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Calenda

Calend-air

Calenda

Mi meraviglia il ministro Calenda.

Calenda che dice di non voler parlare con quella gentaglia. Quelli che vogliono licenziare cinquecento persone entro un mese. Nel mese elettorale. Quelli che non vogliono applicare ammortizzatori sociali. Quelli a cui piacciono gli incentivi Slovacchi, tasse e costo del lavoro compresi.

calenda

Ma Calenda non si ricorda di essere stato ministro dello sviluppo economico nel governo Renzi. Governo che ha approvato, orgogliosamente, il Jobs Act. D’accordo lo strumento legislativo è precedente alla sua responsabilità ministeriale ma in quel periodo lui era viceministro dello sviluppo economico, quindi quei provvedimenti li ha pensati e voluti chiaramente anche lui.

E non pensava, allora, che quell’infausto provvedimento che avrebbe dovuto favorire l’assunzione di lavoratori, con incentivi economici alle imprese, a scapito della sicurezza del posto di lavoro, poteva essere preso anche da altri governi Europei?

Calenda, ora che è la Slovacchia…

Ora che è la Slovacchia a dare incentivi, ora che l’Italia non se lo può più permettere, il ministro si lamenta della multinazionale che vuole licenziare qui, e lo può fare, per andare di la, a prendersi gli sgravi che qui non ci son più?

Ma dove vive il nostro ministro?

Ma veramente pensava che il capitale internazionale gli fosse riconoscente, evitandogli l’imbarazzo di licenziamenti nel periodo elettorale?

E chi sosteneva il governo Renzi e magari sostiene ancora ancora quelle idee, chi pensava l’avrebbe preso in culo alla lunga?

Certo Calenda è anche il ministro che afferma non sia corretto ridimensionare l’Alitalia in un mercato in “forte” espansione come quello del trasporto aereo in Italia.
Ma allora si metta in gioco si dimetta e rilevi lui l’azienda e fondi la sua Calendair, tanto se non va, potrà sempre licenziare tutti anche lui.

E’ il Job s Act baby!!!

Meno male che presto votiamo, almeno dopo, per un po’, non sentiremo vomitarci addosso tutte ‘ste fregnacce.

Ceppoduro

Non vale è Carnevale

Carnevale

Mezzo Euro non vale, è Carnevale

A Bucine tornano a sfilare i carri, sempre di meno ma più belli.

Non vale Non vale

Carri con i soliti ragazzini che salgono ed scendono ad un ritmo a volte frenetico, mentre si tirano coriandoli e stelle filanti.

Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale Non vale

Devo dire che adesso è molto meglio rispetto ad alcuni anni addietro, quando imperversavano bomboline e bombolette. Che spruzzavano di tutto, anche robaccia accia accia, che si attaccava ai capelli, ai vestiti a tutto, e non andava più via. Lasciando una macchia ad imperitura memoria.

Eh si, le cose cambiano, restano i bottegai a vendere qualcosa, resta il banchetto del prete a vendere i coriandoli, resta la vendita di ciacce e bomboloni.

Niente bombolette, meglio i bomboloni.

Però la ciaccia, che costava un Euro, oggi ne costa uno e cinquanta.

WOW! Non vale.

Un bel balzo. Alla faccia dell’inflazione. Allora è vero che ci stiamo riprendendo? Che stiamo uscendo dal tunnel? Beh, secondo me nel tunnel ci siamo ancora, ma allora che si fa? Perché un aumento così consistente? L’olio, lo strutto o la farina?

No. Mi hanno detto che servono per pagare gli steward.

“Gli steward? E chi sono?” Mi vien da dire.

Ma sono quelli che aprono e chiudono la sfilata dei carri del Carnevale!

Ah!

“Ma se non ci sono mai stati “.

“Ma che pensano che i ragazzini siano così scalmanati da finire sotto un carro? Dai!”.

No. Sono per la sicurezza, ma dal terrorismo.

“Dal terrorismo?, Ma sono armati? Non si metteranno mica a sparare ad un terrorista in mezzo a tutti? Va beh che non siamo tanti , ma…”

Ma  no! Sono disarmati, hanno delle belle pettorine gialle, sono li per dissuadere.

