglese, i cui due testi fanno egualmente fede.

Non sono un fine giurista ma mi appare evidente che non sussistano le condizioni ne per decretare il primo ne per la sospensione dell’altra.

Non c’è stato nessun disastro naturale ne il misero tentativo di golpe improvvisato può aver generato un vero stato di guerra.

Però non è la reazione di Erdogan a colpire, semmai è la non reazione Europea, un silenzio assordante.

Se non bastasse quanto già fatto, sospensione dei diritti umani significa che i prigionieri saranno maltrattati, torturati, umiliati, mutilati senza difesa, senza scampo, la Turchia si appresta a reinserire la pena capitale.

Pertanto dove non arriverà la tortura potrà la pena di morte.

Dei novemila già arrestato che diventeranno, presumo, ventimila, prima della fine delle purghe, quanti sopravvivranno? Io penso nessuno.

Ed il rumore del silenzio cresce, come le urla degli imprigionati, a cosa servono i consolati? Le diplomazie dormono sui prendisole nelle spiagge di Istanbul o delle piscine degli alberghi a molte stelle di Ankara?

Gentiloni che dice?

«È una tempesta perfetta — dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni — al cui centro sono l’Europa e il Mediterraneo. Il voto per il Brexit, il golpe fallito in Turchia, gli attentati jihadisti sono minacce intrecciate. Da un lato il Mediterraneo è crocevia di tensioni globali, sicurezza, terrorismo, crisi regionali. Dall’altro la miccia Brexit rischia di indebolire la risposta europea. Per chi ha la responsabilità della politica estera, il primo imperativo è quello di non cedere al partito della paura: paura dei migranti, del terrorismo, del commercio internazionale. Dobbiamo impedire che esso prevalga, cavalcato da politici irresponsabili. Oggi chi prova a raccogliere voti seminando paure può produrre conseguenze devastanti. Se rinunciamo al libero commercio, se rimaniamo inermi di fronte a un lento disfacimento dell’Unione Europea, se seminiamo odio verso i migranti, ci troveremo presto in un mondo peggiore».

E in che modo dobbiamo reagire?
«Nervi saldi e una bussola chiara: primo non rinunciare all’Europa, secondo lavorare con gli Stati Uniti per coinvolgere la Russia, terzo sconfiggere il terrorismo senza crociate e illusioni militari. Questa è la sfida. Chi cavalca la paura vorrebbe farci dimenticare la tragedia del Novecento europeo o farci credere che si possa fermare la globalizzazione o illudere i cittadini che si possano bloccare in mare i migranti. So bene che la sicurezza è minacciata e che la mondializzazione ha penalizzato le classi medie. Per questo il terreno sul quale lavorano i mestatori della paura purtroppo è fertile. Ma guai a rinunciare alla società aperta, guai a rinchiudersi nella rabbia di un piccolo mondo antico». (Corriere della sera)
Ma cos’è? Un colpetto di tosse o uno starnuto? Forse un ruttino.
Ma che c’entra la Brexit? E gli attentati jihadisti? Ma dove? In Turchia? Ma perché questo dovrebbe minacciare il libero commercio? La sospensione dei diritti dell’uomo, semmai, minaccia la libertà, di molte persone.
Come soluzione propone nervi saldi, come a poker, ma chi è che sta bluffando? Erdogan o il ministro? Non dobbiamo credere che si possa fermare la globalizzazione, magari, e neppure pensare di fermare in mare i migranti ???, ma che c’entra?, mah!
Comunque non è che abbia sentito molto di più dai ministri di altri paesi, ma mi sarei preoccupato avessero detto di peggio.
Oltre la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, come la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è una carta fondamentale la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Europee perché venisse applicata in tutti gli stati? Applicata, non sospesa. Non è eticamente accettabile che un membro delle Nazioni Unite nonché candidato ad entrare in Europa sospenda diritti ai suoi cittadini.
Ne mi pare etico che i suoi vicini si voltino a guardare altrove, senza faccia, senza voce.
Erdogan vs Eleanor_Roosevelt_and_Human_Rights_Declaration
Mrs. Eleanor Roosevelt presenta la Dichiarazione (1948)

Italiaaaaaaa, sei destaaaa?

