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Calenda

Calend-air

Calenda

Mi meraviglia il ministro Calenda.

Calenda che dice di non voler parlare con quella gentaglia. Quelli che vogliono licenziare cinquecento persone entro un mese. Nel mese elettorale. Quelli che non vogliono applicare ammortizzatori sociali. Quelli a cui piacciono gli incentivi Slovacchi, tasse e costo del lavoro compresi.

calenda

Ma Calenda non si ricorda di essere stato ministro dello sviluppo economico nel governo Renzi. Governo che ha approvato, orgogliosamente, il Jobs Act. D’accordo lo strumento legislativo è precedente alla sua responsabilità ministeriale ma in quel periodo lui era viceministro dello sviluppo economico, quindi quei provvedimenti li ha pensati e voluti chiaramente anche lui.

E non pensava, allora, che quell’infausto provvedimento che avrebbe dovuto favorire l’assunzione di lavoratori, con incentivi economici alle imprese, a scapito della sicurezza del posto di lavoro, poteva essere preso anche da altri governi Europei?

Calenda, ora che è la Slovacchia…

Ora che è la Slovacchia a dare incentivi, ora che l’Italia non se lo può più permettere, il ministro si lamenta della multinazionale che vuole licenziare qui, e lo può fare, per andare di la, a prendersi gli sgravi che qui non ci son più?

Ma dove vive il nostro ministro?

Ma veramente pensava che il capitale internazionale gli fosse riconoscente, evitandogli l’imbarazzo di licenziamenti nel periodo elettorale?

E chi sosteneva il governo Renzi e magari sostiene ancora ancora quelle idee, chi pensava l’avrebbe preso in culo alla lunga?

Certo Calenda è anche il ministro che afferma non sia corretto ridimensionare l’Alitalia in un mercato in “forte” espansione come quello del trasporto aereo in Italia.
Ma allora si metta in gioco si dimetta e rilevi lui l’azienda e fondi la sua Calendair, tanto se non va, potrà sempre licenziare tutti anche lui.

E’ il Job s Act baby!!!

Meno male che presto votiamo, almeno dopo, per un po’, non sentiremo vomitarci addosso tutte ‘ste fregnacce.

Ceppoduro

Promesse

Promesse

Promesse elettorali.

Che senso ha promettere prima delle elezioni se poi tutti sanno che non verranno mantenute le promesse?

Intanto si promette per farsi votare da più persone possibili. Si promettono cose irrealizzabili perché lo fanno anche gli altri e se qualche partito non fa promesse mirabolanti non sarà votato. Molti ragionano in maniera semplice, anche se istruiti:

Metti che lo facciano, meglio mandarli al governo, che magari ci guadagno.

Nessuno degli elettori è interessato a farsi rappresentare da chi non dica che farà il suo interesse. Cioè non è interessato a che la nazione, quindi anche lui, sia retta bene, che sia promesso di fare bene nell’interesse comune.

promesse elettorali
Promesse elettorali

Un tale partito non sarà votato.

Poi ci sono i voti ideologici, quando esistevano le ideologie li ho dati anch’io.

Chi si riconosce in un’area politica non cambierà e voterà turandosi il naso, sperando di riceverne un vantaggio comunque.

Va tenuto conto anche che ci sono gruppi e persone che nel disastro generale ci guadagnano, ci hanno guadagnato e lo faranno anche in futuro.

Non hanno nessuna voglia di mettere al governo gente competente incorrotta e incorruttibile, loro che vogliono farsi corrompere e sono corruttibili.

Poi ci sono gli altri, quelli che francamente non gli farei cibare il canarino, quelli che riempiono le trasmissioni televisive, che fanno comparsate da corrida. Quelli che dici ma è Bonolis a rimbecillirli o lo sono già da soli.

Come possiamo sperare che mandino a rappresentarli qualcuno migliore di loro. Questi catapulteranno nella scena politica tanti nuovi Razzi.

Promesse elettorali.

Tanti peones del partito tale e del segretario tal-altri.

Se non siam fatti di questa pasta

Insomma se non siamo di questa pasta possiamo solo sperare in qualcuno che ha già dimostrato di fare qualcosa. Non molto magari. Ma ha rinunciato ai soldi.

Ma non ha rubato, concusso e corrotto.

Non ha presentato leggi per lui, per gli amici e per i parenti.