Bha!

Il mondo è strano, abbiamo paura di possibili attentati e ci mettiamo quattro uomini inermi a protezione? E cosa potranno fare?

E che faranno mai i terroristi?

Faranno costar di più le ciacce.

Gulp!

 

Giancarlo

 

Link articolo precedente carnevale

E un altro bel carnevale

Rapporto DAVOS 2018

Sì, è passato un anno dal precedente

rapporto ed uno nuovo (DAVOS 2018) è stato appena pubblicato da OXFAM.

Nulla è cambiato, se non peggiorato.

I ricchi sono sempre più ricchi i poveri sempre di più e sempre più poveri.

leggi il reportage dello scorso anno Rapporto Uneconomia-per-il-99-percento_gennaio-2017 e quello di quest’anno Rapporto Davos-2018.-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza.

Questo non succede nel mondo, lontano da noi, ma anche in Italia, in mezzo a noi.

Allora mi chiedo perché qualcuno vada dicendo di aver fatto grandi riforme, che hanno migliorato la situazione italiana. Che hanno creato un milione di posti di lavoro. Come, del resto, aveva già fatto qualcun altro prima.

Poi anche se qualcuno dirà che i posti in più sono stati effettivamente creati, come certificato dall’ISTAT, dobbiamo domandarci cosa effettivamente ci abbiano dato?

Metà dei posti sono a tempo indeterminato e gli altri mezzo milione? Precari, come sono precari quelli fissi a tutele crescenti del Jobs Act.

Ma se avete il buon cuore

di leggere il rapporto OXFAM, quello che c’è e lavoro di sfruttamento, pochi, sempre meno, diritti associati a remunerazioni minori, aumenta solo la diseguaglianza e lo sfruttamento di genere.

OXFAM si appella ai politici perché al giorno d’oggi è difficile trovare un leader politico o un dirigente d’impresa che non dica di essere preoccupato a causa della disuguaglianza.

Ma ciò che conta non sono le parole, bensì i fatti, e proprio i fatti sono il punto debole della maggioranza dei nostri leader.
Nella pratica alcuni promuovono attivamente politiche che possono accentuare la
disuguaglianza.
Nel rapporto si afferma, tra l’altro:
I governi esercitano anche un altro ruolo chiave nella riduzione della disuguaglianza:
possono usare l’imposizione fiscale e la spesa pubblica per ridistribuire la ricchezza.

E qui, da noi, i “politici” parlano di riduzione delle tasse. Non ci servono meno tasse ci serve un utilizzo migliore ed onesto dei proventi delle tasse.

Raccomandazioni del Rapporto

Governi ed istituzioni internazionali devono prendere atto degli effetti che il modello
economico neoliberista produce sui poveri del mondo.
Devono inoltre adoperarsi per costruire economie più umane che abbiano quale obiettivo principale una maggiore equità.
La disuguaglianza non è ineluttabile; è una scelta politica. La maggior parte dei leader
politici opera tuttavia scelte sbagliate, nonostante affermazioni di segno opposto e
nonostante le richieste dei propri cittadini. Un po’ in tutto il mondo, i cittadini di molti Paesi rischiano la vita per far sentire la propria voce contro la disuguaglianza e l’ingiustizia.
CIVICUS, un’alleanza che opera in favore dell’empowerment dei cittadini, ha riscontrato gravi minacce alle libertà civili in oltre 100 Paesi i cui governi preferiscono soffocare la democrazia anziché combattere la disuguaglianza.

Importanza del lavoro

La creazione di posti di lavoro dignitosi e l’incremento della quota di reddito nazionale di lavoratori e produttori, specialmente donne, sono indispensabili nella lotta alla
disuguaglianza.
Il lavoro è dignitoso se fornisce:
• Un reddito equo
• Sicurezza del posto di lavoro e tutela sociale per i lavoratori e le loro famiglie
• Migliori prospettive di sviluppo personale e integrazione sociale
• Libertà di esprimere le proprie riserve, organizzarsi e partecipare alle decisioni che
incidono sulla propria vita
• Pari opportunità e pari trattamento per uomini e donne
Insomma leggetevi il rapporto e meditateci sopra.
Chiedetevi cosa ci promettono e cosa fanno e poi votiamo.

link:

Rapporto Oxfam

Articolo precedente

Ceppoduro

Quanto vale un opera d’arte?