Ceppoduro

 

Fonte:
Il fatto quotidiano

Il corriere della sera

Il tempo

 

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELLUOMO 1948

Convention_ITA

Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
NormativaFirmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata dall’Italia con legge 4 agosto 1955 n. 848.
Testo coordinato con gli emendamenti di cui al Protocollo n. 11 firmato a Strasburgo l’11 maggio 1994, entrato in vigore il 1 novembre 1998. Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it – no ©
Documento aggiornato al: 1950
Sommario

La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU o C.E.D.U.), al 2004 è stata ratificata da 44 paesi aderenti al Consiglio d’Europa, tra cui i quindici membri dell’Unione Europea.

Con la CEDU, ogni Stato si è obbligato al rispetto dei diritti garantiti dalla stessa Convenzione nell’ambito del proprio ordinamento giuridico nazionale ed a favore di qualunque persona, senza distinzioni di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza nazionale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Tra i più importanti divieti a carico degli Stati: la tortura e le pene o trattamenti inumani o degradanti, la schiavitù, la servitù e il lavoro forzato, nessuna pena senza legge, la retroattività delle leggi penali, le discriminazioni nel godimento dei diritti e delle libertà garantiti dalla Convenzione, l’espulsione da parte di uno Stato dei propri cittadini, l’espulsione collettiva di stranieri, l’imprigionamento per debiti, l’abuso del diritto, la pena di morte.

Casus Belli. Ora basta! Guerra, guerra, guerra!

Casus Belli

Un Casus Belli, quanto è successo a Nizza sembra proprio configurarsi come una ragione, millantata, per fare la guerra. Oggi è stato tutto un susseguirsi di dichiarazioni, di “basta un se ne po più” di “dobbiamo reagire prima che ci uccidano tutti”. Di “I mussulmani non sono tolleranti. Neanche i moderati dichiarano apertamente di essere contro il terrorismo”.

Insomma: “è tempo di reagire”, “facciamoli fuori questi sporchi musi rossi” o Vietcong o Zingari o…

Casus Belli

Ma se ci pensiamo bene quanto accaduto a Nizza, non ha gran che di terroristico. Certo un pazzo si è lanciato tra la folla con l’intento di ucciderne quanti più possibile. Con la volontà di farsi ammazzare, sparando all’impazzata.

Ma non per premeditazione islamica o dell’IS o di AlQuaeda , no. Voleva dimostrare alla moglie, che lo aveva lasciato, di avere le palle. Ha venduto cara la pelle, è stato un suicidio. Le sterzate non servivano a uccidere più gente, ma a schivare il più a lungo possibile i colpi di eventuali poliziotti. Che poi, inevitabilmente, come lui sapeva bene, sono arrivati a bersaglio e lo hanno ucciso.

Terrorismo?

Certo ha fatto una strage, ma non è stata rivendicata, non seriamente. Non è stato un attacco alla Francia, se non personale da quel piccolo bastardo, che forse ce l’aveva con quella nazione che ha dato modo alla moglie di ribellarglisi e lasciarlo. Che ha dato alle donne quei diritti che in altre parti del globo si ostinano ancora a negare all’altra metà del mondo, quello femminile.

Ma, con il dovuto rispetto per le vittime, non sono morti per colpa di terroristi. Che poi ci terrorizzi l’idea che chiunque sia sopra un camion possa ucciderci, lo capisco. Allora non andiamo in autostrada. Perché è quello che vi succede ogni giorno. Andate a vedere, sulle strade Italiane, quante morti ci sono per scontri tra e con camion ogni giorno. Tutti islamisti?

Ma tutti, nel caso Francese, non hanno avuto dubbi, anche la dinamica è stata raccontata “pro Jihad sua”, sin dall’inizio, per poi retrocedere ad un “semplice” suicidio. Con strage vendicativa, ma pur sempre suicidio.

Casus BelliJiad

Casus belli

Sono preoccupato non voglio un casus belli, non voglio guerre sante, guerre avventate. Non voglio limitare le mie libertà per combattere il nemico. Cosa possono fare, far chiedere il nullaosta 98 a tutti i camionisti prima di salire sul loro mezzo di trasporto?

Se questo è terrorismo non possiamo fare nulla se non conviverci o mettere bande chiodate ad ogni strada con un poliziotto all’inizio ed uno alla fine della strada stessa a manovrarle, come l’arbitro di porta agli Europei, suvvia, siate seri.

Forse I Francesi hanno la coda di paglia, forse i Francesi non hanno la coscienza pulita ma questo non può, di nuovo, scatenare una guerra. Contro chi, poi? Non è che qualcuno vuole resuscitare l’IS, dato oramai per spacciato, per altri scopi?

