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Una bambola

Mi sono incantato a guardarla

E’ bellissima. Davvero. Proprio una bambola. Ho di fronte una modella, non riesco a crederci. Non riesco a credere sia vero.

Eppure è vero, lei è lì ed aspetta me.

Il primo di marzo all’IPERCOOP… in coda alla cassa, una di quelle code noiose dove c’è il mondo davanti e, come se non bastasse, ai clienti davanti succede di tutto. La carta non funziona. Qualcuno riconta i pezzi e discute con il cassiere su qualche cosa che non va. Il cassiere che si alza per controllare un codice o per verificare un prezzo o chissà per cosa. Insomma non si va avanti, mi rassegno.

Quando sta a me, finalmente, ecco che arriva una tipa strana,  trafelata e con i capelli arruffati, con un sorriso a cui non posso dire no, mi chiede se può passare lei, ha solo un paio di cose l’aspettano e rischia di fare tardi. Passa, passa pure. Passa, paga e se ne va. Non la rivedrò più. Che diavolo. Che sculo.

una bambola

E invece no.

Che culo, lasciata la cassa le cade qualcosa, perde un borsellino elegante con due perle sull’incrocio della chiusura. Lo raccolgo ci sono varie cose tra cui un’agendina rosa, con un nome ed un numero di telefono. La chiamo ma non risponde, forse non è il suo numero. Riprovo, riprovo riprovo ancora, nulla.

Eppure deve essere lei, sulla carta fedeltà c’è lo stesso nome.
A casa la cerco su facebook. Accidenti, ce ne saranno trenta o quaranta con quel nome. Scarto le vecchie, scarto le giovani. Scarto anche le brune e le rosse, insomma deve essere lei. Avevo visto bene è molto bella, secondo me. Secondo me è proprio bella.

Le mando un messaggio, le chiedo se è lei, se ha perso qualcosa all’iper e se lo vuole indietro mi contatti pure, sono a sua disposizione.

Ma non risponde, niente.

Che sculo.

Una Bambola

E’ proprio bella, una bambola.

Sarebbe bello rivederla, conoscerla, chissà cos’altro sarebbe bello.

Dopo una settimana mi risponde, si scusa, mi dice che le è successo di tutto, insomma ora è tutto a posto e se voglio possiamo trovarci lì, all’Ipercoop così riprende la sua roba. Certo, non c’è problema, arrivo subito, a tra poco.

In dieci minuti son già pronto e parto. Altri dieci minuti e son lì…

E’ bellissima. Davvero. Proprio una bambola. Ho di fronte una modella, non riesco a crederci. Non riesco a credere sia vero.

Eppure è vero, lei è lì ed aspetta me.

Il sette di marzo all’IPERCOOP…

Ceppoduro

 

Dedicato a tutti gli uomini che non picchiano le donne e a tutte le donne del mondo, tutte bellissime, senza dubbio e senza distinzione.

Maledetta festa

Maledetta festa

Festa, maledetta festa, madre di ogni dolore.

Che strazio, che patire, lancinante. Non posso credere che sia vero, che sia successo per davvero. Queste sono notizie che ti strappano il cuore. Ma non posso far finta di niente e ve lo devo raccontare, lo devo cantare. Chissà se lo vorrete sentire, chissà se lo vorrete sentire di nuovo, chissà se lo vorrete sentire cantare ancora? La canzone racconta quello che ci è successo, ma se non vi piace non ve lo ripeterò più.

Siamo come i cocci di vetro di una maledetta festa

Stanotte posiamo tornare uniti ma ora siamo come cocci di vetro buttati a terra su cui corrono scalzi i ragazzini nel vicolo. Dobbiamo combattere, no non dobbiamo arrenderci a combattere. Non avremo scampo, siamo con le spalle al muro. Lasciamo cadere i fucili, finché siamo in tempo. La battaglia è appena cominciata e già molti sono caduti, un baratro si è aperto e le madri sono da una  parte e i figli. dall’altra. Tutti si guardano con occhi iniettati di odio, non c’è più pace, non c’è più fratellanza ne amicizia. Dobbiamo asciugarci le lacrime di sangue dobbiamo smettere di odiarci.