Quanto vale  un quadro?

Quanto vale un dipinto, una scultura, un acquerello?

E’ veramente difficile valutare un quadri.

Possiamo dire che artisti famosi hanno quotazioni oramai consuete e se dovessimo comprarli in una asta potremmo solo aspettarci emozioni speculative. Altrimenti non ci sarebbero sorprese, il prezzo è quello e basta.

Anche se devo dire che girando per musei, per esempio,  a De Chirico, che amo, vengono passati errori che a me sarebbero cassati, pesantemente. Errori prospettici, errori di ombre ed errori di ogni genere, ma De Chirico resta De Chirico e alcune croste di De Chirico, opere chiaramente tirate via, fatte tanto per fare, forse perché comunque richieste dal “mercato” in quel momento, sono esposte in importanti musei  senza problemi e senza vergogna. Senza vergogna? Vergogna!

I miei quadri non costano tanto, per superare i mille Euro devo darmi da fare su quadri di notevoli dimensioni. Se poi non faccio lo sconto, se lo fanno da soli.

Ma questo non è giusto non è corretto.

Se, cazzo, ti piace un quadro compralo e non rompere i coglioni, il prezzo è un di cui, non è importante.

quanto vale
Quanto vale?

Quali sono i quadri quotati?

I quadri più quotati sono quelli meno validi, perché seguono la quotazione dell’artista, il metraggio e poco più. Un quadro deve esprimere un concetto, un’idea, qualcosa, altrimenti deve essere tecnicamente ineccepibile. Non dice niente ma è tecnicamente perfetto, pagalo. Non è tecnicamente perfetto ma ti appaga, ti soddisfa, ti piace? Pagalo. Ma che vuoi di più? Costa tanto ? Ma cosa sono 5-700 Euro per una tela che piace, che se lo guardi ti trasmette qualcosa?

Ci sono tanti dipinti, ci sono tanti pittori, non devi faticare devi solo guardare. Che te li hanno fatti a fare gli occhi, se non li usi?

Guarda ti mostro diverse opzioni, sono tutti fatti da amici miei, se compri qualcosa mi rendi felice comunque.

quanto valess

Non comprare croste ma se una crosta ti piace non è una crosta, prendila, pagala.

Vaffanculo.

Giancarlo

 

fonte:

Blog

Esperti

Gli esperti siamo noi.

Esperti di qui, esperti di la, mi sembrano tanti Figaro, barbieri di qualità, in quantità.

Tutto un gran parlare di esperti e, per contrapposizione diretta, di inesperti o neòfiti.

Esperto: colui che ha conoscenze specifiche in un ben delineato settore (Wikizionario).

Oppure, detto meglio:

Un esperto, nel senso di competente, è una persona alla quale, per motivo di professione oppure per una comunque acquisita competenza ed esperienza su una data materia, viene richiesto di fornire pareri scientifici su argomenti di dettaglio. (Wikipedia)
Spesso ci viene detto di affidare il fare delle cose agli esperti, di evitare gli incompetenti, i dilettanti ed i neofiti.

Ma è giusto diffidare?

Penso che non sempre lo sia, ma prima mettiamoci d’accordo su chi possa fregiarsi del termine esperto.
Non è per auto-definizione e non è per tutti i settori.
Nei campi specifici, la definizione di esperto è stabilita dal consenso degli altri specialisti e non è necessario per un individuo avere qualifiche professionali o accademiche per essere definito un esperto.
Ma non sempre l’esperto è definito tale da specialisti, siamo soliti dare o darci dell’esperto informalmente, a piacere nostro, senza che ci siano criteri oggettivi per sapere quanto lo sia veramente.
Di solito il fattore tempo sembra determinante, col tempo si matura esperienza in quello che si fa o nel mondo in cui si opera.

Operare bene o male, questo è il nocciolo.