Suvvia riportiamo l’evento su un piano razionale. E’ stata una tragedia immensa, che dovremo evitare che si ripeta nelle stesse modalità. Ma che non riusciremo ad evitare ancora in modi diversi.

E stata una sciagura.

Piangiamo i morti ed aiutiamo i feriti.

Che sono le uniche due cose serie da fare.

Saluti

Ceppoduro

MPS, Credevamo di aver visto tutto, ma al peggio…

MPS

Abbiamo una nuova banca il Monte delle Pensioni di Stato (MPS).

Credevamo di aver visto tutto, ma al peggio non v’è limite. Se vuoi andare in pensione, ma ti mancano massimo tre anni, ora puoi farlo tranquillamente,” senza penalizzazioni” dice Repubblica.it.

Vai in banca, chiedi un prestito e lo rendi con comodo, senza problemi. Con un semplice ammortamento sul prestito.

MPS bankMa chi è il genio che ha pensato questa mostruosità?

Voglio proporlo al premio Nobel per l’economia.

Guarda bello, che a me mi deve pagare il signor Inps. Non ho bisogno di chiedere un mutuo. Io sono iscritto obbligatoriamente con lui. Il contratto l’ho rispettato. Io ho pagato le rate di iscrizione. Ho pagato tutto.

Se il signor Inps non può pagarmi, faremo le barricate, come i Francesi.

Non è così signori sindacalisti?

Cosa aspettiamo, l’apertura della banca, per chiedere il foglio informativo?

Cosa sta succedendo? Anche i sindacati non vogliono rispettare il contratto con i propri iscritti? Sindacati, ma da che parte state?

Intanto, nell’attesa delle barricate vado a votare.

Io al ballottaggio, voto qualsiasi candidato si opponga ai partiti di governo.

Io al referendum confermativo voto NO.

Sciopero.

Voglio lo sciopero.
Io sciopero.

MPS 5000_yen MPS 100_YenFonte  La Repubblica

Il ponte sullo stretto. In genere sono favorevole ai ponti.

Il ponte sullo stretto

In genere sono favorevole ai ponti, i ponti uniscono, permettono il contatto, anche l’ibridazione, se vogliamo, comunque non dividono. Il ponte è uno strumento di amicizia, di collaborazione, di scambio economico e culturale.

Li dipingo anche, perché rappresentarli, replicarli serve a mantenerli, nel senso di manutenzione, a preservarli ad usarli.

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Ho scritto e riscritto sui ponti,

e ne abbiamo scritto, riscritto, riscritto, riscritto, riscritto e riscritto nel blog.

Ma sono stato felice che il ponte sullo stretto non sia stato fatto, faraonico e inutile, ci sono i traghetti, molto più adatti ed economici a collegare le due sponde, con i soldi del ponte possiamo mettere una flotta doppia, tripla o che so io di traghetti di prima classe, con tutti i comfort, diminuendo anche il prezzo del trasporto, tanti da rendere quasi nulle le attese di imbarco, come un lungo ponte di barche, di traghetti. Insomma a che serve il ponte?

Ecco a questa domanda risponde Renzi, oggi, il ponte serviva, serve, andava fatto, va fatto e lo faremo presto.

Continuo a non essere d’accordo, come non lo ero con Berlusconi, vogliamo veramente buttare a mare un mucchio di soldi? Per fare cosa? Per mettere un ticket esorbitante a chi ci passerà e non far trovare gli altri servizi (traghetti) ormai divenuti non remunerativi, a chi non volesse passarci.

Se esistesse un piano di priorità per le opere pubbliche da realizzare, e se questo non fosse viziato da interessi di lobby o di partito, il ponte non ci sarebbe neppure inserito, neppure all’ultimo posto.

Se fosse un ponte romanico semidistrutto, come quello di Bucine, come il Romito  di Laterina, non ci penserei un attimo a spender dei soldi per riportarli ai vecchi splendori.

Il ponte di bucine il ponte Romito

Però buttare via soldi pubblici per la vanità o l’interessa privato no.

A questo servirebbe il ponte sullo stretto, a sperperare miliardi di Euro per ricordare chi lo costruì.

Vogliamo veramente questo?

Io No.

Giancarlo

 

Fonte:

Il fatto quotidiano