Non sappiamo più distinguere

L’abbiamo visto in TV, abbiamo visto i morti, li abbiamo visti anche se non sappiamo distinguere tra il falso ed il vero, tra finzione e realtà. E oggi, nel nord, i ragazzi andranno a combattere e non torneranno più, non per i prossimi anni. Torneranno vecchi, se torneranno. E allora cosa gli diciamo? Andate? Combattete? O gli ricordiamo che qualcuno vinse con la pace, una pace che non troviamo più dopo quella maledetta, terribile e sanguinosa, festa.

Liberamente tratto da Sunday Bloody Sunday degli U2.

Ceppoduro

Maledetta festa

Da wikipedia

Bloody Sunday, letteralmente “Domenica di sangue”, è il termine con cui si indicano gli eventi accaduti nella città di Derry, Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972, quando il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26.

Tredici persone, la maggior parte delle quali molto giovani (di cui sei minorenni), furono colpite a morte, mentre una quattordicesima morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all’investimento da parte di veicoli militari. Molti testimoni, compresi alcuni giornalisti (tra i quali l’italiano Fulvio Grimaldi), affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati e manifestavano pacificamente. Cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle. Nel 2003 un ex paracadutista inglese confessò di aver sparato a Bernard McGuigan, che sollevava un fazzoletto bianco, uccidendolo.

Il Governo Britannico condusse due inchieste:

  1. Il “Widgery Tribunal”, tenutosi in seguito al verificarsi dei fatti, prosciolse largamente l’autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato come un “insabbiamento”, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell.
  2. La “Saville Inquiry”, stabilita nel 1998 per gettare nuova luce sui fatti (presieduta da Lord Saville di Newdigate). Il documento – composto da migliaia di pagine – fu fornito al governo inglese a giugno 2010 dopo molti ritardi. Il 15 giugno 2010 il primo ministro del Regno Unito David Cameron ha presentato le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville di Newdigate commissionato alcuni anni prima dal Governo britannico, che condanna senza alcuna giustificazione la condotta tenuta in quelle circostanze dall’esercito inglese. Il primo ministro del Regno Unito ha così concluso: «Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: ciò che è successo il giorno di Bloody Sunday è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato».

La campagna dell’IRA

Contro l’occupazione britannica dell’Irlanda del Nord era in corso già da due anni, e l’eco dell’evento incoraggiò l’arruolamento nell’organizzazione. La Domenica di sangue resta tra gli eventi più significativi della storia recente dell’Irlanda del Nord, probabilmente anche perché avvenuta sotto gli occhi di telecamere e giornalisti.

Un roseto

Un roseto.

Non avevo mai visitato un roseto.

Passavo per i giardini pubblici senza guardarli. Tuttalpiù ricordo se c’era una fontanella, perché l’acqua è importante ed io non sono abituato a portarmi la bottiglia. L’acqua ed il vetro sono pesanti, preferisco portarmi la merenda, se proprio voglio avere con me qualcosa.

I fiori sono belli, ma sembrano tutti uguali, con quella puzza di letame intorno.

Poi, come no? C’è sempre un qualche insetto posato sopra o nascosto al suo interno. Se ti avvicini rischi una puntura.

Mi sono sempre piaciuti di più gli alberi.

Anche in inverno mantengono la loro maestosità, anzi vedere il cielo tra i rami nudi fa un’impressione terribile.

Comunque, in estate, che c’è meglio dell’ombra di una querce o di un faggio? E non ci sono fiori li sotto.

Sotto un grande albero sto bene, mi rilasso e respiro a pieni polmoni. Sono vivo.

Perché

Perché dobbiamo andare al roseto? Gli ho chiesto. Lei mi ha guardato male. Come a dire:”Ma quanto sei fesso”. Io ho fatto finta di non capire, ho argomentato sul tempo, quello meteorologico e quello necessario.

Forse pioverà! Se piove ci infanghiamo tutti.

E’ Sabato, non sarebbe meglio far la spesa?

Ancora fa buio presto, alla fine rischiamo di non vedere nulla.

Niente da fare, siamo andati al roseto.

Meno male, devo dirlo.

Meno male che siamo andati, che spettacolo meraviglioso.

Un roseto Un roseto un roseto un roseto un roseto un roseto un roseto

Rose fiorite ovunque, rose antiche, rose moderne. Profumate, monocolore, screziate. Dalle infiorescenze singole o a mazzo.

Una gamma cromatica incredibile, non avevo mai visto una tavolozza così.

Poi le rose ti incuriosiscono, cominci a leggere i cartelli scopri chi le ha selezionate, dove, quando.