Si può affrontare un compito o un problema agendo bene o male. Possiamo trovare una o più soluzioni, creare modus operandi di successo, aumentare il benessere societario (collettivo o individuale), scoprire cure efficaci, inventare nuove macchine ecc. Ma possiamo anche non azzeccarne una, creare procedure insulse e fallimentari, impoverire la società (ditta o comunità che sia), favorire il diffondersi di pandemie, lesinare sulla qualità di attrezzi e macchinari prodotti, ecc.

In entrambi i casi siamo esperti del settore e della materia, perché vi abbiamo dedicato tempo e risorse, ma con scopo e risultati non certamente positivi.
Poi ci sono dei campi, come quello politico, che affidarli ad un neofita, possa essere di giovamento
Considerando i risultati politici dei politici esperti.
Considerando gli scandali in cui si sono cacciati.
Per non favorire favoritismi e scambi di piaceri.
Vogliamo un neofita come nuovo presidente del consiglio.
Vogliamo neofiti in tutto il parlamento.
Una squadra nuova, ma di gente con voglia di fare, che non si metta nulla in tasca.
Centinaia di persone che non arricchiscano, se non di esperienza, dall’esperienza politica.
Costruita dal nulla, facendo le cose per bene, giorno per giorno.
Ceppoduro

Quelle bombe Italiane

Bombe Italiane

Ne avevamo dato notizia qui nel blog nel 2015, il 18 di Novembre. Quelle bombe Italiane erano in partenza da Cagliari verso l’Arabia Saudita, ora sono arrivate a destinazione e sono state impiegate.
Come sono state usate l’ha scritto il New York Times nell’articolo ” Airstrikes in Yemen Kill 68 Civilians in a Single Day

guarda il video “How Did Bombs Made in Italy Kill a Family In Yemen?

 riportato qui di seguito:

Noi non possiamo verificare che quanto asserito nell’articolo e nel video sia vero: 68 civili Yemeniti, uccisi in un solo giorno da attacchi aerei Sauditi con bombe fabbricate in Italia. Ci ricordiamo delle prove inoppugnabili dell’ex primo ministro Britannico Tony Blair sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein, defunto dittatore Iracheno.

Ma su quelle bombe Italiane

La fonte è autorevole e non siamo a conoscenza di smentite ufficiali del nostro governo.

Quelle bombe ItalianeAllora in mancanza di questo non possiamo che dare credito al NYT.

L’Italia ha inviato bombe in Arabia Saudita che sono state impiegate per attaccare villaggi civili in Yemen.

Non ne siamo orgogliosi, non ci piace come il nostro governo interpreta la costituzione, quell’articolo 11 che pure tuona così chiaro e forte contro la guerra.

Neppure come non rispetti nemmeno le risoluzioni internazionali.

Allora dicemmo:

Dovremmo smetterla di fornire armi ed armamenti alla coalizione Sunnita, ma Renzi è andato in visita ufficiale a Riyad senza dirci perché. Nemmeno ha tuonato contro la guerra, mi pare. Chissà perché? Allora dobbiamo tacere anche noi?

No.

Noi non vogliamo farlo.

Noi dovremmo smetterla di esportare morte.

Non ti senti sporco di sangue anche tu?

Al posto di Renzi ora c’è Gentiloni ma non è cambiato nulla. La politica è sempre la stessa. Il rispetto della Costituzione anche. A pensarci bene ora, si capisce meglio perché volessero a tutti i costi cambiarla questa Costituzione.

Fortunatamente non ci sono riusciti.

Ricordiamocelo. Sempre.

 

Giancarlo

 

Fonte: The New York Times

perché

Chiediamoci il perché

Perché abbiamo lasciato che accadesse?

Ed abbiamo permesso che si realizzasse la globalizzazione?

Perché

Il fenomeno causato dall’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali ha portato, come ci ricorda Wikipedia, all’interdipendenza delle economie nazionali e, quindi, anche a interdipendenze sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, unendo commercio, le culture, i costumi, il pensiero e beni culturali.

Wikipedia ci dice anche che tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni (1), l’opportunità di crescita economica (2) per nazioni a lungo rimaste ai margini dello sviluppo economico mondiale, la contrazione della distanza spazio-temporale e la riduzione dei costi per l’utente finale (3) grazie all’incremento della concorrenza su scala planetaria.