Ci sono, sono pronti a dimettersi dopo poco tempo, per dare spazio ad altri e tornare ai loro mestieri.

Se non ne avevano se ne troveranno uno.

Povera Italia

Ceppoduro

Firenze

Firenze

Sono stato a Firenze.

Non mi ricordo quando, ne con chi fossi, ne perché.

Ero li, vicino al muso del porcellino a pensare in Inglese. Non che io sappia bene quella lingua, come dicono, da sognarci la notte. Però pensavo “porc”, mentre vedevo quel muso bronzeo e lucido in cima, di fronte a me.

Wild porc is called il cinghialone. Pensavo Inglese.

A dire il vero, forse non pensavo altro che “porc”, quella parola i rigirava in mente quasi come un ritornello.

Chissà se avevo bevuto? No, era anche troppo caldo per bere.

Forse il sole? No! Non c’era più il sole, oltretutto ero stato agli Uffizi tutto il pomeriggio. Poi, una volta uscito, ero passato sotto la loggia dei Lanzi, girando almeno tre volte intorno al ratto delle sabine. Affascinato. Impaurito probabilmente da Perseo, con in mano la testa di Medusa sanguinante, ero fuggito, via, via, lontano.

firenze

Avrei voluto raggiungere Ponte Vecchio, lì ci sarebbe stato qualcuno, ad aiutarmi.

Forse.

 

Allora a corsa giù per la strada, fino alla loggia del Mercato Nuovo.

Poi nulla. Finché non piove. Piove? Non è possibile. No!

No, è la fontana, l’acqua esce dalla bocca , sotto il muso lustro del porcellino. Porc, mi viene in mente. Wild porc, is called it.

Non c’è modo di pensare di più ne in Inglese, ne in Italiano.

Non riesco più a guardare, queste statue bellissime, sono nauseato. Sento i primi conti, rigurgito tutto e metto la testa sotto l’acqua che scorre e mi raffredda la testa. Mi sento meglio, libero, leggero.
Il porcellino mi guarda furbesco. MI scruta, si domanda chi sia, cosa voglia da lui.

Tutti cercano fortuna, la sua fortuna, e son disposti a lasciare un soldo fra i suoi denti, ma nessuno gli aveva mai vomitato addosso e son secoli che lui è lì.

Lo sento grugnire, non sono più certo che sia benevolo il suo sguardo.

Mi giro, mi alzo e vado via.

Ceppoduro

In treno

In treno

Quando si andava in treno per andare veloci e per andare in Europa, erano altri tempi. Tutto andava molto più lentamente.

Oggi abbiamo l’alta velocità, dobbiamo per forza spostarci veloci, pazienza se per andare alla stazione vicina, con il regionale, ci vuole più che ad andarci a piedi.

Pazienza se i treni “pendolari” sono sporchi, a volte vecchi, sempre inadeguati.

in treno

Ma abbiamo l’alta velocità, che bello.

Abbiamo treni veloci, che bello.

C’è competizione, che bello.

Le ferrovie dello stato sono rimaste infrastruttura, per i vettori si può scegliere tra Freccia Rossa e Italo Treno.

Non ho ancora capito quanto paghi la società di Italo Treno per usare i binari che ho già pagato io e tutti gli Italiani prima di me. Ma se nell’ultimo esercizio, come dicono, hanno raggiunto 400 milioni di debiti, nonostante un utile di 30 milioni in dividendi per gli azionisti, pagheranno sicuramente molto, troppo. Altrimenti non si spiega la perdita, non saranno stati quattro treni sfigati a creargli il dissesto?

in treno

Ma ora sembra tutto a posto, invece di quotarsi in borsa, vendono agli Americani. Tutto risolto.

Titola Repubblica: I soci del gruppo hanno scelto all’unanimità gli americani. Global Infrastructure Partners (Gip) pronto ad accollarsi anche 400 milioni di debiti, mentre 30 milioni di dividendi resteranno nelle tasche degli azionisti italiani.

Gli americani comprano per un milione e mezzo, debito compreso e lasciano i trenta milioni ai vecchi soci.

Per me niente? E i miei binari che rivendicavo poc’anzi. Se non c’erano, se non gli facevo posto ai treni, mica la facevano una linea alternativa per lavorare. Mica potevano fare il colpaccio della vendita oltre oceano e tenersi anche i soldi dei biglietti.

in treno

Ma vedrete, ci diranno che privato è bello. Occorreva dismettere e fare posto ai privati, lo voleva l’Europa, era la soluzione ad ogni male.