Ti viene la voglia di fotografarle, sai che non sei capace, che molte immagini saranno mosse, sfuocate o semplicemente inquadrate male, ma le fai.

Speri di cogliere la magia di quei fiori che la settimana dopo non ci saranno già più e solo la foto potrà restituirtene le emozioni.

Bello.

Sono proprio soddisfatto, anche delle foto.

Giudicate voi.

Ceppoduro

Disinformazione

Parliamo di informazione

No, no! Non ne possiamo parlare. Possiamo solo parlare di disinformazione.

Non si era mai vista una radio televisione pubblica non filo governativa, e preferiremmo non vederla più. Però questa, invece di informare correttamente, tenta in tutti i modi di disinformare. Di raccontare in altro modo la realtà. Di mettere in ridicolo il governo. O di pomparne una parte per svilirne l’altra no, non s’era mai visto.

Disinfrmazione
Di Laky 1970 – Laky 1970, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=70206238

La radiotelevisione pubblica è nostra, pretendiamo che ci informi, non che ci disinformi.
Finché lo fa qualche signora gonfiata e siliconata delle altre reti, può dire quel che vuole, anche falsità evidenti. Ma i dipendenti del servizio pubblico che pago con la mia bolletta della luce no. Pretendo trasparenza, non posso sentirmi coglionato ad ogni annuncio, ad ogni notizia.

Basta. Licenziamoli tutti.

Governo, non avete attuato lo spoiling system? Bravi, ma è ora di farlo. Fatelo e rinnovate quel parco buoi così malato che rischia di infettare tutto. Ed anche quando il nostro sistema immunitario, i nostri anticorpi, fossero sufficientemente forti da resistere all’attacco, il nostro cuore, la nostra intelligenza non ne possono più.

Non vogliamo più finanziare questa disinformazione

Anche la carta stampata, che benché privata si permette di attingere da contributi pubblici all’editoria deve essere messa  in condizione di finanziarsi da sola.

Basta soldi, basta sgravi, si facciano pagare dai lettori.

I giornali devono essere mantenuti da chi li legge. Già chi li legge? Chi rappresentano? Chi disinformano?

Non è libertà questa, non la nostra, che vorremmo sapere la verità sul quanto succede, in Italia e nel Mondo. Su quanto faccia o non faccia il governo.

Governo che non può farle tutte male.

Basta, mandiamoli a casa, diamogli a tutti il reddito di cittadinanza ed insegniamogli un lavoro, ma un altro che, onestamente, questo  non gli riesce proprio di farlo.

Ceppoduro

Cosa è bene e cosa è male

Cosa è bene e cosa è male

Non ci domandiamo quasi mai cosa è bene e cosa è male. Non lo facciamo perché lo sappiamo già. In anni di vita abbiamo metabolizzato il concetto, lo sappiamo e basta.

Quando qualcuno ci presenta una tesi decidiamo subito se è bene o se è male.

Male. Malissimo. Il più delle volte, senza saperlo, ci facciamo condizionare nel giudizio, che non è più il nostro.

Finisce che giudichiamo come vuole il nostro interlocutore, perché non avrà esposto in modo asettico, ma, specie se è un buon oratore, lo avrà fatto in una certa maniera, tale che saremo portati ad dargli ragione.

Allora possiamo aderire ad una tesi dalla quale, senza il condizionamento oratorio, potremmo divergere. Siamo stati manipolati.

Accade tutti i giorni con la pubblicità di un prodotto che è sempre il migliore, per una serie di ragioni che ci sembrano giuste, anche se raramente lo sono. Accade anche al lavoro, al bar, in famiglia.

cosa è bene

In politica poi.

In politica, poi, questa manipolazione è spinta al massimo. I partiti illustrano le loro idee, i loro programmi come fossero i tuoi, come se solo tu ne fossi avvantaggiato, come se dopo averli attuati il mondo divenisse migliore. Questo anche quando in realtà l’idea è destinata a fallire o lo ha già fallito in precedenza. Rischiamo di aderire ad una tesi che alla fine non migliorerà la nostra vita, anzi la peggiorerà.

Se vi chiedete se e come possiamo giudicare prima, se e come possiamo capire le reali intenzioni dei nostri interlocutori e le conseguenze di quanto prospettato, la risposta è semplice, basta pensare con la nostra testa. Aspettare a giudicare, ponderare il nostro giudizio.