Gli aspetti negativi sono il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy (4).

Ma perché?

Perché lo abbiamo permesso? Ci abbiamo rimesso tutti. Ci rimetteremo ancor di più, sempre di più.

(1) Le informazioni non sono un bene, sono un male, ci uccidono, piano piano. Ci fanno vivere nel terrore: il terrore del ROM, dei ladri d’appartamento, del vicino di casa, dello straniero, del terrorista Islamico.

Ci bombardano di notizie, dicendoci quello che vogliamo sentire, senza dirci quello che dovremmo sapere. Dovremmo chiederci perché certe cose succedono e di chi facciano il gioco. Ma non lo facciamo, non ce lo chiediamo, ne vogliamo saperlo.

(2) Anche la favola dei paesi in via di sviluppo è finita. Non ci sono paesi che si stiano sviluppando. Ma ce ne sono in recessione, dove tutti continuano a star peggio. Molti sopravvivendo in condizioni terribili.

Ma anche i paesi sviluppati e ricchi recedono. Recedono economicamente per le crisi artefatte, per la concorrenza interna di manodopera disposta a tutto per lavorare. Recedono per gli scandali, bancari, economici politici. I crack non vengono più pagati da chi li genera ma dalla popolazione, giustificandoli con le scuse più più banali. Quel 10% della popolazione che possiede il 90% della ricchezza non è disposta a pagare, mai.

(3) Anche la storiella della riduzione dei prezzi, grazie alla globalizzazione, non ci migliora la vita. Non facilita il consumo dei beni. I prezzi scendono se e per la diminuzione dei costi, che non viene da riduzioni di prezzo delle materie prime ma dalla riduzione dei salari (reali) e dei diritti.

(4) Gli aspetti negativi,invece, si sono verificati tutti e molto più incisivi di come teorizzato.

Ma come abbiamo fatto ad accettarlo?

Ma chi ce lo ha fatto fare?

Mha!

Ceppoduro

2 centesimi

Il governo ha messo un’imposta

2 centesimi (medi) su ogni sacchettino che si usa al reparto ortofrutta dei supermercati.

E’ il risultato dell’applicazione di una norma Europea (Direttiva UE 2015/720) che obbliga i paesi membri a dotarsi di regole che ne limitino l’utilizzo.

2 centesimi

E’ stata l’occasione per i detrattori di Renzi-Gentiloni-PD per scatenarsi sui social e non solo. Ma quale è il significato di questa manovra? Cerchiamo di capirne di più.

Scopo della direttiva Europea è ridurre l’utilizzo di buste di plastica leggere, non biodegradabili. Un materiale che nuoce gravemente all’ambiente a causa dei lunghissimi tempi di degradazione, all’accumulo dei detriti nel sottosuolo, nei fondali marini ecc.

Infatti la norma cita nelle premesse:

“Gli attuali livelli di utilizzo di borse di plastica si traducono in elevati livelli di rifiuti dispersi e in un uso inefficiente delle risorse.
Il problema è inoltre destinato ad aggravarsi in assenza di interventi in materia. La
dispersione dei rifiuti costituiti da borse di plastica si traduce in inquinamento ambientale e aggrava il diffuso  problema dei rifiuti dispersi nei corpi idrici, minacciando gli ecosistemi acquatici di tutto il mondo.”

E

Di conseguenza, le borse di plastica in materiale leggero diventano più rapidamente
rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero  Continua descrivendo il basso tasso di riutilizzo ed il largo impiego di tali oggetti ed invita gli stati membri.

Cosa consiglia di fare agli stati membri la direttiva?

Al fine di favorire livelli sostenuti di riduzione dell’utilizzo medio di borse di plastica
in materiale leggero, gli Stati membri dovrebbero adottare misure per diminuire in modo significativo l’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, in linea con gli obiettivi generali della politica sui rifiuti e con la gerarchia dei rifiuti dell’Unione…

Inoltre

Le misure che devono essere adottate dagli Stati membri possono prevedere l’uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nella riduzione dell’u­tilizzo di borse di plastica, e di restrizioni alla commercializzazione, come i divieti in deroga all’articolo 18 della direttiva 94/62/CE, purché tali restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie.