Che strana questa Europa. E che strana questa finanza da rapina, un mondo a se, che fa ciò che vuole e non deve render conto a nessuno.

Meno male che ora avremo dei vantaggi per noi, sempre stando al titolo di Repubblica, che prosegue:

Potrebbe ripartire una guerra su prezzi e qualità che avvantaggia i passeggeri.

Ma dove? Ma dove vivono questi? (quello che ha redatto l’articolo ed il suo direttore che l’ha avallato). Il vantaggio è solo dei soci, che infatti vendono a corsa, ad alta velocità.

La guerra dei prezzi ci doveva essere prima, ma i trenta milioni di utili raccontano un’altra storia.

Abbiamo dato trenta milioni ai privati e li abbiamo tolti al pubblico.

Complimenti.

Ceppoduro

 

 

 

Fonte: repubblica

 

Il mare

Il mare

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Ho raggiunto Castiglioncello, esco dall’Aurelia e dopo qualche curva ecco il mare.

Finalmente siamo al mare.

Il mare di Castiglioncello è un mare difficile, la spiaggia manca del tutto, gli accessi sono quasi tutti privati, ma è tutto meravigliosoil mare.

Sono finalmente sulla riva, la mattinata si presenta calda ed assolata. Ma così deve essere d’Agosto, così deve essere al mare.

Non resisto entro nell’acqua con i piedi, mi spingo fin poco sopra al ginocchio, lo posso fare perché qui la scogliera è piatta, un banco di pietra che degrada e risale per alcune decine di metri.

Vedo alcuni pesciolini girare intorno a me, allontanarsi guizzando dai miei piedi.

Oggi

sono dell’umore giusto, esco e mi stendo un telo da spiaggia, domandandomi che ci faccio con un telo da spiaggia in uno scoglio?

Leggo “Dio c’è?” di Hans Kung è una lettura facile, a volte divertente. Il teologo vorrebbe dimostrare, attraverso una cronistoria della filosofia, dei maggiori filosofi che hanno fatto la filosofia, che Dio c’è. Che anche quelli avversi, quelli atei o agnostici, in fondo potevano dare prova, con il loro pensiero e le loro argomentazioni che Dio esiste ed è presente nel mondo.

Sinceramente non sono riuscito a comprendere, o ad apprezzare, le argomentazioni di Kung a favore di questa tesi, ma leggere della filosofia e dei filosofi mi è sempre piaciuto.

Come mi piace il mare.

Gente allegra, questi filosofi, anche i più tragici. Sono tutti stati molto ottimisti nella capacità speculativa ed intellettiva dell’uomo. Tanto da farmi pensare che, nonostante molti fossero sostanzialmente credenti, alla fine sostenessero il primato dell’uomo su Dio. Si Dio aveva creato l’uomo, ma l’uomo riusciva ad immaginare, a pensare, Dio. L’uomo era superiore.

Poi si è avvicinata lei, sorridendo dolcemente.

Mi ha chiesto se poteva sistemare il suo asciugamano li vicino.

Ma certo, le dico, posso chiederti come ti chiami?

Certo! Io sono Bruna, piacere.

Ciao, Bruna, io sono Alessandro.

Poi ci siamo conosciuti meglio. Ora stiamo assieme.

Mi è sempre piaciuto Castiglioncello.

Mi è sempre piaciuto il mare.

Ceppoduro

Mostri

Interessante guardare Sanremo, si possono vedere dei mostri

Ma mostri veri, mica fantastici, come succede nei film.

mostri

Stasera c’era Pippo c’era Ornella. Mamma mia che tristezza.

E meno male che Ornella canta bene! Ma come possiamo credere alle parole della melodia se neanche lei riesce ad accettarsi com’è? Per accettarsi deve tirarsi come la pelle di un tamburo, salvo lasciare alcune parte, scoperte, nello stato reale, o surreale, attuale. Le quali, viste vicino alle zone restaurate, vanno ben vedere bene l’azione distruttiva del tempo, le vene varicose, la pelle flaccida e allungata. Ma che è il bello della vita, vissuta, e dell’età, raggiunta. E’ la realtà, la verità, non come la maschera inebetita, da un sorriso botulinico, inconcepibile altrimenti. Ma questa maschera non è che l’apoteosi del carnevale sanremese 2018, tutti i vecchi miti più o meno restaurati, per accontentare i vecchi fan di quando tutti erano più giovani, fan e cantanti.