Domandiamoci sempre a chi giovi.

Alla latina: “cui prodest”.

Domandiamoci a chi giova prima di sposare un’idea. Quando capiamo a chi conviene capiamo cosa è male o cosa è bene. E’ bene saperlo, anzi è meglio.

Ceppoduro

Avevo bisogno di aiuto

Avevo bisogno di aiuto.

Non ero più in grado di lavorare ed avevo bisogno di aiuto.

Eh si, ero diventato vecchio. Devo dire che non me ne ero accorto, non mi sembra di esserlo nemmeno adesso. Ma il padrone mi disse che non poteva più farmi lavorare, in vigna ero lento e non muovevo le cose pesanti. Ma su questo poteva anche sorvolare, il problema era che avrei dovuto fare un corso di aggiornamento sulla sicurezza, così non era in regola ed il corso era caro.

Erano più di trent’anni che lavoravo per lui e non mi ero mai fatto niente…

Niente… c’erano squadre di giovani Rumeni che venivano, potavano la vigna, zappavano o vendemmiavano, il padrone li pagava (poco) e sparivano. Erano comodi, veloci ed in regola con tutte le normative Italiane ed Europee.

Come poteva tenermi? Fin quando a potuto mi ha fatto sempre lavorare, è stato un buon padrone.

Da disoccupato guardavo la TV

In TV ascoltai un filosofo criticare il Dottor Buonafede, allora ministro della giustizia, perché non voleva più fare arrivare le navi delle ONG con i disperati raccolti in mare.

A quei tempi ne erano arrivati molti, qualcuno diceva troppi, ma un filosofo, evidentemente esperto di lavoro, diceva che gli immigrati, gli extracomunitari, gli stranieri più in generale erano indispensabili all’Italia. Il nostro paese, un grande paese industriale, aveva bisogno di braccia forti.

Avevobisogno di aiuto
By Roberto Vicario – Roberto Vicario, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18335750

Non come le sua, lui che non aveva mai lavorato. O le mia. Ma le mia le sentivo ancora buone, anche se il padrone ne ha trovate di meglio, io avrei lavorato volentieri, almeno fino a sessant’anni.

Pensare che c’era gente di oltre sessantanni che nessuno voleva pensionare. Non capivo, non lavoravo e avevo bisogno di aiuto, ma il ministro non voleva farlo arrivare?

Alla fine qualcuno doveva pur mandare avanti il paese, non potevano lavorare solo i vecchi, anche più vecchi di me.

Però io non mi sentivo vecchio

Però io non mi sentivo vecchio e, in realtà, non credo che avessi veramente bisogno di aiuto, almeno nel mio lavoro. Lo sapevo fare bene, più che bene, avrei potuto farlo ancora, almeno fino a sessant’anni, ma non ero veloce, ma dovevo formarmi, per sicurezza, e costava caro.

Avevo bisogno d’aiuto.

Per l’azienda non potevo più lavorare, avevo cinquant’anni, e gli Africani costavano meno.

Non capivo perché il ministro li volesse fermare, neppure il filosofo lo capiva.

Ceppoduro

Bombe e Bomber

All’Arabia saudita non far mancare nulla.

All’Arabia saudita non abbiamo mai fatto mancare nulla, gli abbiamo dato Bombe e Bomber.
Qualcosa da usare in casa qualcosa da buttare sullo Yemen.

A Gedda si è appena disputata la finale della supercoppa Italia.

I bomber del Milan e quelli della Juve sono sbarcati ed hanno giocato al “King Abdullah Stadium“.

Chissà se nelle stive c’erano anche bombe, quelle italiane che da quelle parti su usano contro gli Yemeniti?

Chissà se in cambio dello spettacolo le autorità Saudite faranno luce sui mandanti dell’omicidio Khashoggi?

Mhm, chissà.

bombe e bomber
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Italia nel mondo

Beh, comunque dato che abbiamo esportato l’Italia anche nel mondo Arabo. La meglio Italia, quella delle Bombe e dei Bomber. Gli insegneremo presto, anche a far funzionare i processi: Quanti ne abbiamo fatti per delitti di stato, tutti dai mandanti sconosciuti ed impuniti.

A Riad possono stare tranquilli, gli insegneremo anche quello.