Suggerisce,

Tali misure possono variare in funzione dell’impatto ambientale che le borse di plastica in materiale leggero hanno quando sono recuperate o smaltite,…

Percui

Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici oppure se il loro uso previene la produzione di rifiuti alimentari.

e

Gli Stati membri possono utilizzare liberamente i proventi generati dalle misure adottate in virtù della direttiva 94/62/CE allo scopo di realizzare una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.
Riassumendo possiamo dire che la legge Europea recepita dall’Italia con la tassa sui sacchettini, si ripromette di ridurre l’impatto ambientale di borse e  “borsine” di plastica non biodegradabili.
Per il raggiungimento dello scopo permette ai membri di adottare politiche economiche di prezzo o di tassazione prescrivendo di utilizzare liberamente il ricavato allo scopo di ridurne l’utilizzo (delle borse non delle tasse).
 2 centesimi

Che cosa ha fatto il nostro governo

Che cosa ha fatto il nostro governo con l’avallo del nostro parlamento?
Oltre a misure precedenti sulle borse di plastica leggere ha vietato l’uso di sacchetti ultraleggeri  nei reparti frutta e verdura se non biodegradabili, ed ha tassato quelli biodegradabili che li sostituiscono.
La tassa è minima, cosa volete che influisca la tassazione  alcuni sacchetti in cui imballiamo frutta e verdura sfusa sul prezzo dei generi presenti nel carrello? Pochi centesimi su molti Euro. Ma a livello nazionale l’esborso deve essere significativo.
E’ evidente che lo scopo della legge sia fare cassa.
Se fosse stato quello di ridurre l’uso di sacchetti di plastica, sarebbe già stato raggiunto con il divieto ad utilizzarli. Sostituendo con plastica biodegradabile, dovremmo aver risolto anche il problema dell’inquinamento.

2 centesimi

La riduzione dei consumi, che una tassa o un’addizionale sul prezzo dovrebbe favorire, non è efficace per i sacchetti dell’ortofrutta, obbligatori.
Quindi la tassa non ci invoglierà a consumarne di meno, a meno che non acquistiamo la merce preconfezionata, che ha molta più plastica nell’imballo e molto più pericolosa per l’ambiente. Ad esempio la vaschetta in polistirolo che fa le palline di cui son ghiotti pesci e volatili, ma che poi non riescono, purtroppo, a digerire.
Questa tassa serve solo ad aumentare le tasse in genere, anche se di poco, invece di diminuirle.
 2 centesimi

2 centesimi

2 centesimi. Se non si cercavano soldi, bastava il divieto delle plastiche normali, non biodegradabili e l’ambiente ne avrebbe giovato allo stesso modo.
Probabilmente in ossequio alla direttiva o per semplice riconoscenza, vedrete che parte di questa raccolta fiscale della nuova tassazione, sarà impiegata in campagne pubblicitarie che ci raccomanderanno di non gettare i sacchettini nel water o di non fare qualche altra stupida bischerata.
Spot che passeranno in tutte le radio-televisioni.
Speriamo solo che i soldi raccolti con la tassa bastino per pagare quest’obolo.
Giancarlo

Diciottenni

Gennaio 2018

Diciottenni, oggi abbiamo diciottenni che andranno a votare a Marzo, invece di andare in guerra come quelli del secolo scorso.

Negli ultimi settanta anni abbiamo avuto il più lungo periodo di pace della storia dell’uomo.

Assieme ad altri diritti i nostri diciottenni potranno esercitare quello del voto.

Diritti non scontati, non regalati, conquistati, dai nostri padri, dai nostri nonni, anche quelli morti in quelle guerre che non abbiamo più fatto.
Diritti che dobbiamo difendere perché, naturalmente, cercano continuamente e cercheranno ancora di toglierci.

Questo ha detto il presidente…

Questo è in parte quanto detto dal capo dello stato nel suo discorso di fine anno. Bravo Dottor Mattarella, sono molto contento di queste sue parole. Tant’è che voglio dire ai diciottenni di oggi di continuare a fare come quelli di ieri, andare a votare chi questi diritti NON glieli ha tolti ne sembra intenzionato a farlo.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog di questi diritti.