Mostri in mostra

Così il surgelatore di Sanremo ha messo in mostra nel suo banco del pesce tutta la merce conservata per anni, mai buttata, sempre scongelata e ricongelata subito dopo. Un pena, in quest’Italia che invecchia e non vuole. Nessuno che si mette da parte, mai, nemmeno dopo i terremoti fisici e mentali, inevitabili nel tempo che passa. Nessuno che voglia andare in pensione, farsi da parte e lasciare il posto a chi non c’era prima. La Fornero ci ha visto bene, ha anticipato il trend, l’aspirazione, tutta Italiana’ all’immortalità.

L’oblio non fa parte di noi. Nel tempo, nella nostra lunga e grande storia Italiana e pre-Italiana, non ci siamo scordati di nessuno: Papi, imperatori, artisti, pittori, scrittori, architetti e inventori. Solo che loro son rimasti tra noi con le loro opere. Oggi, che nessuno è più capace di fare niente restano loro a testimonianza di se e di quello che hanno fatto. Non certo di quello che fanno o che faranno, sempre più mediocre, anche se ben intonato.

Povera Italia.

Come ti sei ridotta.

Poveri Italiani, ormai non più (ius) soli.

Ceppoduro

Le prostitute

Si parlava di prostituzione

Come al solito qualcuno se ne vien fuori con la necessità della riapertura delle case chiuse.  “Si potrebbero fare i controlli sanitari”, “le prostitute pagherebbero le tasse”, “Non sarebbero più sfruttate e potrebbero avere anche la pensione, versando i contributi”.

La pensione non la daranno a noi figuriamoci ad una “puttana da casino”, a meno che non sia considerato lavoro usurante, allora…

A parte la pensione, sic, vogliamo sfatare tutte queste “seghe mentali” e mai termine fu più appropriato, pensateci.

Che la prostituzione in strada non sia un bel vedere, credo  siamo tutti d’accordo, che sia un problema spiegare ai propri figli chi siano e cosa facciano quelle “signore” no. Ogni persona adulta è in grado di farlo, se non lo è cerca di evitare di passarci davanti, se inavvertitamente comunque lo fa, può svicolare con le parole.

Non possiamo ridurre il problema della prostituzione alla sua spiegazione ai figli, altrimenti abbasso la saracinesca e vado via.

“Se una donna decide di fare la prostituta, meglio sotto un tetto, al caldo o al fresco che all’aperto”.  Anche un’affermazione del genere è una puttanata, nessuna donna lo fa per scelta, solo per necessità o per costrizione. Specialmente quelle sfruttate da un magnaccia, specialmente quelle in strada. Le nere, le straniere, le tossiche.

In Italia, se una donna decide di doversi , volersi, potersi prostituire può farlo liberamente, senza protettore, senza casa di appuntamenti.

A che serve un protettore? A sfruttarla. Chi sostiene la riapertura delle case chiuse dirà che serve a proteggerla. Peccato che, giusto o sbagliato la protezione, l’induzione, lo sfruttamento della prostituzione sia reato.

Chi vorrebbe che le puttane pagassero l’IVA o le tasse sul reddito, dovrebbe sapere che su qualsiasi reddito si pagano le tasse, anche le vincite al lotto, ma non esiste un modo per esigere questi soldi. Invece è reato non pagare una prostituta dopo che ha elargito le sue prestazioni, il reato si chiama stupro.

Prostitute

In ITALIA

La prostituzione, lo scambio di servizi sessuali per denaro, è lecita, mentre è illegale ogni altra attività collaterale come il favoreggiamento lo sfruttamento, l’organizzazione della prostituzione in luoghi chiusi come bordelli ed il controllo in generale da parti terze.

La legge Merlin (L75/1958) divenne operativa il 20 settembre 1958.

Questa legge, ancora in vigore, abrogò tutti le leggi precedenti in materia e vietò bordelli, e creò il reato di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione , reato commesso da chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. La prostituzione  è proibita in luoghi come case, hotel, sale da ballo, e circoli di intrattenimento.  Proibisce il libertinaggio. Proibisce la registrazione e il controllo sanitario.