Chissà cosa ne pensa Amnesty International o cosa ne dice il suo portavoce Riccardo Noury. Amnesty Internationa pensa che sia stato dato un calcio ai diritti umani. La RAI protesta davanti all’ambasciata a Roma, ma non evita di trasmettere la la radiocronaca della partita. Magari avrebbe dovuto pagare penali elevate, ma poteva trasmettere con meno enfasi la telecronaca? Forse no i telecronisti mettono enfasi in tutto ciò che fanno. Poi, altrimenti, i tifosi si annoiano e cambiano canale. Meno male che Mangiafuoco, una interessante trasmissione radio su radio uno RAI, ha parlato oggi del caso Khashoggi, cercando di ristabilire un po di par condicio.

Certo che ventuno milioni di Euro possono ripulire molte coscienze. In Lega Calcio non se la sono sentita di rinunciarvi per il rispetto dei diritti umani, come l’Italia non rinuncia, per un motivo simile, al commercio delle bombe.

Bombe e Bomber

Le bombe riusciamo ad esportarle, i Bomber no, li importiamo quasi tutti.

leggete le formazioni (in nero gli Italiani):

Juventus (4-3-3): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Bentancur (86′ Bernardeschi), Pjanic (64′ Emre Can), Matuidi; Douglas Costa (89′ Khedira), Dybala, Ronaldo.

Allenatore Allegri

Milan (4-3-3): Donnarumma; Calabria, Zapata, Romagnoli, Rodriguez; Kessié, Bakayoko, Paquetá (70′ Borini); Castillejo (70′ Higuain), Cutrone (79′ Conti), Calhanoglu.

Allenatore Gattuso

Ammoniti: Calhanoglu (M), Alex Sandro (J), Pjanic (J), Castillejo (M), Calabria (M), Rodriguez (M), Dybala (J)

Espulsi: Kessié al 74′

Bene, alla fine ha vinto la Juve: uno a zero.

Ceppoduro

Neve, cade la neve

Nevica

Oggi cade la neve.

Era tanto che non nevicava più. Due anni, forse tre? Non ricordavo più come fosse la neve. Ora ricordo bene, è fredda e calda allo stesso tempo. Fredda appena la tocchi, ma poi è calda, mentre ti ritorna il tuo tepore. Si, insomma, quasi, calda. Camminarci è molto rumoroso, ma i passi e tutti gli altri rumori si propagano smorzati, indistinti, parzialmente afoni.

Intorno tutto scolora, i contorni sbiadiscono. Le forme si smussano e tutto si perde nella soffice coltre bianca.

Ogni volta che nevica mi ricordo della mia infanzia, cose quasi dimenticate, che ritornano vivide, come fossero appena accadute. Come quella volta che… va beh, lasciamo stare.

Ma insomma la neve è la neve, anzi la neve è acqua, era acqua. Insomma cos’è la neve?

Cade la neve

Un poeta direbbe che è pura bellezza, un concentrato, purificato di bellezza. Ogni fiocco è diverso, almeno penso. Da ragazzo ho provato a catalogarli ma non ci sono riuscito. Ho provato anche a conservarli, ma cambiano, si uniscono, si fondono e non li ritrovi più.

Avete mai provato ad andare diritti in un campo innevato? Non ci riuscirete. Per questo è facile perdersi nella neve, mancano i punti di riferimento. Manca tutto. Anche l’aria comincia a mancare.

Ma che posso farci, mi sento perso, preso, trattenuto. Forse dovrei svegliarmi, alzarmi ed andarmene a scaldarmi, che comincio ad avere i brividi.

Ora vorrei che Jack, il mio cane, fosse ancora vivo. Lui avrebbe abbaiato e scavato, sarebbe riuscito a trovarmi. Ma questo freddo lo ha ucciso. Del resto era anziano, non ce la poteva fare con tutta questa neve.

Adesso mi sento vecchio anch’io.

Lui mi avrebbe trovato. Non come questi soccorritori, bloccati più a valle, che non sanno come salire, che non sanno dove andare. Ma non preoccupatevi mi troveranno.

Qui, fermo ad aspettarli, accanto a Jack, il mio cane.

Ceppoduro

Alle sei

Alle sei

In punto, alle sei in punto arriva in camera e sale sul letto.

Non lo vedo ma so che mi guarda, domandandosi che faccia. Perché, nonostante l’ora, non sia ancora sveglio, ne abbia l’intenzione di farlo. Allora tengo ancora gli occhi chiusi apposta, per vedere cosa fa. Fa le fusa, Caruggio ronfa, forse per svegliarmi dolcemente forse solo per svegliarmi.
Allora mi alzo, finalmente mi alzo. E lui è soddisfatto, possiamo iniziare la giornata, una splendida giornata.