Ma come capire chi ci garantirà i diritti e chi vorrà toglierli?

Non crederemo mica a tutte le promesse elettorali? Ne che un politico vorrà dirci la verità sulle sue intenzioni?

E allora?

Quante domande.

Intanto non fidatevi di chi prometterà l’impossibile.

Non potremo continuare così per sempre, dovremo rivedere il nostro stile di vita. Dobbiamo ridurlo, ma non per consumare meno, dovremo solo consumare meglio.

Basta telefonini, basta cibi esotici, basta usare l’auto, basta sprecare, basta accontentarsi di prodotti scadenti alla moda, basta spendere poco.

Oggi potremmo avere tutti tutto di qualità al giusto prezzo.

diciottenniDiciottenni votiamo

Allora votiamo per chi non ha bombardato nessun tiranno, per destabilizzare l’area. Chi non ha attentato alla nostra Costituzione, per trarne facili vantaggi. Allora votiamo per chi non ha destabilizzato il mondo, per chi quella Costituzione l’ha difesa.

Votiamo per chi non regala i nostri soldi a lobby bancarie, industriali o di servizi. Allora votiamo per chi non ci ha tolto neppure un diritto, o un articolo di statuto, anche se continua a ricordarci i nostri doveri. Come quello di pagarle le tasse, in base alle proprie capacità. Quello stesso che però non si mette in tasca quei soldi come fossero suoi o li regala ai suoi amici come non fossero nostri.

Ceppoduro

Dati ISTAT 2017

E’ stato pubblicato i comunicato congiunto sui dati congiunturali.

Dati ISTAT 2017.

Dati ISTAT 2017

Rispetto a quello dello stesso periodo del 2016 ne sembra la fotocopia ed i dati riportati sono anch’essi opinabili.

Leggete qui il sito del governo e qui il PDF del testo.

Opinabii.

Intanto si propaganda chela disoccupazione continui a calare:

Il tasso di occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,1%, in crescita di due decimi di punto rispetto al trimestre precedente.
DUE DECIMI DI PUNTO!
Cresce solo il lavoro dipendente  550 mila unità lavorative Il 10% di nuove assunzioni in più rispetto alle cessazioni.
E questo non è detto sia un bene! Questo dieci in più ha tutele in meno?
Ma il comunicato rivendica la crescita continua del lavoro dipendente da sei trimestri ininterrottamente.
Il numero di lavoratori a chiamata o intermittenti nel terzo trimestre 2017 mostra una nuova forte crescita (+77,9%) iniziata dal secondo trimestre (+75,6%), soprattutto a seguito dell’abrogazione del lavoro accessorio (voucher).
Insomma hanno smesso i voucher sostituendoli con il JOB ON CALL, la sostanza non cambia, anzi peggiora, se ne fanno di più.
Analogamente prosegue il significativo aumento del numero dei lavoratori somministrati (+23,8% nel terzo trimestre 201)
Anche qui un successone, si tratta di lavoro interinale: qualcuno ti assume per lavorare per un altro, una triangolazione disumana. Possiamo definirla “riduzione in lavoro”? non so, ma a me rende l’idea.

Diminuiscono

Diminuiscono gli infortuni ed anche i morti sul lavoro, di poche unità, e sempre troppi per essere accettabili 213, circa un morto per ogni giorno lavorato.

 A leggere il documento Dati ISTAT 2017 va tutto bene:

Dal lato dell’offerta, che include tra gli occupati tutte le forme di lavoro autonomo e alle dipendenze, nel terzo trimestre 2017 l’occupazione stimata al netto degli effetti stagionali dalla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat è pari a 23 milioni 74 mila persone, in crescita sia su base annua (+1,3%, +303 mila) sia sul trimestre precedente (+0,3%, +79 mila).

Ma come si fa a spacciare per successo un +1,3% annuo?
0,… sul trimestre?
Ma come si fa a considerare accettabile un morto sul lavoro al giorno?
Coma si fa?

Ceppoduro