La legge è considerata la più avanzata nel mondo perché dichiara la prostituzione  lecita e legale,  sia quella stradale che in appartamento privato fatta dalle prostitute in modo autonomo,  mentre  dichiara illegale l’organizzazione sotto ogni sua forma di favoreggiamento e sfruttamento.

Lavoratrici del sesso singole in un appartamento sono tollerate. L’adescamento è lecito, ma in locali o club come quelli dove si svolgono spogliarelli o “lap dance” non possono avvenire interazioni con le ballerine.

Un’ultima nota sul controllo sanitario delle prostitute

Non esiste modo di verificare che una prostituta o il cliente non siano infetti da malattie trasmesse sessualmente. Neppure lo stile di vita della prostituta o del cliente può essere conosciuto. L’uso di profilattici è necessario.

La richiesta di prestazioni sessuali può essere soddisfatta in altri modi, gratuiti.

La dignità delle persone, a volte ridotte in schiavitù per farle prostituire, non può essere scambiata con nessun altro interesse privato o collettivo, ma lo Stato non sembra in grado di agire contro gli schiavisti.

Forse per la pace sociale servono prostitute a buon mercato che solo la schiavitù può garantire. Ma se non ci piacciono le puttane per strada, le case chiuse non sono la soluzione e lo Stato non può o non vuole aiutarci. Se non ci piacciono dobbiamo/possiamo fare qualcosa noi: smettere di usarle e di sfruttarle.

Ceppoduro

 

 

 

 

 

La strada

Era solo,

camminava lungo la strada.

La stradaDario Persici, classe 75. Si diplomò nel 93 come geometra, ma non trovò nulla da fare. L’università non lo attirava, avrebbe voluto lavorare come geometra, ma non trovò occasione. Si sarebbe accontentato anche solo di lavorare, ma non aveva amici, o conoscenti, che potessero aiutarlo. Nessuno che lavorasse in uno studio tecnico. Nessuno che potesse dargli una spinta per entrare alle poste o in ferrovia. Poi non assumevano più nemmeno lì, oramai.

Per fortuna, trovò da vendemmiare, in agricoltura si guadagnava bene, stava all’aperto e in compagnia, Si scherzava, si rideva. Forse era meglio coltivarla, la terra, che misurarla. Nell’azienda vicina si raccoglievano le mele. Un’altra aveva le mucche da accudire.

Un anno passò veloce, quell’anno fu il più bello della sua vita. Trovò anche una ragazza. Una tipa strana, che parlava poco, ma anche lui non era di molte parole.

Maria, si chiamava Maria Nicastro. Un paio d’anni  più giovane di lui, molto carina.

Era stato fortunato, Dario, aveva incontrato Maria lungo la strada. Mentre lei guardava la vetrina di un negozio di scarpe, le si era avvicinato e le aveva chiesto indicazioni per un indirizzo. Si erano conosciuti così, si erano trovati. Si erano rivisti.  Quando era assieme a Maria ne era preso completamente. Quando non era con lei la pensava. Lei studiava, al liceo classico, lui lavorava un po’ di qua e un po’ di la. Maria gli  fece scoprire il mondo. Lo portò al cinema, a teatro, per la prima volta nella sua vita, ed ai concerti. Con lei cominciò ad interessarsi ed a discutere di Filosofia. A leggere, leggere Romanzi.

Nessuno lo aveva mai eccitato così.

La strada

La strada

Arrivò anche l’estate.

In Agosto, tutti gli Agosti,  la famiglia Nicastro andava al mare, come ogni famiglia benestante. Dario, invece, non aveva mai visto il mare, al massimo era stato al lago, a pescare. I suoi non si erano mai concessi la villeggiatura. I Nicastro, invece, affittavano una casa, grande, che c’era sempre qualche parente o amico da ospitare. La zia, vedova, era un ospite fisso. I nipoti. I compagni di scuola e chissà chi altro ancora.

A lei venne naturale chiedergli di seguirla al mare, in Agosto.

Lui accettò , non senza esitazione, non aveva mai pensato di conoscere i suoi genitori.

Non fu facile ma, insomma, lo fecero.

I genitori generalmente hanno grandi aspettative per i figli. Si sa. Le aspettative tradite  diventano, delusioni,  a volte rancori.

Questo è quello che deve esser successo.

Si capisce:  lui non aveva un mestiere sicuro, ma era molto bello e forte, accidenti se era bello. Si capisce anche che: lei era stupenda, una dea, ma con la puzza sotto il naso. Forse aveva studiato troppo, sicuramente lo aveva stregato, lo avrebbe plagiato, lo aveva già plagiato.