Facciamo colazione.

Facciamo i nostri bisogni.

Poi facciamo la toletta.

Dopodiché la nostra giornata si divide: io a lavorare nei campi, lui a sonnecchiare per casa.

Alle otto

E’ freddo nella vigna ma la potatura non può aspettare, tra un po’ le viti germoglieranno di nuovo ed è bene potarle prima.

In lontananza un merlo gioca smuovendo le foglie accumulate lungo l’argine del borro.

Poi vola via, come impaurito.

Forse per dei latrati in lontananza, forse perché ha trovato il verme che cercava.

Alle sei

Alle dodici

E’ mezzogiorno, ritorno a casa.

Non mi accoglie nessuno, nemmeno lui.

Ravvivo il fuoco nel camino e vado in cucina, Caruggio dorme nella sedia, stravaccato, immobile, come morto.

Quando scarto l’aringa, per metterla sopra la brace, però si sveglia subito. L’aringa è profumata. Una volta sulla brace ancor di più. La vorrebbe anche lui, ma non si può.

Però un pezzetto di coda, come negargliela?

Al tocco

Torno nella vigna. L’aria è fredda ma il sole splende e scalda gli abiti ed il cuore. In questi giorni invernali, tersi e luminosi, mi chiedo se farei un altra vita? No, che non la farei! Come potrei stare rinchiuso in un negozio o in un ufficio? Con quel caldo artificiale che ti asfissia?
Meglio qui a potare. Forse stasera finisco la vigna. Domani potrei iniziare gli olivi.

Alle sei

Quando rientro Caruggio mi accoglie, come se non mi avesse visto da giorni.

Lo prendo in braccio e lui, per ringraziarmi mi fa le fusa. Penso che è bello avere un amico.

Dopo cena mi corico quasi subito, la vigna è faticosa e gli olivi non saranno da meno.

Alle nove

Sono a letto. Caruggio, rannicchiato ai mie piedi mi tiene compagnia. Cosa potrei volere di più?

Buonanotte.

Dolce Maria

Canto del tempo che passa

Dolce Maria non ti devi più curare del tempo che passa.

Lo so, le rughe che fioriscono sul tuo viso non ti fanno riconoscere più. Ti sembra sia passato tanto tempo da allora. Ed è così.

Lo so, ti sei fermata a lungo, lungo la strada, ferma ad aspettare qualcuno che non è mai arrivato. Ma ora è tempo che smetti di voltarti indietro. E’ tempo che smetti di aspettare. Non fermarti più.

Dolce Maria, se smetti di aspettare, presto un nuovo giorno arriverà e materializzerà quei sogni che non sognavi più. Non dovrai più fermarti, più aspettare o guardare indietro. Quello che volevi arriverà e ti renderà felice, come non lo sei stata mai.

E’ ora di ricominciare

Dolce Maria non piangere più. Non far colare il trucco che non metti mai. Il tuo viso pulito si rasserenerà. Andiamo e presto potrai sentire il profumo del nuovo giorno, mentre un tordo vola via passandoti vicino. Ascolta e arriverà l’amore della tua vita, un uomo pieno di poesia che ti ricoprirà d’amore. Baciandoti, se vuoi.

E lui ti accarezzerà, senza volere niente in cambio dolce, dolcissima Maria.

Ceppoduro

dolce maria

Dolce Maria è liberamente tratto dall’Album “L’Isola Di Niente” della “Premiata Forneria Marconi”

Dolce Maria

dimentica i fiori

dipinti dal tempo

sopra il tuo viso,

e gli anni andati via

seduta ad aspettare

una lunga, lunga via

nessuno da incontrare…

Non voltarti più

E il giorno arriverà

vestito di poesia

ti parlerà di sogni

che non ricordavi più,

e ti benedirà

dolcissima Maria

Dolce Maria

dagli occhi puliti

dagli occhi bagnati

è tempo d’andare:

è presto sentirai

profumo di mattino

e il tordo canterà

volandoti vicino…

non voltarti più.

E qualcuno se vorrai

vestito di poesia

ti coprirà d’amore

senza chiederti di più,

e t’accarezzerà

dolcissima Maria