Questo pensarono i genitori ma non lo dissero apertamente,  fecero solo grandi sorrisi, ipocriti sorrisi di cortesia.

Dario era figlio unico, forse per questo Maria non fu ben accetta, non piacque. Voleva portarlo via.

I Persici non avevano niente, forse per questo la madre di Maria restò indifferente, distante, con lui.

Solo il padre di lei tifava per Dario. Forse gli ricordava se stesso, da giovane.

Al mare

Comunque andarono al mare assieme.

Le giornate passarono lente come solo in Agosto, al mare, lo fanno. Le ritualità giornaliere scandirono il tempo, come in un mantra: Colazione, mare, pranzo, pennichella in spiaggia. Passeggiata in centro, cena, passeggiata in centro da soli o in giro con vecchi e nuovi amici. Che nessuno conosceva, che nessuno avrebbe conosciuto.

Qualche notte passata sulla spiaggia, qualcun’altra in discoteca. Sempre la solita storia.

Meno male che dall’alba a colazione e sotto l’ombrellone Dario poteva fare quello che voleva. Gli altri dormivano ancora. Lui leggeva. Divorava i libri. Libri interessanti, di filosofia, di matematica e di Storia. Idee e concetti gli frullavano in testa alleviandogli la prigionia. Sì, quel rapporto si era trasformato da esplosione di libertà, da anarchia,  in prigionia, in dittatura.  Anche Maria, piano piano, cambiò atteggiamento. Lui sembrava assomigliare sempre di più a suo padre, ci andava troppo d’accordo e continuava a non piacere a sua madre.

Quell’estate finì con la fine di Agosto. A Settembre cominciarono le piogge autunnali, piogge che lavano la polvere estiva.

Lei si preparava all’ultimo anno di liceo.  Rivide i vecchi amici di scuola. Erano amici che la volevano per loro. Maria era troppo bella, l’ho già detto.

la strada

Lui decise di lasciare il paese, andare in città ed iscriversi all’università, a “Lettere e Filosofia“.

Non si rividero più.

Io non li ho più rivisti. Solo Dario, una volta.

Era primavera, di mattina, presto. Dario era solo ed a piedi percorreva una strada. L’ho visto felice, con un ampio sorriso sulle labbra, forse perché non era in una strada qualsiasi.

Era una nuova strada, quel la strada, era la sua strada.

Ceppoduro

 

Pistoia

Non ero mai stato a Pistoia.

La grande passione per Pistoia

Ho sempre amato Pistoia, “città di crucci, aspra Pistoia”, pur non essendoci mai stato.

Faccio parte di un tempo passato, io. Un tempo in cui non si viaggiava tanto. Muoversi era difficile. Ci si muoveva poco, piano piano, senza mai andare troppo lontano.

PistoiaMi son domandato tante volte perché?

Perché volesi vederla?

Forse per l’immagine della torre campanaria, così piena di fascino. Con le bifore a scalare. Con con le tre logge colonnate che lo alleggeriscono in alto. Pur lasciandole una struttura potente, su cui spicca l’orologio, moderno, elegante, essenziale.

Dalla sua posizione, il campanile protegge il fianco del Duomo, del palazzo dei Vescovi e degli altri edifici che, attaccati, si riparano, sostenendosi a vicenda.

Ma forse

Mi ha affascinato anche la montagna Pistoiese, li dietro, con le sue storie di animali selvaggi e di banditi non meno feroci.

Che dire poi del Pantheon degli uomini illustri? Ne avevo sentito parlare e mi immaginavo un posto dove passeggiando, si potevano incontrare i grandi personaggi del passato, Leonardo, Michelangelo, Dante, Piero della Francesca. Immaginavo che ti potevi sedere con loro gustandoti un buon bicchiere di vino chiacchierando del più e del meno, del tempo o dei massimi sistemi.

Ma non mi devo scordare di dirvi la ragione più importante, più sentita per andare là; il blues, Pistoia blues. A vedere, a sentire Frank Zappa, B.B. King, Deep Purple, Dream Theater, Muddy Waters, Bob Dylan, Stevie Ray Vaughan, John Lee Hooker, Lou Reed e Canned Heat, Carlos Santana, Steve Vai, Joe Satriani, Ray Charles, Patti Smith, Joe Cocker, Robert Plant, The Doors, Chickenfoot, Joss Stone, PFM, Porcupine Tree, Gamma Ray, Anathema, David Bowie, Skunk Anansie. Un sogno, un incubo, un chiodo fisso, una mania ossessiva e compulsiva.

Ma no! Non sono mai andato. Non ho mai coronato il mio sogno.

Si! Non ho mai visto Pistoia.

E me ne dolgo ancora.

Ceppoduro

Rapporto DAVOS 2018

Sì, è passato un anno dal precedente

rapporto ed uno nuovo (DAVOS 2018) è stato appena pubblicato da OXFAM.

Nulla è cambiato, se non peggiorato.

I ricchi sono sempre più ricchi i poveri sempre di più e sempre più poveri.

leggi il reportage dello scorso anno Rapporto Uneconomia-per-il-99-percento_gennaio-2017 e quello di quest’anno Rapporto Davos-2018.-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza.

Questo non succede nel mondo, lontano da noi, ma anche in Italia, in mezzo a noi.

Allora mi chiedo perché qualcuno vada dicendo di aver fatto grandi riforme, che hanno migliorato la situazione italiana. Che hanno creato un milione di posti di lavoro. Come, del resto, aveva già fatto qualcun altro prima.

Poi anche se qualcuno dirà che i posti in più sono stati effettivamente creati, come certificato dall’ISTAT, dobbiamo domandarci cosa effettivamente ci abbiano dato?

Metà dei posti sono a tempo indeterminato e gli altri mezzo milione? Precari, come sono precari quelli fissi a tutele crescenti del Jobs Act.

Ma se avete il buon cuore

di leggere il rapporto OXFAM, quello che c’è e lavoro di sfruttamento, pochi, sempre meno, diritti associati a remunerazioni minori, aumenta solo la diseguaglianza e lo sfruttamento di genere.

OXFAM si appella ai politici perché al giorno d’oggi è difficile trovare un leader politico o un dirigente d’impresa che non dica di essere preoccupato a causa della disuguaglianza.

Ma ciò che conta non sono le parole, bensì i fatti, e proprio i fatti sono il punto debole della maggioranza dei nostri leader.
Nella pratica alcuni promuovono attivamente politiche che possono accentuare la
disuguaglianza.
Nel rapporto si afferma, tra l’altro:
I governi esercitano anche un altro ruolo chiave nella riduzione della disuguaglianza:
possono usare l’imposizione fiscale e la spesa pubblica per ridistribuire la ricchezza.

E qui, da noi, i “politici” parlano di riduzione delle tasse. Non ci servono meno tasse ci serve un utilizzo migliore ed onesto dei proventi delle tasse.

Raccomandazioni del Rapporto

Governi ed istituzioni internazionali devono prendere atto degli effetti che il modello
economico neoliberista produce sui poveri del mondo.
Devono inoltre adoperarsi per costruire economie più umane che abbiano quale obiettivo principale una maggiore equità.
La disuguaglianza non è ineluttabile; è una scelta politica. La maggior parte dei leader
politici opera tuttavia scelte sbagliate, nonostante affermazioni di segno opposto e
nonostante le richieste dei propri cittadini. Un po’ in tutto il mondo, i cittadini di molti Paesi rischiano la vita per far sentire la propria voce contro la disuguaglianza e l’ingiustizia.
CIVICUS, un’alleanza che opera in favore dell’empowerment dei cittadini, ha riscontrato gravi minacce alle libertà civili in oltre 100 Paesi i cui governi preferiscono soffocare la democrazia anziché combattere la disuguaglianza.

Importanza del lavoro

La creazione di posti di lavoro dignitosi e l’incremento della quota di reddito nazionale di lavoratori e produttori, specialmente donne, sono indispensabili nella lotta alla
disuguaglianza.
Il lavoro è dignitoso se fornisce:
• Un reddito equo
• Sicurezza del posto di lavoro e tutela sociale per i lavoratori e le loro famiglie
• Migliori prospettive di sviluppo personale e integrazione sociale
• Libertà di esprimere le proprie riserve, organizzarsi e partecipare alle decisioni che
incidono sulla propria vita
• Pari opportunità e pari trattamento per uomini e donne
Insomma leggetevi il rapporto e meditateci sopra.
Chiedetevi cosa ci promettono e cosa fanno e poi votiamo.

link:

Rapporto Oxfam

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